Skip to content
Close
Hit enter to search or ESC to close

Congruità nei lavori, arrivano le sanzioni ma è caos sulle soglie

 

Obblighi e multe avranno un regime differenziato di difficile applicazione

 

Sanzioni per i committenti che non richiedono il Durc di congruità prima di effettuare l’ultimo pagamento degli interventi. Ma solo sopra i 500mila euro nei lavori privati (quindi, nei cantieri condominiali) e i 150mila euro in quelli pubblici.

Il decreto Pnrr (Dl n. 19/2024, articolo 29), nella sezione dedicata al contrasto al lavoro irregolare, interviene anche sulla materia della verifica della congruità dell’incidenza della manodopera impiegata in cantiere, rispetto al valore delle opere. E attiva per la prima volta sanzioni a carico di chi commissiona e paga i lavori. Anche se lo fa in maniera incoerente rispetto alle soglie già indicate dalla legge negli anni scorsi per le verifiche di congruità.

Un punto sul quale la presidente Ance, Federica Brancaccio chiede correzioni: «Abbiamo fatto una battaglia per introdurre la congruità, che oggi è obbligatoria per tutti i lavori pubblici e nei lavori privati sopra i 70mila euro. Se adesso si introduce il principio che la sanzione nei lavori pubblici c’è solo sopra i 150mila e nei lavori privati sopra i 500mila euro, stiamo annacquando il senso della verifica di congruità. È come se si stesse dicendo che sotto questi importi, tutto sommato, anche se non si rispettano le regole, va bene lo stesso». Per Brancaccio, quindi, la novità «è un indebolimento di una misura che noi abbiamo fortemente voluto, perché si applichi il contratto e gli operai siano in regola. Con questa correzione si lancia, invece, un messaggio contraddittorio. La sanzione, invece, andrebbe applicata sempre quando c’è l’obbligo».

Facendo un passo indietro, la novità riguarda il Durc di congruità, il sistema che parte da un accordo tra le parti sociali sottoscritto a settembre del 2020. Per contrastare l’irregolarità nei cantieri e il dumping contrattuale, è nato un meccanismo di verifica che parte da indici di congruità differenziati per categoria di lavori, parametrandoli al valore delle opere. Il decreto del ministero del Lavoro n. 143/2021 stabilisce che nei lavori privati pari almeno a 70mila euro la congruità va dimostrata prima del pagamento finale; in tutti quelli pubblici va dimostrata in occasione della presentazione dell’ultimo Sal. A questo sistema, però, non erano finora agganciate sanzioni.

Sul punto interviene allora il decreto Pnrr, coinvolgendo direttamente i committenti. Negli appalti pubblici di valore pari almeno a 150mila euro, quindi, il pagamento del saldo finale da parte del responsabile del progetto «in assenza di esito positivo della verifica o di previa regolarizzazione della posizione da parte dell’impresa affidataria dei lavori», è considerato (come elemento negativo) nella valutazione della performance del Rup e viene poi comunicato all’Anac, l’Autorità anticorruzione che vigila sugli appalti.

Negli appalti privati di valore pari almeno a 500mila euro il pagamento effettuato senza verifica della congruità o prima della regolarizzazione dell’impresa comporta, invece, una sanzione amministrativa tra i mille e i 5mila euro, a carico del committente. Competenti per violazioni e sanzioni saranno «gli organi di vigilanza in materia di lavoro e di legislazione sociale».

Se in teoria questa norma nasce per rafforzare il Durc di congruità, nella pratica rischia di creare confusione nel settore, perché attiva una doppia soglia tra sanzioni e obblighi. La verifica di congruità, cioè, resta obbligatoria per tutti gli appalti pubblici e per quelli privati sopra i 70mila, ma la sanzione del decreto Pnrr ci sarà soltanto sopra i 150mila euro nel pubblico e sopra i 500mila euro nel privato. Sotto questi limiti, di fatto, i committenti non sono sanzionati.

 

 

FONTI    Giuseppe Latour         “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News