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Tra sei mesi Bim obbligatorio oltre il milione, ma mancano gli esperti: urge un piano di formazione

 

A fronte di 4.353 Pa qualificate in Italia si contano solo 5.097 certificazioni in competenze Bim, tra cui 1.025 Bim Coordinator e soli 210 Cde Manager. Senza programmazione si rischia il bis del caos digitalizzazione

 

Il Building Information Modeling (Bim) rappresenta la frontiera attuale della progettazione nell’industria delle costruzioni, consentendo una gestione digitale avanzata delle informazioni per un edificio o un’infrastruttura lungo tutto il suo ciclo di vita. Con il 2025, l’Italia vedrà l’obbligo del Bim entrare pienamente in vigore per una vasta gamma di progetti pubblici (tutti quelli sopra al milione di euro), segnando un cambiamento significativo nella gestione delle costruzioni pubbliche.

Fino a oggi, molti dei progetti più significativi del Paese, inclusi alcuni finanziati da Pnrr, fondi Fsc e fondi infrastrutture, non hanno utilizzato il Bim. I contratti e con essi i vari livelli di progettazione Pfte o progetto definitivo (ora abolito), infatti, erano già stati stipulati o realizzati prima del decreto Baratono (560/2017), successivamente aggiornato con il Decreto n. 312 del 2 agosto 2021 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile in materia Bim, che ha imposto l’utilizzo del Bim in determinate circostanze e per determinati importi. Questa lacuna normativa ha permesso una prosecuzione temporanea delle metodologie progettuali tradizionali.

Dal 2025, tuttavia, la situazione cambierà radicalmente. Il nuovo decreto legislativo 36/2023 all’«allegato I9» che tratta i «Metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni» all’art.3, stabilisce che le stazioni appaltanti dovranno dotarsi di figure professionali specifiche come il Bim Coordinator e il Cde Manager, responsabili della gestione dei dati e dei processi digitali. Tali figure dovranno possedere competenze certificate attraverso corsi di formazione adeguati, assicurando che la transizione al Bim non sia solo una formalità ma un miglioramento sostanziale nella gestione dei progetti.

La preparazione attuale consta in Italia circa 4.353 stazioni appaltanti qualificate, più di 8.000 quelle convenzionate (fonte Ana) inoltre ci sono quasi 5.097 certificazioni in competenze Bim, tra cui 1.025 Bim Coordinator e soli 210 Cde Manager (fonte Accredia) e non è detto che siano tutti dipendenti della Pa, anzi. Questi numeri, pur in crescita, suggeriscono una sfida significativa nell’aggiornare e preparare adeguatamente il personale necessario per rispettare i nuovi standard.

Anche la norma Uni 11337-7:2018, ora in fase di revisione, sottolinea l’importanza delle conoscenze, abilità e competenze di queste figure che dovrebbero includere anche la familiarità con i principi del construction project management, una metodologia citata anche nel vecchio decreto 50/2016 per la formazione dei Responsabili Unici di Progetto, spesso non pienamente applicata.

L’integrazione della metodologia Agile di Gestione dei Progetti con il  Bim potrebbe rappresentare una risposta efficace a queste sfide, unendo l’efficienza e la precisione del Bim con la flessibilità e l’adattabilità delle metodologie Agile. L’approccio combinato non solo migliora la gestione dei progetti, ma facilita anche l’adattamento ai cambiamenti rapidi e spesso imprevedibili che caratterizzano i grandi progetti, soprattutto quelli infrastrutturali.

Sebbene il Bim prometta di rivoluzionare il settore delle costruzioni in Italia, generando una vasta quantità di dati, il project management, che dovrebbe fornire un metodo efficace per la loro gestione, non è stato completamente implementato, nonostante l’intenzione originale di attuarlo pienamente entro cinque anni. La transizione richiede un notevole investimento in formazione e aggiornamento delle competenze. Con le giuste politiche e un impegno continuo alla formazione, l’Italia può non solo rispettare i nuovi requisiti, ma anche sfruttare il Bim per migliorare significativamente la qualità e l’efficienza delle sue infrastrutture pubbliche. La domanda rimane: saremo pronti per il 2025? Le attività in corso suggeriscono un cammino ancora in salita, ma percorribile con impegno e collaborazione tra tutte le parti interessate.

 

 

FONTI    Antonio Ortenzi               “Enti Locali & Edilizia”

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