Stesso meccanismo della precedente tranche di richieste a luglio. Conta l’ordine cronologico. Se tutto va bene i soldi arrivano alle stazioni appaltanti entro agosto prossimo
Il ministero delle Infrastrutture pone le premesse per compensare – anche nella seconda parte del 2025 – gli extra costi delle opere pubbliche dovuti agli aumenti dei listini di materiali e prodotti. Dal 1° al 28 febbraio le stazioni appaltanti potranno inoltrare le richieste di accesso al Fondo prosecuzione opere pubbliche, «relative alle lavorazioni eseguite, contabilizzate e annotate dal direttore dei lavori nel libretto delle misure nel periodo compreso tra il 1° giugno 2025 e il 31 dicembre 2025». Si tratta, ricorda il Mit, della seconda finestra temporale, dopo quella di luglio e relativa ai costi maturati nei primi cinque mesi del 2025. Anche per la finestra di febbraio le modalità sono quelle indicate nel decreto Mit 8 maggio 2025 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2025) relativo alle istanze per la prima parte del 2025.
Il Dm Mit di maggio 2025, richiamato dalla nota del Mit, precisa che possono accedere al Fondo gli appalti aggiudicati entro il 31 dicembre 2021 per lavorazioni eseguite/contabilizzate tra il 1° gennaio 2023 e il 31 dicembre 2025, oltre gli appalti aggiudicati tra il 1° gennaio 2022 e il 30 giugno 2023, se non hanno già usufruito del Fondo ex art. 26 comma 7 del DL 50/2022. Ok anche ai contratti di Ferrovie dello Stato e Anas per lavori in corso al 17 maggio 2022, con incrementi del 20% sulle lavorazioni 2022-2025.
Le richieste vengono istruite ed evase in ordine cronologico e quindi la rapidità è un fattore importante. La procedura è tutta telematica e prevede l’inserimento dei dati attraverso l’apposita piattaforma del Mit (https://adeguamentoprezzi.mit.gov.it. Le richieste compilate sulla piattaforma devono essere scaricate, firmate digitalmente dal legale rappresentante (o da un delegato) della Stazione Appaltante e trasmesse all’indirizzo pec dell’apposita direzione generale del ministero delle Infrastrutture (adeguamentoprezzi.dgespa@pec.mit.gov.it) entro la scadenza.
Le stazioni appaltanti devono indicare i riferimenti del contratto d’appalto (CUP e CIG), i dati del maggior importo dello stato di avanzamento dei lavori rispetto ai costi contrattuali (sottoscritti dal direttore dei lavori e vistato dal Rup), l’entità delle lavorazioni effettuate, l’entità delle risorse finanziarie disponibili e utilizzate per pagare il Sal in relazione al quale è formulata l’istanza di accesso al Fondo, il contributo richiesto e, infine, gli estremi del conto di tesoreria o del conto bancario dalla committenza.
Entro il 31 maggio prossimo sono previsti i decreti direttoriali con cui si dà conto delle istanze accolte e di quelle non accolte. Se tutto filerà liscio, entro i successivi 90 giorni dovrebbero arrivare i soldi, che verranno erogati dal Mit «fino a esaurimento fondi», secondo l’ordine cronologico delle istanze. Come è noto, la soluzione per riequilibrare i costi delle opere pubbliche in corso è stata predisposta con il decreto “aiuti” del 2022, dopo le pressanti richieste degli operatori.
FONTI M.Fr. “Enti Locali & Edilizia”
