I ministri Franco e Carfagna: metodo Pnrr per spendere le risorse della programmazione 2021-2027
Tutti i fari sono puntati sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ma vanno programmati in fretta anche i fondi strutturali europei e le risorse nazionali per la coesione, per non creare un effetto imbuto in cui si bloccherebbero decine di miliardi. Il governo proverà all’inizio del 2022 a liberare una tranche del Fondo nazionale sviluppo e coesione (Fsc) per il ciclo 2021-27, un anticipo da 4 miliardi che dovrebbe passare per una delibera del Cipess con interventi prevalentemente dedicati alle infrastrutture stradali e in parte a ferrovie e settore idrico. Un precedente anticipo di 3 miliardi, che risale alla scorsa primavera, è stato sbloccato solo di recente con il nuovo decreto di attuazione del Pnrr. Dell’Fsc 2021-27, una cassaforte da 73,5 miliardi (dei quali l’80% per il Sud), si è discusso ieri nel corso di un confronto online organizzato dal ministero del Sud, guidato da Mara Carfagna, e al quale hanno partecipato il ministro dell’Economia Daniele Franco e le Regioni.
I ministri concordano sulla necessità di varare un “metodo Pnrr” anche per l’Fsc, per spendere cioè secondo un cronoprogramma preciso, con obiettivi quantitativi e qualitativi predefiniti e procedure semplificate. Carfagna ha parlato di una lista di 12 grandi aree tematiche su cui lavorare «per una programmazione quanto più possibile partecipata con tutti i livelli istituzionali coinvolti»: ricerca e innovazione, digitalizzazione, competitività delle imprese, energia, ambiente e risorse naturali, cultura, trasporti e mobilità, riqualificazione urbana, lavoro e occupabilità, sociale e salute, istruzione e formazione, capacità amministrativa. Da quasi tutti i rappresentanti delle Regioni è arrivata la richiesta di poter utilizzare le risorse Fsc anche come cofinanziamento dei programmi che rientrano nel ciclo dei fondi Ue 2021-27. E proprio sulla nuova programmazione europea il ministro per il Sud ha preannunciato che oggi verrà finalmente sbloccato l’Accordo di partenariato: «Abbiamo ricevuto anche dalle ultime Regioni i dati mancanti sulla concentrazione tematica dei programmi operativi e possiamo inviare il piano alla Commissione Ue e al Cipess».
Il ministro Franco ha sintetizzato con una serie di numeri lo sforzo enorme di realizzazione dei progetti che attende le amministrazioni verso la riduzione dei divari territoriali. Il Fondo di sviluppo e coesione, con oltre 73 miliardi, dispone di una dotazione superiore rispetto ai 41 miliardi del 2007-13 e ai 63 nel 2014-20. Risorse che, aggiunge Franco, «si aggiungono ai 222 miliardi del Pnrr, comprensivi del Fondo complementare nazionale, e agli 81 miliardi di fondi strutturali di cui 54 destinati al Mezzogiorno. Parliamo di 370-380 miliardi totali, cui sommare poi i normali stanziamenti delle leggi di bilancio: 170 miliardi dei fondi quindicennali stanziati dalle manovre 2017-21 e non ancora utilizzati e 71 miliardi della legge di quest’anno». Quasi inutile ricordare che, a fronte di un ricco portafoglio, vanno accelerati progetti e spese. I dati della Ragioneria dello Stato sull’andamento dell’Fsc restano sconfortanti: per il 2014-2020 i pagamenti rispetto al programmato sono fermi a poco più dell’8%. L’evento organizzato dal ministero per il Sud prosegue oggi con una serie di relazioni tematiche, l’intervento del sottosegretario per il Sud Dalila Nesci e le conclusioni del ministro Carfagna.
FONTI Carmine Fotina “Edilizia e Territorio”
