Nella Relazione al Parlamento il presidente Busia mette in guardia sul rischio aumento di costi per la Diga di Genova, il peso dell’equo compenso sulle casse pubbliche e l’eccesso di subappalti. «Dati preoccupanti sulla spesa Pnrr»
Il Pnrr mette le ali al mercato degli appalti 2023 con un valore complessivo che si attesta attorno ai 283,4 miliardi di euro, facendo registrare un aumento del 36,4% a confronto con il 2021, e addirittura del 65,9% rispetto al 2019. Il punto però è che ben il 90% degli appalti promossi l’anno scorso è stato assegnato senza gara, con la formula dell’affidamento diretto a imprese di fiducia dell’amministrazione, dunque in totale assenza di concorrenza. I dati vengono dalla Relazione al Parlamento dell’Autorità Anticorruzione presentata alla Camera dal presidente dell’Anac Giuseppe Busia, che ha anche stigmatizzato l’eccesso di deroghe al nuovo codice appalti e l’ingiustificato ricorso ai subappalti in assenza di lavorazioni particolari. Con un occhio all’inchiesta della procura di Genova, in primo piano in questi giorni, Busia ha messo in guardia sul rischio di aumento dei costi per il maxi-appalto della Diga foranea, senza dimenticare il tema dell’equo compenso che agita i sonni dei professionisti tecnici. Infine, i dati poco incoraggianti sulla lotta alla corruzione e perfino i rischi di scarsa trasparenza legata all’irruzione dell’intelligenza artificiale negli appalti.
Affidamenti diretti al 90% nel 2023
«Nel 2023, gli affidamenti diretti hanno rappresentato, per numero, oltre il 90% del totale (78% se si escludono dall’insieme i contratti sotto i 40.000 euro, registrandosi naturalmente la massima concentrazione nei rapporti di piccole dimensioni ed essendo naturalmente diverse le percentuali per valore). La percentuale sale oltre il 95% se si considerano anche le procedure negoziate», ha detto Busia. Il presidente dell’ Anac ha ricordato che il nuovo Codice appalti (Dlgs 36/2023) entrato in vigore il 1° luglio dell’anno scorso, oltre a non prevedere l’obbligo di avvisi o bandi per i lavori fino a 5 milioni di euro, consente di acquistare beni o affidare servizi fino a 140.000 euro senza neanche il vincolo di richiedere più preventivi. «In sede di discussione della normativa – ha rimarcato Busia -, avevamo evidenziato il conseguente rischio di affidamenti agli operatori più vicini e collegati, invece che a quelli più meritevoli, con un prevedibile aumento dei costi. Auspichiamo – ha aggiunto – che tale orientamento trovi adesso riconoscimento normativo, nel presupposto che, se non vi sono particolari profili di urgenza, sia opportuno verificare cosa propone il mercato, così da offrire ai cittadini le soluzioni migliori e più convenienti».
Quanto all’impennata delle gare grazie all’impulso del Pnrr, Busia sottolinea che il Piano europeo «rappresenta un’opportunità irripetibile per colmare le lacune e i ritardi storici del Paese». «Alla sua attuazione – ha spiegato – il Governo attribuisce ben il 90% (+0,9%) della pur modesta crescita attesa per il 2024 (+1%). Risulta evidente, quindi, che non possiamo permetterci insuccessi o battute d’arresto, specie per quanto attiene alle riforme». La strada, però, «è ancora lunga e, con l’avvicinarsi della scadenza del 2026, la salita diverrà sempre più ripida». Se è vero che grazie al Pnrr il mercato degli appalti ha conosciuto una crescita impetuosa, non bisogna dimenticare che «avviare un procedimento non significa che si sarà in grado di chiuderlo in tempo, come aprire un cantiere non basta ad assicurare il completamento dei lavori in tempo utile e in modo adeguato: lo dimostrano chiaramente i dati preoccupanti sulla spesa effettiva, risultanti dal sistema informativo ReGis, alimentato anche attraverso le banche dati Anac».
Non funziona la riserva di posti per giovani e donne
Restando al Pnrr nella relazione dell’Anac si rimarca come non stia funzionando l’idea di riservare una quota dell’occupazione generata dagli appalti finanziati dal Pnrr a giovani e donne. Busia ha ricordato che «per i contratti finanziati dal Pnrr, si è prevista, pur con deroghe motivate, l’introduzione di specifiche clausole che vincolino le imprese a riservare all’occupazione giovanile e femminile una quota pari almeno al 30% delle assunzioni necessarie». «Purtroppo – ha aggiunto – i dati non sono confortanti: dal 2022 al 2023 non è aumentato l’uso di tali clausole». In base ai dati raccolti dall’Autorità la percentuale di utilizzo di queste clausole «è aumentata di meno di un punto percentuale per tutte le fasce di importo considerate, risultando di poco superiore alla metà del totale. La percentuale era il 56,62% nel 2022. È stata del 56,87% nel 2023. Praticamente la stessa».
