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Costruzioni, sondaggio Bankitalia: imprese preoccupate ma non troppo

Il survey relativo al III trimestre di quest’anno condotto presso 242 imprese strutturate, vede saldi in miglioramento su domanda, operatività e investimenti. Restano i timori sui costi delle materie prime

 

L’incertezza internazionale e le prospettive di una inflazione sempre più dinamica sembrano non preoccupare troppo le imprese di costruzioni. Complessivamente, il  sondaggio condotto dalla Banca d’Italia tra il 25 agosto e il 18 settembre scorsi presso un campione di imprese italiane dei settori Industria/servizi e costruzioni, restituisce giudizi complessivamente migliori di quelli emersi nel precedente sondaggio, «pur rimanendo peggiori rispetto a quelli registrati prima dell’avvio della guerra in Medio Oriente».

Per quanto riguarda le costruzioni va detto che il campione è tarato su una dimensione distante dalla media nazionale. Il sondaggio è stato rivolto infatti alle sole imprese edili da 50 addetti in su, che in Italia sono 2.008, a fronte delle centinaia di migliaia di Pmi e micro-imprese o addirittura ditte unipersonali attive nel Paese. Il campione del sondaggio si basa sulle risposte di 242 imprese (sulle 605 contattate), di cui 195 tra 50 e 199 addetti, 37 tra 200 e 999 addetti e 10 imprese da mille addetti in su. In altre parole, i giudizi sono stati espressi da imprese dimensionalmente strutturate, proceduralizzate e spesso con una proiezione internazionale. Va poi ricordato che le risposte datano al più tardi il 18 settembre, dunque non possono tenere conto dell’evoluzione più recente degli andamenti dei prezzi dell’energia e dei materiali.

«I prezzi di vendita – si legge nel sondaggio – hanno continuato a crescere in tutti i comparti, con una dinamica rispetto alla precedente rilevazione sostanzialmente stabile nell’industria in senso stretto e nei servizi e più contenuta nelle costruzioni». «Le imprese – aggiunge il comunicato – si attendono ulteriori aumenti nei prossimi dodici mesi, legati soprattutto ai prezzi delle materie prime: la maggior parte delle aziende interessate dai rincari ascrivibili al conflitto dichiara di averli trasmessi in parte o del tutto ai propri prezzi». La possibilità di trasferire, in tutto o in parte, gli extra-costi sull’acquirente finale consente comprensibilmente di mantenere una visione non troppo pessimistica sul futuro.

E così, per quanto riguarda la domanda dei beni prodotti, i giudizi nel terzo trimestre «restano nel complesso positivi e solo marginalmente peggiori rispetto alla precedente rilevazione, riflettendo il deterioramento delle valutazioni nell’industria in senso stretto (-5 punti il saldo, da -1), a fronte della stabilità di quelle dei servizi e delle costruzioni (rispettivamente a 7 e 13 punti)».

 

I principali risultati dell’indagine

Guardando al futuro immediato – cioè al quarto trimestre di quest’anno – il settore delle costruzioni prevede un miglioramento delle proprie condizioni operative, con un saldo di risposte (tra negative e positive) che sale a -11 punti dai -19 punti della precedente rilevazione. Ancora più marcato è il miglioramento delle previsioni della domanda: «alla sostanziale stabilità delle attese nell’industria in senso stretto e nei servizi – sottolinea il report della Banca d’Italia – si è contrapposto il miglioramento nel settore delle costruzioni, dove il saldo è salito a 28 punti (da 21)». Bene anche le attese sull’occupazione, con un saldo (tra attese di incremento e di riduzione della compagine nel quarto trimestre) che «si è confermato positivo, soprattutto nelle costruzioni».

I cantieri vanno meglio delle industria anche per quanto riguarda i piani di investimento per il 2026, «con saldi più elevati nei servizi e nelle costruzioni (circa 20 e 16 punti percentuali, rispettivamente) e più contenuti nell’industria in senso stretto (circa 4 punti)». Peraltro, le imprese di costruzione, al pari delle altre imprese, ritengono che le condizioni di accesso al credito siano sostanzialmente invariate nel periodo considerato.

Infine, i prezzi di vendita. «Nei prossimi 12 mesi le imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi prevedono una crescita dei listini poco superiore al 2,0 per cento (2,4 e 2,1%, rispettivamente), mentre nelle costruzioni la dinamica resterebbe nettamente più sostenuta, pur attenuandosi rispetto alla precedente rilevazione (4,5 per cento, da 5,1)». Ovviamente, «l’evoluzione attesa dei prezzi di vendita è influenzata soprattutto dall’andamento dei costi delle materie prime». Come si diceva, «rispetto allo scorso trimestre, è rimasta sostanzialmente stabile la quota di imprese che hanno dichiarato di aver già trasferito o che prevedono di trasferire entro i prossimi mesi gli aumenti dei costi dovuti al conflitto in Medio Oriente sui prezzi praticati: circa il 16% in misura significativa o pressoché integrale e il 57% in misura moderata».

 

 

 

FONTI        Massimo Frontera        “Edilizia & Territorio”

Categorized: News