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Incentivi 2% da calcolare sul canone nelle concessioni

Lo spiega il Mit rispondendo anche a un quesito sull’erogazione dei bonus nelle società a partecipazione pubblica

 

L’ufficio di supporto del Mit, con due recenti pareri del mese di febbraio ritorna sulla questione degli incentivi per funzioni tecniche in relazione alle fattispecie della concessione e della possibilità di incentivare il personale delle società a «totale partecipazione pubblica» per propri a acquisti.

 

Il problema del calcolo degli incentivi
Con il parere n. 4023/2026, effettivamente, il quesito sembra correttamente impostato visto che, evidenziato che nella concessione tecnicamente non è previsto uno stanziamento dell’ente concedente, si chiede se sia «possibile definire l’importo dell’incentivo nel quadro economico del singolo intervento parametrandolo al 2% del canone a base di gara che sarà corrisposto dal concessionario all’ente concedente».

L’ufficio di supporto premessa le modalità di calcolo del valore della concessione conclude con una indicazione che deve essere oggetto di sviluppo da parte degli enti concedenti. Nel dettaglio si spiega che rimane «in capo alla stazione appaltante calcolare il quantum dell’importo da destinare all’incentivo sulla base della propria disciplina della corresponsione degli incentivi».

Il riscontro può essere sviluppato evidenziando che lo stesso Mit ha precisato che gli incentivi non possono essere «caricati» sul concessionario nel senso che non costituendo un costo non possono essere ricompresi nel valore della concessione. Il canone concessorio rappresenta una entrata che l’ente concedente può gestire come ritiene e quindi anche come compenso incentivante per chi svolge le funzioni declinate nell’allegato I.10. Questa possibilità, oggettivamente, pare l’unica praticabile visto che calcolare il 2% sul valore della concessione per poi «caricarlo» sul bilancio dell’ente concedente pare operazione di non facile fattibilità visto anche gli importi rilevanti.

Dovrebbe essere oggetto di applicazione, in questi casi, la possibilità di utilizzare la previsione contenuta nel comma 2 dell’articolo 45 del codice laddove si legge della «facoltà delle stazioni appaltanti e degli enti concedenti di prevedere una modalità diversa di retribuzione delle funzioni tecniche svolte dal proprio personale». Alla luce di questa disposizione, quindi, è possibile attingere gli incentivi dal canone di concessione.

 

Incentivi e società a partecipazione pubblica

Con il parere 3953/2026 alla, non nuova, domanda se il personale della società a totale partecipazione pubblica – che svolge servizi in house – possa trovare applicazione l’articolo 45 del codice in tema di incentivi, l’ufficio si supporto spiega – sulla scorta di quanto anche evidenziato dall’Anac (parere n. 53/2023) – che il compenso è possibile solo in relazione ad attività contrattuale (con espletamento delle funzioni dell’allegato I.10) se la società opera come stazione appaltante e quindi in relazione alla propria attività contrattuale (di acquisizione di lavori/servizi e forniture – in questi due ultimi casi con nomina del direttore dell’esecuzione).

 

 

 

FONTI    Stefano Usai    “Enti Locali & Edilizia”

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