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Asfalti green, IoT e idrogeno: così la filiera stradale accelera sulla decarbonizzazione

 

È un momento cruciale per la transizione ecologica delle infrastrutture. In che modo la filiera italiana sta rispondendo agli obiettivi europei di decarbonizzazione e quali sono i materiali innovativi su cui si sta puntando maggiormente? La filiera della strada, rappresentata in Italia da Siteb, è da tempo impegnata nella ricerca di materiali che possano favorire la transizione ecologica e l’economia circolare. «Ci sono già diversi materiali stradali innovativi che puntano a ridurre le emissioni di CO₂ sia durante la produzione sia lungo l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura», racconta a «Edilizia e Territorio» Stefano Ravaioli, direttore di Siteb nell’accendere i riflettori sui cosiddetti asfalti a bassa temperatura (WMA) che possono essere prodotti con temperature ridotte anche di 40 – 50 C° rispetto allo standard tradizionale, favorendo la riduzione di costi energetici, la riduzione di CO2 e la riduzione di fumi e gli asfalti detti “bio-based” ovvero contenenti oli vegetali, lignina, biomasse, ecc, in grado di sostituire parzialmente o del tutto il legante bitume derivante dal petrolio.

 

Ravaioli si va dunque verso materiali sempre più green
Si stanno facendo strada materiali che possono abbattere significativamente l’impronta carbonica della miscela. Ed esistono anche asfalti in cui si sostituiscono i materiali inerti naturali (rocce lapidee) con materiali inerti provenienti dal ciclo del recupero dei rifiuti di altre filiere come, ad esempio, le scorie di acciaieria e le sabbie da termovalorizzazione provenienti dai rifiuti solidi urbani inceneriti. Su tutti e più semplice da utilizzare, l’asfalto con contenuto di fresato (Rap) derivante dalla demolizione delle vecchie pavimentazioni. Questo materiale di recupero, debitamente trattato consente non solo il recupero degli aggregati vergini, ma soprattutto di recuperare una frazione importante del vecchio bitume contenuto nel fresato stesso. E il bitume, soprattutto di questi tempi, ha un valore economico elevatissimo! Anche se la media nazionale di recupero del fresato si attesta sul 30-35% già oggi alcune miscele raggiungono percentuali di Rap superiori al 50-70% con innumerevoli vantaggi per l’ambiente e la realizzazione dell’economia circolare. Ma non finisce qui, il mondo dell’asfalto è orientato anche sulla produzione di miscele confezionate con Pfu (pneumatici fuori uso), guarda con attenzione ai geo-polimeri a base di scorie industriali, abbiamo infine asfalti “fotocatalitici” che grazie al TO2 (diossido di titanio, ndr) degradano gli inquinanti atmosferici, ecc. Tutte queste soluzioni, o anche la combinazione di alcune tra loro, possono ridurre le emissioni complessive anche del 40–70% rispetto alle soluzioni tradizionali, a seconda del contesto e della disponibilità dei materiali.

 

Alla prossima edizione di Asphaltica a ottobre ci sarà il debutto dell’area live “Il Cantiere Sostenibile” che accende i riflettori sul recupero del fresato d’asfalto: qual è oggi il potenziale economico e ambientale del riciclo dei materiali stradali in Italia e quali barriere normative o culturali restano da superare?
Il “cantiere sostenibile” è l’area demo-dinamica di Asphaltica, un’area all’aperto in cui le tecnologie più avanzate in tema di sostenibilità economica ed ambientale, verranno presentate e illustrate ai visitatori con le macchine in movimento. Due volte al giorno, in orari prestabiliti, le macchine “alla spina” ovvero elettriche, silenziose e a zero emissioni, movimenteranno il terreno costituito da fresato d’asfalto, lo compatteranno e faranno anche delle prove di stesa. Le tecnologie per il riciclo del fresato e di altri materiali ci sono e sono in continuo sviluppo ma restano pur sempre delle barriere normative e culturali che ne ostacolano la piena affermazione. I vincoli normativi riguardano spesso l’emissione di leggi e decreti a volte anche in contrasto tra loro come, ad esempio, il Dm 69/18 specifico per il fresato d’asfalto e il Dm 127/24 «cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti da C&D» che in merito al recupero del fresato dice cose un po’diverse. I vincoli peggiori però sono quelli insiti nelle Pa, titolari e proprietarie delle strade, causati prevalentemente da un eccesso di burocrazia, rigidezza se non rifiuto verso l’innovazione e una scarsa padronanza della materia tecnica. È soprattutto su questi aspetti che siamo impegnati a far sentire l’azione di Siteb.

