Le risorse, spiega il Mit, vengono dirottate sul Terzo valico dei Giovi e altri progetti infrastrutturali del Nord Est. I calcoli dell’Osservatorio Ance su legge di Bilancio e Milleproroghe
Il conto è a molti zeri e arriva come una doccia gelata sulle spalle degli enti locali ma anche delle imprese dei territori su e giù per la penisola. In ballo c’è la sforbiciata di quasi 11 miliardi a Comuni e Province per la manutenzione straordinaria della rete viaria provinciale e metropolitana fino al 2036. Con una precisazione però: queste risorse non sarebbero dirottate verso il Ponte sullo Stretto ma al Terzo valico dei Giovi e ad altri progetti infrastrutturali del Nord Est. Il chiarimento arriva direttamente dal ministro Matteo Salvini che prima in una nota stampa diramata nella mattinata di ieri dal suo discastero e poi direttamente a Genova ai giornalisti che lo interrogavano ha dichiarato che «una parte di quei tagli servono per gli incrementi dei costi su Genova, per il Terzo Valico e per Genova città». Il titolare delle Infrastrutture ha poi rassicurato: «Farò il possibile per recuperare i soldi e il ponte sullo Stretto di Messina non c’entra nulla». E indica nella manovra di Bilancio che prende forma in autunno lo strumento con il quale intervenire.
I tagli sono arrivati con la legge di Bilancio e con il Milleproroghe che progressivamente hanno prosciugato i programmi di investimento degli enti locali che, di rimando, stanno lanciando l’allarme da Nord a Sud: conti alla mano, secondo i dati aggiornati dell’Osservatorio Ance si tratta di 1,8 miliardi di euro nel triennio 2025-2027 che schizzano però a 10,7 miliardi dal 2025 al 2036. A farne le spese sono quattordici programmi tra fondi e contributi contenuti in altrettante norme, in settori strategici, che richiedono una programmazione pluriennale, come la messa in sicurezza di edifici e territori, la viabilità, la rigenerazione urbana, l’efficientamento energetico, la progettazione e lo sviluppo infrastrutturale. Si va dal Fondo per la mobilità sostenibile che nel periodo 2025-2036 viene ridotto di 115 milioni di euro, al Contributo alla Regioni per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio che per lo stesso periodo perde 2,4 miliardi. E ancora: i contributi alle piccole opere dei comuni sotto i mille abitanti subiscono un taglio di 1,3 miliardi, mentre il Fondo Mint investimenti per lo sviluppo sostenibile e infrastrutturale cede più di 2,1 miliardi. Circa un quarto delle risorse tagliate è gestito dal ministero delle Infrastrutture e trasporti, il resto dal ministero dell’Interno.
Ma intanto monta la protesta. Che parte già da mercoledì pomeriggio con un accorato comunicato di Anci che per bocca del presidente Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e del suo omologo bolognese Matteo Lepore chiede «un incontro urgente per ridiscutere una misura che mette a rischio la sicurezza e la libertà di movimento dei cittadini». I Comuni chiedono di «verificare lo stato di avanzamento della spesa del fondo riguardante il programma straordinario di manutenzione della rete viaria che risulta fortemente ridotto» ma nello stesso tempo manifestano «preoccupazione in quanto si tratta di una misura fondamentale per garantire la sicurezza e l’adeguamento del circuito viario su cui le Città metropolitane sono costantemente impegnate e hanno già assunto oneri ed obbligazioni giuridicamente vincolanti». In allarme anche i costruttori di Ance: da Firenze dove è in corso il Festival della rigenerazione urbana Città in scena è emersa grande preoccupazione per i tagli alla rete viaria. Per le imprese questo si traduce anche in una perdita di risorse per i molti progetti di riqualificazione del territorio, una scommessa cruciale per il parco immobiliare pubblico e per le città.
È tutto lo schieramento di opposizione poi che chiede chiarimenti, a partire dall’interrogazione parlamentare presentata dal Pd e sottoscritta dalla segretaria Schlein. Secondo il presidente dell’Unione delle province Pasquale Gandolfi «aspettiamo che nella conversione del Dl Infrastrutture il governo risolva questa emergenza». Allarme anche da parte di Upi, Ance e Confindustria Piemonte che in una nota congiunta hanno espresso «profonda preoccupazione» segnalando come la regione sia tra i territori più colpite: «Tra il 2025 e il 2028 subirà tagli per oltre 54,6 milioni di euro – dichiarano – pari al 48% delle risorse inizialmente previste».
LA TABELLA A CURA DELL’UPI CON I TAGLI A PROVINCE E COMUNITÀ MONTANE SULLE ANNUALITÀ 2025 E 2026
FONTI Flavia Landolfi “Enti Locali & Edilizia”
