Semplificazione dei permessi, riordino delle competenze di Comuni e Regioni e anche il redivivo Fascicolo del fabbricato nel testo presentato da Erica Mazzetti (Fi)
Parte il conto alla rovescia per il nuovo Testo unico delle costruzioni. La commissione Ambiente della Camera, nella sua prima convocazione dopo le ferie estive, ha in programma oggi l’avvio dell’esame del disegno di legge delega n. 2332, presentato dalla deputata di Forza Italia Erica Mazzetti (che è anche relatrice del provvedimento) . L’obiettivo inseguito è quello di «riordinare e aggiornare una normativa stratificata e frammentata», superando l’attuale Dpr 380/2001, che in quasi 25 anni di operatività, ha subìto innumerevoli modifiche e innesti legislativi, senza mai riuscire a superare i due grandi problemi che affliggono le iniziative urbanistico-edilizie qualunque sia la dimensione del progetto e il suo proponente: iter labirintici e disomogeneità (eufemismo) di interpretazioni.
La delega, che comincia il suo cammino, conferisce al Governo sei mesi di tempo per adottare uno o più decreti legislativi nell’ennesimo e si spera finalmente fruttuoso tentativo di dare sistematicità alla materia. Per questo gli occhi di professionisti e imprese del settore sono puntati verso Montecitorio. Oggi si parte con la relazione sul testo. Poi si aprirà un ciclo di audizioni. Cuore del provvedimento sono i criteri direttivi fissati all’articolo 2 del Ddl, che indicano e delimitano i contenuti del futuro Testo unico.
Semplificazione e ricategorizzazione dei titoli edilizi
Uno dei pilastri della delega è la semplificazione dei titoli abilitativi, con la previsione di soli tre regimi amministrativi: permesso di costruire, segnalazione certificata di inizio attività (Scia) e attività edilizia libera. L’obiettivo è rendere proporzionato e graduato l’onere amministrativo, eliminando sovrapposizioni e zone grigie.
Accanto a questa operazione, il Ddl stabilisce la ricategorizzazione degli interventi edilizi, distinguendo tra trasformazioni del territorio, trasformazioni del patrimonio edilizio esistente, adeguamenti funzionali, opere minori e manufatti privi di rilevanza edilizia. Una griglia che sostituirà l’attuale elenco di manutenzioni ordinarie, straordinarie, ristrutturazioni e nuove costruzioni, spesso fonte di interpretazioni difformi.
Distanze e deroghe al Dm 1444/1968
Particolarmente atteso è il riordino dei criteri in materia di distanze tra fabbricati e parametri urbanistici. Il disegno di legge delega al Governo il compito di fissare i principi generali, ma apre alla possibilità per le Regioni e le Province autonome di introdurre deroghe al Dm 1444/1968, purché motivate dall’interesse pubblico e finalizzate alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente. Una novità che, se confermata, potrebbe sciogliere alcuni nodi storici del contenzioso edilizio.
Stato legittimo e accertamenti di conformità
Altro punto cruciale è il riordino della disciplina dello stato legittimo degli immobili, con la valorizzazione delle attestazioni dei tecnici abilitati (progettisti, direttori dei lavori, collaudatori) come strumenti di certificazione con valore pubblicistico. Sul versante degli accertamenti di conformità, la delega distingue tre ipotesi: violazioni formali; violazioni legate a discipline sopravvenute, escluse però le nuove costruzioni; e interventi ultimati prima della legge ponte del 1967. Una suddivisione pensata per chiarire i confini di una materia che alimenta da decenni il contenzioso amministrativo e penale sugli abusi edilizi.
Permessi in deroga, varianti e destinazioni d’uso
Il futuro Testo unico dovrà inoltre disciplinare i permessi di costruire in deroga agli strumenti urbanistici per interventi di interesse pubblico, con particolare attenzione al recupero delle aree industriali dismesse e alla rigenerazione urbana. Un capitolo a parte è riservato alle varianti in corso d’opera, con l’obiettivo di uniformare le prassi regionali, e ai mutamenti di destinazione d’uso urbanisticamente rilevanti, che la delega immagina semplificati e consentiti anche in assenza di opere edilizie.
Ruolo delle Regioni e dei Comuni
La delega affronta anche il nodo delle competenze tra Stato e autonomie territoriali. Da un lato, si individuano i principi fondamentali della legislazione statale sul governo del territorio, come richiamato dall’articolo 117 della Costituzione; dall’altro, si ribadisce la necessità di valorizzare l’autonomia regolamentare e organizzativa dei Comuni, chiamati a declinare le modalità costruttive nei propri regolamenti edilizi.
Per le Regioni a statuto ordinario sono previste disposizioni di dettaglio cedevoli, applicabili solo in assenza di normativa regionale. Una scelta che mira a ridurre le incertezze interpretative, finora terreno fertile per i conflitti davanti alla Corte costituzionale.
Digitalizzazione e sportello unico
Il Ddl pone grande enfasi sulla digitalizzazione dei procedimenti edilizi. Le amministrazioni saranno tenute ad acquisire d’ufficio documenti e dati già in possesso delle Pa (principio su cui si versa inchiostro da decenni), evitando di richiederli ai cittadini. È previsto inoltre un sportello unico come punto di accesso esclusivo per la presentazione di istanze e per il rilascio dei titoli (anche questa non proprio una novità). La standardizzazione dovrebbe poi passare attraverso la Conferenza unificata, chiamata a definire modelli procedimentali uniformi validi su tutto il territorio nazionale (altro tema di cui si discute senza grande successo da anni)
Fascicolo del fabbricato e consumo di suolo
Tra le novità più discusse c’è il ritorno di fiamma per l’introduzione del fascicolo del fabbricato, un archivio conoscitivo obbligatorio per tutte le costruzioni esistenti. Lo strumento, più volte evocato in passato ma mai reso operativo a livello nazionale, viene qui riproposto come cardine della sicurezza e della trasparenza del patrimonio edilizio. La delega punta anche a promuovere gli interventi di recupero e adeguamento funzionale del costruito, perseguendo l’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo. Prevista anche una forma di collegamento più stretto tra demolizione e nuove costruzioni.
Stabilità e qualità progettuale delle costruzioni
Ampio spazio è dedicato al riordino delle norme sulla resistenza e stabilità degli edifici, con aggiornamenti su norme tecniche, zonazione sismica e classi di rischio. La delega individua anche i soggetti del processo costruttivo, chiarendone ruoli e responsabilità e collegandoli a specifiche forme di copertura assicurativa.
Non mancano criteri per promuovere la sostenibilità ambientale, dall’efficientamento energetico e idrico al benessere acustico, fino alla gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione. Previste anche disposizioni volte a garantire la qualità e la centralità della progettazione edilizia.
L’iter parlamentare e i prossimi passi
Il Ddl è ora all’esame della Commissione Ambiente della Camera in sede referente. Una volta approvata la legge delega, sarà il Governo a scrivere i decreti legislativi attuativi, previa intesa con la Conferenza unificata e parere del Consiglio di Stato. Le Camere avranno 45 giorni per esprimersi sugli schemi di decreto. Dopo il codice appalti, il nuovo Testo unico delle costruzioni, che prenderà forma con decreto legislativo, rappresenta una delle riforme più ambiziose della legislatura perchè capace di generare effetti diretti su un mercato presidiato da decine di migliaia di imprese e professionisti oltre che sugli uffici della Pa e milioni di proprietari di immobili.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