Genova: allarme costi per la diga al porto
Oltre alle possibili ripercussioni dell’inchiesta avviata dalla Procura ligure arriva dall’ Anac un nuovo allarme sul maxi-appalto per la Diga foranea di Genova (aggiudicato per 928 milioni di euro a una cordata di imprese guidata da Webuild), dopo il faro acceso lo scorso agosto al termine di un’indagine che giudicava, tra l’altro, illegittima la scelta della procedura negoziata. Illustrando la Relazione annuale al Parlamento Busia ha sottolineato che «in Italia sono state introdotte disposizioni che, oltre a limitare il grado di controllabilità delle procedure, se non adeguatamente presidiate, rischiano di provocare significativi aumenti dei costi dei contratti. Elemento, questo, tanto più delicato nel momento in cui il progressivo esaurirsi di alcuni fondi e la riattivazione dei vincoli di bilancio europei richiederanno un controllo più stringente sulla spesa pubblica». Oltre «ai mancati risparmi derivanti dalla compressione della concorrenza», Busia segnala le «disposizioni che, in caso di annullamento degli affidamenti finanziati dal Pnrr, non prevedono la caducazione del contratto affidato illegittimamente, ma riconoscono il diritto al risarcimento agli operatori pretermessi, col risultato che la stazione appaltante finisce per dover remunerare entrambi», in caso di ricorsi al Tar. «È quanto rischia di accadere per la Diga Foranea di Genova, sulla quale l’Autorità è recentemente intervenuta», ha aggiunto il presidente dell’ Anac. Sull’appalto della Diga di Genova è stato presentato un doppio ricorso al Tar da parte del Consorzio Eteria. Uno è stato accolto, un altro respinto dal Tribunale, mentre si attende ancora la pronuncia del Consiglio di Stato
Troppe deroghe al codice: serve un correttivo
Il focus sull’appalto per la Diga di Genova, maxi appalto assegnato con procedura negoziata, serve a a Busia anche per accendere un faro sull’eccesso di deroghe alle procedure ordinarie di assegnazione dei contratti pubblici. Nonostante il 2023 sia stato l’anno del nuovo codice, ha rimarcato il presidente dell’ Anac, «abbiamo anche assistito al ripetuto ricorso a deroghe e discipline parallele, spesso legate alla nomina di Commissari contrariamente alla evidente necessità di garantire il consolidamento delle nuove regole, nel segno di una auspicabile stabilità normativa». Di qui la richiesta «di alcuni puntuali correttivi, quali quelli che, in spirito collaborativo, abbiamo segnalato al Governo, per superare le rilevanti criticità emerse nella pima fase applicativa».
Subappalti: cruciale una vigilanza rigorosa
Un capitolo ad hoc è stato dedicato ai subappalti, al centro delle polemiche dopo le tragedie sul lavoro capitate negli ultimi mesi. Sui subaffidamenti per Busia «risulta cruciale una vigilanza rigorosa, posto che i rischi appaiono crescenti man mano che si scende lungo la catena degli affidamenti e dei sub-affidamenti». Il presidente dell’ Anac ha aggiunto che «quando non vi è una giustificazione legata a lavorazioni o funzioni particolari, nei subappalti a cascata a perdere qualcosa sono spesso sia i lavoratori, sia le imprese subappaltatrici, sia la stessa stazione appaltante». Per questo, «sforzi ulteriori nel corretto dimensionamento degli affidamenti sono possibili e doverosi». Inoltre, «risulta inoltre fondamentale incentivare, con appositi criteri premiali, la realizzazione di cantieri digitali, i quali, oltre a rendere più difficili le infiltrazioni criminali, consentono il controllo delle condizioni di sicurezza e delle misure di prevenzione applicate». Per Busia, infine, la sicurezza sul lavoro dovrà figurare fra i primi requisiti reputazionali da valutare nel «sistema digitale di monitoraggio delle prestazioni degli operatori economici (Reputazione dell’impresa), che ci vedrà impegnati nei prossimi mesi».
Equo compenso pesa sulle casse pubbliche
Nella relazione non poteva mancare un riferimento all’equo compenso e sulla sua applicazione ai contratti pubblici. Dopo una lunga gestazione l’ Anac è arriva alla conclusione che i parametri della legge 49/2023 non debbano essere applicati ai contratti pubblici. E si prepara a sancire questa decisione con il secondo bando tipo in pubblicazione prima dell’estate, nonostante le proteste di ingegneri e architetti e le prese di posizione contrarie di alcuni Tar. «Riguardo alla automatica applicazione ai contratti pubblici del principio dell’equo compenso – ha dichiarato Busia – abbiamo sollecitato un intervento chiarificatore del Governo. È doveroso valorizzare la progettazione e retribuire adeguatamente i professionisti, senza però che la riduzione della concorrenza penalizzi i più giovani ed i più piccoli, oltre a pesare eccessivamente sulle casse pubbliche».