 

Il settore risente della volatilità dei costi energetici e delle materie prime. In che modo la ricerca scientifica sui bitumi modificati e sugli asfalti a “tiepido” può rappresentare uno scudo contro il caro-energia per imprese e pubbliche amministrazioni?
La volatilità dei prezzi dell’energia e delle materie prime incide fortemente sui costi di produzione e posa degli asfalti tradizionali, poiché richiede elevate temperature di lavorazione e un significativo consumo di combustibili. In questo contesto, la ricerca sui bitumi, sui combustibili e sulle tecnologie di produzione può costituire un importante strumento di mitigazione del rischio economico per imprese e pubbliche amministrazioni. Abbiamo già detto dei leganti bio-based, e degli asfalti a tiepido (Wma) ma esistono anche gli asfalti a freddo che riducono la CO2 del 92% – appena 2 kg di CO2 per produrre una tonnellata di asfalto contro 26 kg richiesti dalla tecnica tradizionale. Ciò comporta diversi vantaggi: riduzione dei consumi energetici negli impianti di produzione con conseguente diminuzione della dipendenza dai prezzi di gas, gasolio ed energia elettrica, maggiore flessibilità logistica, poiché il materiale non disperdendo calore, ha una lavorabilità pressoché illimitata, consentendo trasporti molto più lunghi e una diversa organizzazione dei cantieri. Parallelamente, la ricerca sui bitumi (ad esempio con polimeri, gomma riciclata o altri additivi innovativi) mira a migliorare le prestazioni meccaniche e la durabilità delle pavimentazioni in asfalto tramite una maggiore resistenza all’usura, alle deformazioni e alle escursioni termiche.

 

Oltre ai comparti storici, Asphaltica 2026 apre alle smart road e alle tecnologie digitali. Come si stanno integrando i materiali avanzati con i sensori IoT?
La ricerca sta sviluppando conglomerati bituminosi e pavimentazioni dotati di proprietà funzionali che consentono l’integrazione di sensori Internet of things senza compromettere le prestazioni meccaniche della strada. Sensori di temperatura, umidità, deformazione, traffico e vibrazioni possono essere incorporati nella struttura della pavimentazione oppure installati in modo permanente lungo l’infrastruttura. Questi sistemi permettono di: monitorare in tempo reale lo stato della pavimentazione e il suo livello di degrado, rilevare condizioni critiche come ghiaccio, allagamenti, cedimenti o usura anomala, attivando di conseguenza strategie di manutenzione predittiva, intervenendo prima che si manifestino danni significativi. In futuro, la pavimentazione stessa potrà diventare una fonte di dati per i sistemi di navigazione e assistenza alla guida migliorando notevolmente la sicurezza stradale per gli utenti.

 

Parliamo di manutenzione predittiva: quali vantaggi economici offre l’adozione del Digital Twin applicato alle infrastrutture stradali?
Con il Digital Twin si interviene quando gli indicatori mostrano un reale rischio di degrado. Per esempio: individuare i fenomeni di corrosione, valutare l’impatto del traffico nelle diverse condizioni climatiche, evidenziare deformazioni nelle strutture. Diversi studi internazionali indicano riduzioni dei costi manutentivi nell’ordine del 30%, a seconda della tipologia di infrastruttura e del livello di digitalizzazione. In altre parole, Il Digital Twin non elimina la manutenzione, ma la rende più efficiente, prevedibile e sostenibile. Per un grande gestore stradale o un contractor che opera su centinaia di chilometri di rete, anche una riduzione percentuale relativamente modesta dei costi operativi può tradursi in risparmi di decine di milioni di euro all’anno, accompagnati da un aumento della sicurezza e dell’affidabilità delle infrastrutture.

 

Quali sono i mercati esteri strategici che considerano il know-how italiano nei materiali stradali un punto di riferimento?
Il know-how italiano nel settore dei materiali stradali, delle pavimentazioni e delle tecnologie per la manutenzione delle infrastrutture è apprezzato in numerosi mercati esteri grazie alla ricerca universitaria e alle industrie del Paese che investono in tecnologie. Asphaltica 2026 è certamente il migliore programma di incoming dei buyer internazionali per portare in Italia decisori e operatori qualificati provenienti dai mercati target. La manifestazione prevede convegni e sessioni formative di altissimo livello, incontri B2B mirati con le aziende, visite tecniche e il cantiere sostenibile. Tra le aree che guardano con interesse alle competenze italiane possiamo citare l’Europa orientale e i Balcani, sostenuti anche da programmi di finanziamento europei per l’ammodernamento delle infrastrutture. Il Medio Oriente (in particolare Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar), dove sono in corso grandi programmi infrastrutturali e smart city. Il Nord Africa, con opportunità in Marocco, Egitto e Algeria per reti stradali e autostradali in espansione.

 

 

 

FONTI      Mila Fiordalisi      “Edilizia & Territorio”

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