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Ponte di Messina, il Quirinale: ci sono già norme antimafia rigorose

La replica a Salvini. Il Colle precisa che le misure espunte sono apparse nel Dl solo in Cdm e che «la procedura speciale non risulta più severa». Ma la Lega le riproporrà in Parlamento

 

Sulla vicenda del Ponte sullo Stretto e le norme sull’antimafia, il Quirinale decide di arrivare a un chiarimento pubblico dopo lo “stupore” che era trapelato dagli uffici del ministero delle Infrastrutture per la scelta del Colle di chiedere di eliminare le nuove regole. In realtà, dello “stop” del capo dello Stato era stata anche data l’interpretazione che fosse dettata dal non voler interferire sulle inchieste in corso mentre le motivazioni sono altrove. E a renderle note è stato Mattarella scegliendo di far diffondere una nota dell’ufficio stampa. Intanto, si precisa che la norma sui controlli antimafia non era contenuta nel testo preventivamente inviato al Quirinale, ma è apparsa in sede di Consiglio dei ministri. Questo vuol dire che quelle regole non erano presenti in quelle abituali interlocuzioni che precedono il via libera di un decreto. Ma ciò che, soprattutto, si mette in luce è che «la legislazione in vigore contempla norme antimafia rigorose per le opere come il ponte di Messina» mentre «la norma proposta prevedeva, invece, una procedura speciale – adottata finora soltanto in casi di emergenza, come i terremoti, o di eventi speciali, come le Olimpiadi – che non risulta affatto più severa delle norme ordinarie».

Il punto più delicato sta in una parola: deroga. Che non a caso viene sottolineata dalla nota del Colle. «Basti ricordare che la procedura speciale, che veniva proposta, autorizza anche a derogare ad alcune norme previste dal Codice antimafia, deroghe non consentite dalle regole ordinarie per le opere strategiche di interesse nazionale». Insomma, il risultato paradossale è che si finirebbe per indebolire i controlli ordinari antimafia su un’opera come quella del Ponte. Ecco, quindi squadernate le ragioni di quella matita rossa sotto quella normativa speciale che – per la verità -non dovrebbero affatto destare “stupore” visto che la lotta alla mafia è tra le priorità del Governo Meloni. C’è chi, non solo dall’opposizione ma anche in maggioranza, parla di uno scontro tra il vicepremier leghista e Mattarella ma dal Quirinale scansano le polemiche politiche e i personalismi per restare al merito: cioè, che quelle procedure non avrebbero dato sufficienti garanzie dal punto di vista della lotta alla criminalità e della trasparenza.

Nel frattempo però il ministro Salvini cala la carta del rilancio. E nelle prime ore della mattinata attraverso una nota del ministero di Porta Pia fa sapere che sul punto i giochi sono ancora aperti. Non cita il Colle, il ministro, ma il riferimento è chiaro e sottintende l’intenzione di tirare dritto. «Il Dl infrastrutture è in vigore – recita la nota – In sede di conversione, il Mit auspica fortemente che il Parlamento possa valutare l’importanza di alcune integrazioni, a partire dal rafforzamento dei controlli anti-mafia sul Ponte sullo Stretto a cui hanno già lavorato i ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, con l’apporto dei Ministeri dell’Economia, della Difesa e della Giustizia». Come a dire che su quei due commi dell’articolo 1, poi sbianchettati dal Quirinale dopo il Cdm di lunedì, la convergenza nel governo era ampia. Ed è questa convergenza che il leader del Carroccio metterà alla prova nei prossimi giorni. Fonti della Lega nel pomeriggio mettono i puntini sulle i e fanno sapere di non avere alcuna intenzione di arretrare: l’articolo “incriminato” sarà ripresentato in Parlamento sotto forma di emendamento, saranno i deputati e i senatori a deciderne le sorti. L’avanzata di Salvini dovrà però fare i conti con i numeri di Camera e Senato. E soprattutto con la disponibilità degli alleati di schierarsi da una parte o dall’altra.

 

 

 

FONTI    Flavia Landofi e Lina Palmerini      “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News