Riformulato l’emendamento della Lega in Senato. Prezzari, compensazioni e fondi: cosa cambia per i cantieri se si supera il rischio-Ragioneria
La maggioranza (la Lega in particolare) non arretra sul caro-materiali. Dopo la bocciatura per inammissibilità del comma 8 dell’emendamento Minasi – che prevedeva 2,25 miliardi per chiudere la partita 2025 delle compensazioni alle imprese –, il testo è ricomparso in Commissione Bilancio del Senato in una versione riformulata (testo 2) che ha superato ieri un nuovo giro di valutazione delle inammissibilità. Sembrano così scavalcati gli ostacoli sollevati sulla mancanza delle coperture per il riconoscimento degli extra-costi contabilizzati dalle imprese nel 2025. Salvo al contempo anche l’impianto della proposta: la stabilizzazione futura del sistema di revisione prezzi per le opere pubbliche avviate prima del 1° luglio 2023, ponendo fine ai meccanismi emergenziali del decreto Aiuti.
Il cuore del nuovo emendamento resta lo stesso: introdurre dal 2026 un quadro strutturale che consenta alle stazioni appaltanti di aggiornare i prezzi fino alla chiusura dei cantieri sulla base dei prezzari regionali annualmente aggiornati secondo il Dlgs 36/2023. Il tutto con un sistema che si dichiara «a costo zero», ma che nella pratica si regge su un complesso gioco di rimodulazioni interne, economie e riallocazioni nei quadri economici dei lavori. Con l’aggiunta, non secondaria, delle coperture da 2,25 miliardi necessarie a riconoscere gli extra-costi contabilizzati dalle imprese nell’anno ancora in corso, attingendo in parte dal Fondo per gli interventi di politica economica e in parte dal Fondo per le opere indifferibili (Foi).
Il nuovo testo: prezzario nazionale e Osservatorio
Come nella precedente versione dell’emendamento viene prevista l’introduzione formale di un «prezzario nazionale», aggiornato ogni anno dal Mit d’intesa con il Mef e con parere della Conferenza unificata. Uno strumento di coordinamento che non sostituisce i prezzari regionali, ma ne diventa il riferimento, indicando per ogni lavorazione soglie di oscillazione dei prezzi, da cui Regioni e stazioni appaltanti potranno discostarsi solo motivando le scelte. Un cambio di paradigma che mira a ridurre la frammentazione territoriale e ad allineare i prezzi dei materiali a dinamiche reali di mercato, in un settore che negli ultimi tre anni ha scontato differenze regionali anche del 30-40%. A supporto del nuovo impianto, viene istituito al Mit un Osservatorio sperimentale sui prezzari per il triennio 2026-2028: dieci esperti, con compenso massimo annuale di 50mila euro e un costo complessivo di 600mila euro l’anno (coperti con tagli al fondo speciale Mef).
Compiti dell’Osservatorio saranno:
- monitorare l’aggiornamento dei prezzari regionali;
- verificare la congruità delle clausole revisionali;
- controllare a campione gli appalti sopra 100 milioni.
Un elemento che rafforza la regia centrale del Mit sull’andamento dei prezzi e sulla coerenza fra prezzari e appalti.
Revisione prezzi stabile per 13mila opere pre-Codice
Il cuore pratico dell’emendamento resta la norma che introduce una revisione prezzi automatica, dal 1° gennaio 2026 fino a fine lavori, per tutti i contratti di lavori pubblici – inclusi i contraenti generali – con gara pubblicata entro il 30 giugno 2023. La compensazione non sarà più legata alle variazioni straordinarie dei prezzi ma si applicherà direttamente agli stati di avanzamento sulla base dei prezzari aggiornati.
La quota riconosciuta agli appaltatori sarà del 90% per gare con offerte entro il 31 dicembre 2021 e dell’ 80% per quelle con offerte dal 1° gennaio 2022 al 30 giugno 2023. Se l’emendamento sarà approvato si decreterà così la fine del meccanismo emergenziale del decreto Aiuti e delle sue proroghe annuali.
Per finanziare la stabilizzazione futura, il nuovo testo conferma la logica del «costo zero»: nessun fondo dedicato, nessuna risorsa aggiuntiva. Le stazioni appaltanti potranno utilizzare accantonamenti per imprevisti, ribassi d’asta non vincolati, economie su altri interventi già collaudati. Quando tali risorse saranno utilizzate per almeno l’80%, scatterà l’obbligo di attivare rimodulazioni di programmi e quadri economici, fino alla riprogrammazione dell’elenco annuale o del contratto di programma.
Una soluzione che, se da un lato evita oneri diretti per lo Stato, dall’altro sposta l’intero peso della compensazione sulle amministrazioni aggiudicatrici.
La novità delle coperture per gli extra-costi pregressi
Il nuovo testo reintroduce, sempre al comma 8, la norma sul pregresso, ovvero l’aumento del Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche (istituito dall’articolo 7 del Dl 76/2020 nello stato di previsione del Mit e rifinanziato con l’articolo 26, comma 6-quater, del decreto Aiuti) da 100 milioni a 2,25 miliardi per il 2026. Questa volta, però, i relatori hanno inserito coperture esplicite. Si tratta di 500 milioni dal Fondo per interventi strutturali di politica economica e 1,65 miliardi dalla riduzione del Fondo per le opere indifferibili (gestito dal Mef, articolo 26, comma 7, Dl Aiuti) con cui sono stati stanziati fondi per complessivi 8,8 miliardi dal 2022 al 2027 .
Una scelta che mira a superare la censura tecnica, ma che apre un nuovo fronte politico: le coperture attingono da fondi già destinati a interventi urgenti, togliendo margini alle opere in programmazione. Sarà la Ragioneria generale a dire l’ultima parola.
Se approvato, il nuovo impianto avrebbe effetti immediati con la certezza degli aggiornamenti prezzi dal 2026 in avanti; l’eliminazione del rischio di stop ai cantieri per mancanza di risorse sulla revisione prezzi; l’omogeneità nazionale nella definizione dei listini (da confermare con la l’effettiva attuazione delle previsioni su prezzario nazionale e Osservatorio con un decreto ad hoc da varare entro febbraio 2026)
È chiaro che la vera partita politica è sulle risorse. Senza copertura piena del pregresso, migliaia di imprese continuerebbero a esporre crediti derivanti dagli extra-costi già contabilizzati, con rischi seri sul fronte della liquidità e con un pesante grido d’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’associazione delle imprese lombarde, tra le più esposte su questo fronte.
Il testo riformulato prova a blindare la clausola finanziaria. Molto dipenderà dalla relazione tecnica della Ragioneria e dalla volontà del Governo di assumersi l’onere politico di una compensazione così ampia di fronte alle imprese che chiedono che la copertura sul pregresso diventi priorità assoluta della Manovra.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
