A un esatto anno di efficacia del Dlgs 36, il ministro Salvini ha convocato un tavolo per ascoltare le (molte) richieste di associazioni ed enti
A un anno esatto dall’inizio dell’efficacia del nuovo codice degli appalti, il ministro delle Infrastrutture Mateo Salvini, apre ufficialmente il cantiere dal correttivo al Dlgs 36/2023. La riunione plenaria convocata al Mit ha dato modo a tutti gli enti e le associazioni imprenditoriali invitate di esporre considerazioni, valutazioni e richieste. Una prima riunione interlocutoria che proseguirà con una “consultazione digitale”, alla quale sono stati tutti invitati, per definire «una base di partenza per l’elaborazione di un eventuale provvedimento correttivo di quelle parti del nuovo Codice che hanno funzionato meno». Più concretamente, «i soggetti coinvolti nel tavolo al Mit potranno rispondere a un questionario finalizzato a segnalare eventuali disfunzioni delle disposizioni vigenti e a proporre migliorie su specifiche tematiche».
Ovviamente, già in questa occasione sono state evidenziate criticità. Tra le prime comunicazioni dei partecipanti c’è l’Assistal, che ha chiesto di chiarire l’applicazione del principio che obbliga le stazioni appaltanti ad indicare il contratto collettivo nazionale applicabile alla gara secondo il principio della maggiore rappresentanza. «Se non viene indicato il corretto Ccnl – ha spiegato il presidente di Assistal Roberto Rossi – vi è la concreta possibilità di innescare una concorrenza potenzialmente sleale, perché ogni contratto nazionale incide diversamente sui costi aziendali, spesso in modo pesante». L’associazione ha inoltre sollecitato correzioni all’attuale codice appalti sul meccanismo della «revisione prezzi, che ancora oggi è penalizzante per le imprese, o il Partenariato Pubblico Privato, che andrebbe fortemente incentivato laddove la capacità finanziaria delle imprese strutturate e qualificate può rappresentare un plus rilevante per il raggiungimento degli sfidanti obiettivi di transizione energetica».
Fondazione Inarcassa ha posto come urgente l’esigenza di modificare «sia i requisiti minimi di partecipazione alle gare, perché con la legislazione vigente di fatto limitano la concorrenza, sia l’equo compenso, sul quale nonostante i passi in avanti della legge 49/2023, è altrettanto urgente aggiornare i parametri». «Anche sull’appalto integrato – ha detto il presidente Andrea De Maio – l’attuale legislazione è schiacciata sulla posizione delle imprese e necessita di un riequilibrio».
Tra le organizzazioni sindacali presenti, la Cisl che, per bocca del segretario confederale Andrea Cuccello, ha proposto «la costruzione di un accordo quadro che coinvolga anche le associazioni datoriali, utile a qualificare il lavoro nel settore degli appalti pubblici, ma che diventi una stella polare anche in quello degli appalti privati, applicando e garantendo stabilità normativa al Codice attraverso il confronto e la digitalizzazione delle procedure in modo da migliorare la qualità degli operatori economici e delle stazioni appaltanti». I sindacati sono anche per «la limitazione del subappalto, l’incentivazione all’aggregazione tra imprese e la promozione della trasparenza e della legalità nei bandi di gara».
FONTI M.Fr. “Enti Locali & Edilizia”
