Dal ministro anche la proposta di assegnare alla politica e non ai funzionari Pa la responsabilità dei progetti. Brancaccio (Ance): urgente chiarire il meccanismo della revisione prezzi e anche intervenire sugli appalti delle concessionarie
Qualche piccola modifica spot ha già fatto capolino, ma a fine anno arriverà anche il primo vero correttivo organico al codice degli appalti. Un tagliando sollecitato più volte dalle imprese per registrare gli ingranaggi che nonostante gli annunci e gli sforzi ancora non girano a dovere. Un esempio su tutti è il meccanismo della revisione prezzi, forse la rivoluzione principale della riforma entrata in vigore lo scorso primo luglio, che ancora manca di alcuni tasselli fondamentali.
La conferma che il governo ha già messo in conto di intervenire è arrivata dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, durante la partecipazione all’evento «Le buone leggi: semplificare per far ripartire l’Italia» a Roma.
«Sicuramente al 31 dicembre verificheremo l’andamento dei lavori – ha detto Salvini -. E siamo disponibilissimi a fare dei correttivi a fine anno. Certo non saranno i 400 correttivi su oltre al metà degli articoli che hanno riguardato il codice Renzi (il Dlgs 50/2016, ndr), che sono stati il segno che quel codice non era tanto semplificante, ma la modifica di qualche articolo ci sarà», ha spiegato il ministro.
A indicare i capitoli più urgenti sui quali intervenire ci ha pensato la presidente nazionale dell’Associazione nazionale costruttori (Ance), Federica Brancaccio. «Il chiarimento più urgente riguarda il meccanismo della revisione prezzi – ha puntualizzato Brancaccio – Il nuovo codice ha il merito di aver superato un tabù trentennale, ma per renderla veramente operativa c’è bisogno di un’intervento del Mit, con l’indicazione all’Istat dei metodi per mettere a terra il meccanismo di esecuzione dei calcoli». Nei pensieri delle imprese c’è anche la questione degli appalti delle concessionarie. «Pensiamo che una quota degli appalti debba essere messa sul mercato», ha specificato la presidente dell’Ance.
Salvini è tornato anche sull’impatto della riforma sul mercato degli appalti. I numeri dell’Anac e di istituti di ricerca indipendenti come il Cresme hanno certificato il crollo dell’attività subito dopo l’entrata in vigore del Dlgs 36/2023. Ma per il ministro «non è vero che il nuovo Codice degli appalti bloccherà tutto, come paventava qualcuno. I dati aggiornati dall’1 luglio a metà settembre danno più di 80mila codici identificativi di gara depositati. Nel solo mese di luglio 26mila appalti esperiti per 15 miliardi di valore. E stiamo parlando di mesi estivi». Ovviamente, ha ribadito Salvini «siamo disponibili a fare dei correttivi».
E non solo sul fronte del codice appalti. Per Salvini è «arrivato anche il momento di ripensare alla legge Bassanini», perché si è «delegato quasi esclusivamente alla pubblica amministrazione l’onore e l’onere della scelta. Per la politica magari è stato un po’ un lavarsi la coscienza. Adesso la politica dà l’input ma poi comunque c’è la Corte dei conti, l’abuso d’ufficio, il danno erariale, i contenziosi. Ci sta che il dirigente pubblico dica: “Tu sei stato eletto, tu hai preso i voti, la responsabilità è tua”. Nei prossimi anni l’Italia, se usiamo bene tutti gli strumenti a disposizione, può fare un salto in avanti incredibile», purché, «la politica si riassuma la responsabilità oggettiva di dare conseguenza alle proprie decisioni» . L’idea, insomma, è quella di togliere l’onere della firma ai funzionari per riattribuirla ai politici.
La questione, come si è detto non riguarda direttamente il codice degli appalti, ma avrebbe comunque un effetto importante su progetti e cantieri che in moltissimi casi soffrono la sindrome del blocco della firma. Per quanto riguarda la firma sui progetti, Salvini pensa che bisognerebbe quantomeno «suddividerla», tra sindaco e funzionario. «Questo non vuol dire espropriare la macchina pubblica, perché senza non andiamo da nessuna parte. Però ci sono Comuni assolutamente virtuosi che non mandano avanti i progetti perché non c’è chi firma» «Credo – ha concluso il ministro – che la politica dovrebbe avere uno scatto d’orgoglio e se crede in un progetto, in un’opera farsi carico delle responsabilità che ne conseguono. Sono convinto che ci sarebbe una accelerazione delle opere pubbliche non da poco».
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
