Atto di segnalazione a Governo e Parlamento: mancano i criteri di moralità e onorabilità per far parte degli organi
È uno degli ultimi atti del Consiglio dell’Anac e della presidenza di Giuseppe Busia, scaduti ieri. E torna a mettere nel mirino la breccia aperta dalle regole che disciplinano le cause di incompatibilità dei componenti dei Collegi consultivi tecnici. Così la compagine dell’Anticorruzione chiude il suo mandato avviato a settembre del 2020 e l’Authority entra da oggi in regime di proroga tecnica. Nell’Atto di segnalazione n.4 approvato il 9 settembre (Delibera 324/2026), che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, l’Autorità ha scritto a Governo e Parlamento chiedendo di modificare le regole per mettere al sicuro gli organi chiamati ad arbitrare le controversie nelle opere. Le linee guida del 2022, spiega il documento, richiedevano espressamente a tutti i componenti del Cct «requisiti reputazionali e di onorabilità».
Secondo Anac, molte amministrazioni avevano tradotto questa clausola nei propri regolamenti, prevedendo l’assenza di condanne, anche non definitive, per una serie di reati. Dal primo gennaio 2025, però, il correttivo al Codice appalti ha cancellato il rinvio generale alle vecchie linee guida, rimasto soltanto per la determinazione dei compensi. Le nuove regole, lamenta Anac da tempo, non richiamano più chiaramente i requisiti di moralità e onorabilità necessari per far parte dei Collegi. Di qui la denuncia che punta il dito contro «l’assenza di una soluzione univoca ed uniforme» che potrebbe spingere le stazioni appaltanti ad adottare regole differenti, compromettendo «esigenze di unitarietà di trattamento» e i presidi di «legalità, trasparenza e prevenzione della corruzione». C’è poi una seconda falla denunciata da Anac. Dopo la costituzione del Collegio, i componenti non possono essere revocati, neppure per «giusta causa». Se i requisiti vengono meno durante l’incarico, quindi, restano le dimissioni, la ricusazione proposta da una delle parti oppure la revoca collegata alla sanzione accessoria disposta con la condanna penale. «In tal caso, l’effetto ostativo si produrrebbe sostanzialmente non prima del passaggio in giudicato della sentenza di condanna», osserva l’authority.
Da qui le correzioni chieste: vietare il conferimento o il mantenimento dell’incarico a chi non possiede i requisiti di moralità e onorabilità, in particolare in presenza di condanne anche non definitive per reati contro la Pa; estendere ai componenti dei Cct l’articolo 35-bis; consentire la revoca quando i requisiti manchino fin dall’origine o vengano meno successivamente. L’obiettivo è scongiurare «il grave rischio di affidamento e/o mantenimento dell’incarico» a un soggetto privo dei requisiti necessari. Non è la prima volta che Anac interviene su questo fronte: l’ultima volta a luglio scorso e ancora prima nel corso della Relazione annuale al Parlamento ad aprile. In quell’occasione il presidente Busia riferendosi ai collegi aveva già lanciato l’allarme parlando di un «cono d’ombra» che avvolgeva questi organi. «Composizione, compensi e decisioni non sono pienamente trasparenti», aveva detto.
FONTI F.La. “Edilizia & Territorio”
