Skip to content
Close
Hit enter to search or ESC to close

Pnrr, Ance contro la revisione del Piano: esclude 42mila piccole opere

 

Il definanziamento di 15,9 miliardi proposto dal governo, dicono i costruttori, colpisce soprattutto interventi di efficienza energetica dei beni Pa e di messa in sicurezza del territorio. Brancaccio: nella manovra niente risorse per la crescita

 

Anche se il Pnrr sta avanzando a una velocità dimezzata rispetto alle previsioni, il settore delle costruzioni è il comparto che maggiormente contribuisce al “tiraggio” delle risorse. Pertanto è sconsigliabile definanziare un gran numero di opere pubbliche, a maggior ragione se si tratta di piccoli e medi interventi diffusi finalizzati alla messa in sicurezza del territorio e all’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico. Questo, in sintesi, il messaggio che giovani costruttori edili dell’Ance nel convegno organizzato a Vicenza il 23 e il 24 novembre. L’incontro dedicato alle “Opere pubbliche per la crescita – La sfida tra nuovo Codice appalti e ritorno del Patto di stabilità” a fatto emergere anche le preoccupazioni dei costruttori per come è stata impostata la manovra economica del governo. «Sono preoccupata per la manovra perché non ci sono risorse per la crescita», ha detto con molta franchezza la presidente dei costruttori Federica Brancaccio. «Sono consapevole che non c’erano risorse – ha premesso – ma non vedo la visione per la crescita». «Bene gli aiuti alle famiglie e il taglio del cuneo fiscale – ha aggiunto – però non sappiamo cosa succederà alla crescita del Pil il prossimo anno».

Quanto al tema Pnrr, l’Ance ha fornito i suoi   numeri   a sostegno della richiesta di non cancellare le opere pubbliche dal Piano. Prima di tutto, è vero, dicono i costruttori, che il Pnrr, marcia a rilento. Secondo le ultime previsioni ufficiali contenute nella Nadef del 2022 – si legge nelle slide congiunturali presentate nel corso del convegno – a fine 2023 la spesa complessiva del Pnrr avrebbe dovuto raggiungere circa 61 miliardi di euro e a luglio si era arrivati a 27,6 miliardi. «Considerando che nei primi sette mesi dell’anno risultano spesi solo 3,1 miliardi di euro, meno di 500 milioni al mese, di questo passo a fine 2023 il Pnrr raggiungerà circa 30 miliardi di spesa, la metà di quella preventivata un anno fa». Tuttavia, sostengono i costruttori, «circa il 65% dei 24,5 miliardi spesi a fine 2022 è attribuibile a investimenti riconducibili al settore delle costruzioni».

«Nonostante i ritardi – conclude l’Ance – i cantieri hanno registrato una velocità più che doppia rispetto alle altre misure del Pnrr». Più precisamente, su 15,9 miliardi di interventi oggetto della revisione proposta dal governo, ben 13,1 miliardi riguardano le opere pubbliche, tra piccole e medi interventi assegnati agli enti locali (6 miliardi), progetti di rigenerazione urbana (3,3 miliardi), Piani urbani integrati (2,5 miliardi) e rischio idrogeologico (1,3 miliardi). Da qui il timore che il cospicuo definanziamento di circa 42mila interventi diffusi sia una scelta controproducente, sia per l’avanzamento del Piano, sia per il Paese, visto appunto che «oltre l’80% (13 miliardi) sono relativi a investimenti comunali». Più esattamente i 41.942 progetti pesano per 11,7 miliardi. L’Ance ha anche messo sotto la lente un campione di 51mila cantieri Pnrr: 34.200 risultano aggiudicate (per un importo di oltre 33 miliardi) e circa 10mila sono arrivate ai cantieri (“aperti, conclusi o per i quali siano avviate le attività preparatorie) per un totale di 16 miliardi di euro.

 

 

 

FONTI       M.Fr.     “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News