Con la qualificazione stazioni appaltanti ridotte da 26.500 a 4.353
Per l’Autorità Anticorruzione il processo di qualificazione delle stazioni appaltanti sta funzionando. «Siamo passati dalle circa 26.500 stazioni appaltanti registrate a 4.353 soggetti qualificati, secondo i dati aggiornati al 30 aprile 2024», ha rivendicato Busia. «Si tratta di una notevole riduzione, pur tenendo conto delle diverse deroghe introdotte, a partire da quelle per gli appalti Pnrr e per i lavori al di sotto dei 500.000 euro. Deroghe che, nell’interesse delle stesse stazioni appaltanti, sarebbe necessario superare gradualmente, sottoponendo comunque a verifica le effettive capacità dei diversi enti allo stato esentati», ha spiegato Busia aggiungendo che si tratterebbe «fra l’altro, di un aiuto a rispettare i tempi previsti dal Pnrr». Per Busia inoltre «occorre che i diversi enti investano davvero sulla qualificazione delle proprie stazioni appaltanti, cercando anche di attrarre negli uffici gare giovani bravi e capaci, garantendo loro la giusta valorizzazione professionale e anche economica».
Rischio trasparenza dall’Ai negli appalti
La trasparenza degli appalti potrebbe essere messa a rischio anche dei nuovi sistemi di intelligenza artificiale applicati alle procedure di selezione delle imprese impegnate nelle commesse pubbliche. Da Busia arriva un richiamo forte. «Si pone un delicatissimo problema di trasparenza algoritmica – ha detto il presidente dell’ Anac – , legato alla conoscibilità delle motivazioni e dell’iter logico seguito per le decisioni pubbliche assunte con sistemi di intelligenza artificiale, alla loro giustiziabilità e, quindi, al rispetto di diritti costituzionalmente tutelati della persona. Ciò, sia nel caso in cui gli stessi si riferiscano all’assegnazione di un appalto ad un operatore piuttosto che ad un altro, sia che riguardino le ulteriori ed anche più delicate decisioni automatizzate che potranno essere affidate ai software acquistati sulla base delle nuove disposizioni». «Non è un problema del domani – ha specificato il presidente dell’Autorità Anticorruzione -, ma del presente, essendo tali disposizioni già pienamente applicabili». Per questo, ha aggiunto, «sarà fondamentale che le decisioni assunte con tali sistemi siano ispirate, fra l’altro, a rigorosi criteri di non discriminazione algoritmica e che la decisione ultima sia comunque riservata alla persona».
Corruzione: dati poco incoraggianti, serve la regolamentazione delle lobby
Busia ha rimarcato gli sforzi compiuti sul fronte della lotta alla corruzione, ma non ha nascosto che «l’Italia registra ancora dati poco incoraggianti». «La classifica degli Stati membri sullo Stato di diritto, contenuta nell’ultimo Rapporto dell’European Court of Auditors, la Corte dei conti europea, vede il nostro Paese in una posizione ancora troppo arretrata» ha spiegato. Per Busia «anche quando non uccide, la corruzione arreca danni inestimabili, affinando le sue armi con mezzi sempre più subdoli. Opere non ultimate, o completate con smodati ritardi e sperpero di risorse pubbliche. Imprese sane che falliscono a causa di un mercato poco aperto e trasparente. Giovani eccellenze costrette a cercare all’estero chances di realizzazione professionale, sottratte in patria da concorsi poco trasparenti». Per questo il presidente dell’ Anac ha auspicato l’appoggio del Governo alla direttiva europea Anticorruzione, presentata dalla Commissione nel maggio 2023 e ora all’esame del Consiglio. Busia ha poi richiamato la necessità di una legge di regolamentazione delle lobby. «Nonostante i solleciti, nel nostro Paese manca ancora una disciplina organica sulle lobby – ha detto -. Una normativa che, rifuggendo da tentazioni criminalizzatrici, si ponga l’obiettivo di garantire piena trasparenza sull’attività dei portatori di interesse, anche mediante la creazione di canali digitali, accessibili a tutti, attraverso i quali tanto le lobby più organizzate e strutturate, quanto quelle dotate di mezzi minori, possano far pervenire le proprie proposte ed osservazioni». «Spetterà poi al decisore pubblico scegliere assumendosi davanti a tutti la responsabilità di aver favorito una opzione invece che un’altra», ha concluso.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
