L’Anticorruzione contesta il continuo ricorso alla proroga della maxi-commessa (lievitata da 30 a 550 milioni) affidata senza gara a Sda: 60 giorni per replicare
Pianificazione carente e utilizzo reiterato della proroga tecnica in violazione delle regole sulla concorrenza e della programmazione contrattuale. Con queste motivazioni l’Autorità Anticorruzione ha duramente censurato il comportamento del ministero della Salute in una recente delibera – la n. 150 del 9 aprile 2025 – che accende i riflettori sull’ennesimo caso di proroga di un appalto pubblico effettuata in assenza dei requisiti di legge.
Il procedimento di vigilanza condotto da Anac ha riguardato il contratto relativo al servizio di trasporto, custodia e redistribuzione dei materiali sanitari di proprietà del ministero, ereditato dalla struttura commissariale che gestiva l’emergenza pandemica. Secondo quanto accertato dall’Autorità guidata da Giuseppe Busìa, il ministero ha prorogato più volte l’affidamento, assegnato già inizialmente in via diretta grazie ai poteri straordinari attribuiti durante l’emergenza Covid, «senza ricorrere a una procedura ad evidenza pubblica per la scelta del contraente e violando reiteratamente i principi del Codice dei contratti pubblici».
La delibera: uso improprio della proroga tecnica
Il giudizio di Anac è netto: «L’operato del Ministero della Salute non è risultato conforme ai principi del decreto legislativo n. 50 del 2016 né alle prescrizioni contenute nel Codice degli Appalti del 2016 e del 2023». La critica riguarda, in particolare, l’assenza di una procedura pubblica per assegnare un appalto dal valore iniziale di 30 milioni per una durata prevista di quattro mesi poi «reiteratamente estesa» prima fino al 31 dicembre 2022 e poi ancora fino a fine 2024 «con sette diversi atti modificativi» e la conseguente lievitazione del valore dell’affidamento arrivato a raggiungere la cifra complessiva di 550 milioni di euro.
«L’utilizzo reiterato della proroga tecnica, che si traduce in una fattispecie di affidamento senza gara – precisa Anac – comporta la violazione dei principi di libera concorrenza e di parità di trattamento, enunciati dall’articolo 30 comma 1 del d.lgs. n. 50 del 2016», si legge nel comunicato con cui l’Autorità ha reso pubblica la delibera. Un richiamo severo, dunque, che punta il dito contro una prassi ritenuta lesiva della concorrenza e del buon andamento amministrativo, oltre che potenzialmente dannosa per le casse pubbliche.
I costi della mancanza di programmazione
Anac denuncia anche la carenza strutturale di programmazione da parte del ministero, guidato da ottobre 2022 da Orazio Schillaci, che non ha mai avviato una procedura di gara per il nuovo affidamento, nonostante il contratto originario fosse chiaramente destinato a concludersi. «La programmazione – scrive Anac – è espressione dei più generali principi di buon andamento, economicità ed efficienza dell’azione amministrativa, in quanto rappresenta un momento di chiarezza fondamentale per la determinazione del quadro delle esigenze, per la valutazione delle strategie di approvvigionamento, per l’ottimizzazione delle risorse e per il controllo delle fasi gestionali». Tanto che l’Anac non manca di evidenziare come «il ritardo nella programmazione e nell’assunzione delle conseguenti determinazioni ha un costo stimato pari a circa 80 milioni di euro per annualità in quanto il materiale in questione occupa uno spazio di circa 328.800 m³, nei depositi di Sda dislocati sul territorio nazionale». A mancare è stato proprio questo: un disegno chiaro, trasparente e conforme alle norme per gestire lo stoccaggio, la custodia e la redistribuzione di materiali sanitari che, a distanza di anni dalla fase più critica della pandemia, continuano ad accumularsi nei depositi.
Compensi al gestore anche nel 2025
Tra le criticità segnalate c’è anche il fatto che, nonostante l’affidamento originario sia ormai superato, l’operatore economico continua ad essere remunerato nel 2025, con il rischio concreto che il contratto venga ulteriormente prorogato «in assenza dei presupposti normativi ed in distonia con i principi pro-concorrenziali di derivazione euro-unitaria», oltreché con l’articolo 97 della Costituzione, che impone l’imparzialità e l’efficienza dell’azione amministrativa.
Secondo l’Autorità, l’attuale situazione compromette i principi di economicità, efficacia, tempestività, correttezza, non discriminazione, trasparenza e proporzionalità. In altre parole, viola i capisaldi su cui dovrebbe poggiare ogni gara pubblica. «L’operato del Ministero della Salute appare, dunque, contrastante rispetto ai principi di economicità, efficacia, tempestività, correttezza, di libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza e proporzionalità – scrive ancora Anac – permettendo all’operatore economico in questione di essere remunerato anche nel corso del 2025 per il deposito del materiale sanitario».
Il richiamo formale: 60 giorni per rispondere
L’Autorità fa notare che, nonostante siano passati oltre tre anni dalla fase acuta dell’emergenza Covid, non è mai stata indetta una procedura pubblica per il nuovo appalto, a conferma di una gestione che sembra aver mantenuto in vita modalità eccezionali ben oltre i limiti della transitorietà. Per questo con la delibera, il Consiglio dell’Autorità dà al ministero un termine di 60 giorni per comunicare «quali iniziative intenda intraprendere per porre rimedio alle criticità segnalate». Un ultimatum che suona come un richiamo alla responsabilità e all’adozione urgente di procedure regolari.
La cattiva prassi delle proroghe
Il messaggio lanciato da Anac ha un valore che va oltre il caso specifico. È un monito rivolto a tutte le amministrazioni pubbliche, centrali e periferiche, che ricorrono con leggerezza alla proroga tecnica come strumento di gestione ordinaria. Un’abitudine tanto diffusa quanto pericolosa, che finisce per minare la concorrenza, escludere i potenziali nuovi operatori e vanificare la trasparenza.. Il caso messo sotto accusa da Anac rappresenta un esempio paradigmatico del modo in cui lo strumento della “proroga tecnica” può essere distorto. Nata per garantire continuità in attesa dell’aggiudicazione di una nuova gara, la proroga tecnica si è trasformata in una scorciatoia per aggirare l’obbligo di evidenza pubblica. L’Autorità sottolinea come questo meccanismo, se reiterato senza reali motivi di urgenza o transitorietà, rappresenti un affidamento di fatto diretto che va contro i princìpi fondamentali delle norme italiane e europee.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
