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Dal Pnrr rimodulato altri 468 milioni al sistema ferroviario

 

Dopo lo stallo che ha tenuto fermo alla Camera il decreto Pnrr per il riferimento inserito al lotto unico per la gara del servizio Intercity respinto dalla Commissione europa (il via libera è arrivato solo nella notte tra lunedì e martedì), le ferrovie incrociano nuovamente Bruxelles ma stavolta nella forma della riprogrammazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza concordata dal governo che porta in dote al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti 468 milioni di euro da destinare all’ammordamenento del sistema ferroviario.

È la cifra complessiva contenuta nella bozza del nuovo decreto per la Pubblica amministrazione passato all’esame del Consiglio dei ministri nel quale viene integrata la dotazione finanziaria di tre interventi per il settore: potenziamento del parco ferroviario regionale a zero emissioni (180 milioni di euro), treni diagnostici (108 milioni) e miglioramento delle stazioni (180 milioni)

Nel dettaglio, la prima voce (somma di due interventi) rafforza l’intervento che punta ad abbattere le emissioni di CO₂ e ridurre l’età media del parco rotabile italiano: i vecchi convogli altamente inquinanti sono sostituiti con mezzi di nuova generazione a ridotto impatto ambientale per connettere i centri urbani alle aree periferiche. L’obiettivo finale è l’entrata in servizio sul territorio nazionale di almeno 53 treni regionali a emissioni zero, almeno 13 treni bimodali e 100 carrozze di nuova concezione dedicate al servizio universale.L’investimento 4.6 (Missione 2, Componente 2) denominato “Treni diagnostici” viene integrato con 108 milioni. Prevede l’acquisto e la messa in servizio di convogli ferroviari speciali di Rete ferroviaria italiana (gruppo Fs): si tratta di laboratori mobili su rotaia, equipaggiati con strumenti ad alta tecnologia, per monitorare lo stato di salute dei binari e della rete elettrica.

Il piano prevede l’impiego di mezzi all’avanguardia, tra cui il “Diamante 2.0” per l’alta velocità e nuovi automotori bimodali “Tipo 4” per la rete convenzionale, con l’obiettivo di 30 nuovi treni entro il 2029.

Non solo convogli più ecologici e controllo dell’infrastruttura. Nella rimodulazione del finanziamento Pnrr 180 milioni (l’integrazione più consistente) vanno all’Investimento 1.8 della Missione 3 Componente 1, gestito da Rfi, per la riqualificazione e il potenziamento di 38 stazioni ferroviarie nel Mezzogiorno per trasformarle in hub di mobilità sostenibile.
Gli otto grandi hub e linee metropolitane sono Bari centrale, Lecce, Taranto, Benevento, Caserta, Villa San Giovanni, Messina, Napoli (stazioni della Linea 2 della metropolitana).Nel decreto è inserita la clausola standard di salvaguardia finanziaria e amministrativa: si autorizza il ministero guidato da Matteo Salvini ad avviare le procedure in attesa dell’approvazione ufficiale della riprogrammazione da parte dell’Unione europea per rispettare le scadenze temporali. In caso di mancata approvazione o modifica della proposta da parte dell’Ue, il ministero adeguerà gli atti e procederà al recupero delle risorse già trasferite ai soggetti attuatori.

 

 

 

FONTI            R. Fe.             “Edilizia & Territorio”

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