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Revisione prezzi appalti, Rixi: possibile una nuova fiammata, chiudere entro gennaio

Il viceministro punta a un accordo con gli operatori in tempi rapidi, prima della scadenza del 26 febbraio

 

Calcio di inizio, il 21 dicembre, per il tavolo sulla revisione dei prezzi, una delle grandi protagoniste della riforma del Codice degli appalti che nella sua nuova versione in vigore dal 1° luglio scorso ha previsto un meccanismo di aggiornamento dei costi nell’ambito dei contratti e non ex post di fronte alle oscillazioni del mercato e in via emergenziale. La riunione, coordinata dal vice di Salvini, Edoardo Rixi, ha messo intorno al tavolo inaugurato al ministero delle Infrastrutture tutto il mondo che ruota attorno ai lavori, servizi e forniture, dalle stazioni appaltanti alle centrali di committenza, passando per Confindustria, Ance, Legacoop. Con un primo giro che promette bene e che si annuncia anche rapido nei tempi. Lo dice a chiare lettere il viceministro che non nasconde l’esigenza di fare in fretta e che ha riconvocato la riunione per l’11 gennaio e poi via via a cadenza settimanale, questa volta sdoppiandola in due sessioni distinte, una per i contratti di lavoro, l’altra per quelli di servizi e forniture.

«Per la prima stesura delle linee guida abbiamo tempo fino al 26 febbraio – spiega Rixi – ma io ho chiesto comunque di chiudere entro la fine di gennaio, perché anche con l’andamento dell’economia globale e alla luce delle tensioni mediorientali secondo me rischiamo di nuovo di avere una fiammata delle materie: consideriamo che dal 1° gennaio i noli marittimi raddoppieranno i canoni». Per il viceministro è prioritario adesso individuare un metodo e «fare in modo che i contratti si adeguino senza ulteriori interventi». Del resto «avendo un altro mese di tempo si riusciranno a fare degli aggiustamenti» se necessario. Parola d’ordine quindi mettersi d’accordo e marciare spediti. Un richiamo accolto con favore anche dai costruttori che invocano da tempo un meccanismo «automatico, trasparente ed omogeneo» come ricorda la presidente Ance Federica Brancaccio che si dichiara «molto soddisfatta» del confronto, un momento «necessario in quanto sul tema della revisione prezzi c’è gran confusione anche da parte delle stazioni appaltanti che non avendo degli indirizzi precisi non sanno comportarsi in maniera omogenea».

La questione della babele su questo fronte è cosa risaputa, come per i costruttori lo è il modello «da non ripetere» dei ristori del caro-materiali: una soluzione che ha accumulato ritardi su ritardi al punto che oggi le imprese sono ferme sui rimborsi al primo semestre 2022. La questione adesso sarà trovare il modello sul quale lavorare: sul tavolo, per il settore dei lavori, c’è quello proposto da Istat di indici a corpo, su tipologie di opere e che ai tre esistenti ne aggiungerebbe per ora altri quattro. «Noi auspichiamo che, anche partendo da questa base, si vada concretamente verso il modello francese – spiega Brancaccio – ma è fondamentale individuare le macro-categorie di indici di base – una ventina in Francia- che permetteranno di costruire una revisione adatta a ciascuna opera». Un approccio che non troverebbe particolari ostacoli sul suo cammino. «Dal nostro punto di vista – dice Rixi – le metodologie sono entrambe valide, quella di Ance a mio avviso è più semplice, l’altra consente invece alle stazioni appaltanti di essere più ricettive».

Ma alla fine l’opzione più probabile sarà quella di un compromesso anche se per esempio sulla cadenza degli aggiornamenti sembrerebbe che ci sia accordo su una revisione mensile. Sul fronte lavori il viceministro si dice fiducioso di una tabella di marcia più che spedita. Ma ci sono altri nodi da sciogliere e non sono banali. «Per noi – spiega Marco Mingroni, responsabile dell’ufficio legislativo di Legacoop – è altrettanto prioritario che il tavolo produca un’interpretazione della clausola contenuta all’articolo 60 del Codice che uniformi i diversi comportamenti delle stazioni appaltanti finora registrati. E quindi, ad esempio, definire come si calcola l’alea del 5%». Una questione non di poco conto «perché per noi è evidente che, quando scatta, va a coprire l’intero aumento, mentre sappiamo che alcune stazioni appaltanti riconoscono solo la differenza parziale, lo scostamento, cioè, dal 5% in su». Per il settore dei servizi la partita è tutta da giocare. Anche qui l’obiettivo è quello di costruire modelli adeguati e aderenti al mercato. Un tema «che, a nostro parere – prosegue Mingrone – va affrontato anche costruendone di nuovi perché, ad esempio quelli Istat esistenti sulla ristorazione collettiva o sulle lavanderie industriali, non sono adeguati».

 

 

FONTI    Flavia Landolfi      “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News