Con le tensioni in Medio Oriente centinaia di segnalazioni di rincari su acciaio, bitume e trasporti. I costruttori chiedono misure antispeculazione simili a quelle varate con la guerra in Ucraina
Il riaccendersi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il conflitto che coinvolge l’Iran rischiano di riaprire il fronte dei rincari per l’edilizia italiana. L’allarme arriva dall’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance), che chiede al Governo un intervento urgente per evitare una nuova fiammata dei prezzi dei materiali da costruzione e dell’energia proprio mentre la filiera delle costruzioni è impegnata nella corsa finale ai cantieri del Pnrr.
Il tema è destinato a entrare anche nel Consiglio dei ministri convocato oggi per valutare le misure da adottare contro l’aumento dei prezzi dei carburanti e delle bollette energetiche. Secondo i costruttori, però, un intervento limitato a questi comparti rischia di non essere sufficiente, perché gli effetti delle tensioni internazionali si stanno già propagando lungo tutta la filiera delle materie prime utilizzate nei cantieri.
Le prime avvisaglie sono arrivate quasi immediatamente dopo l’escalation del conflitto nel Golfo. «Già la scorsa settimana, dopo poche ore dall’inizio del conflitto, abbiamo ricevuto le prime segnalazioni da parte delle nostre imprese di rincari dei materiali da costruzione», spiega la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio. Inizialmente si trattava di segnalazioni isolate, ma nel giro di pochi giorni – sottolinea l’associazione – sono diventate centinaia.
Gli aumenti riguardano in primo luogo i materiali più direttamente collegati al petrolio e ai suoi derivati, come il bitume utilizzato per le infrastrutture stradali. Ma secondo l’Ance il fenomeno si sta rapidamente estendendo anche ad altri prodotti fondamentali per il settore delle costruzioni, a partire dall’acciaio, oltre a tutte le forniture che risentono dell’aumento dei costi di trasporto.
«Gli effetti sulle materie prime sono già pesanti e riguardano tutta la filiera dell’edilizia impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti», avverte Brancaccio. Il rischio, in altre parole, è che un nuovo ciclo di aumenti dei prezzi finisca per mettere sotto pressione imprese e stazioni appaltanti proprio nella fase più delicata di realizzazione degli interventi finanziati con le risorse europee.
Da qui la richiesta rivolta al Governo di affiancare alle misure allo studio per carburanti ed energia anche un intervento specifico sui materiali da costruzione, che non sono direttamente interessati dal sistema delle accise ma risentono comunque dell’aumento dei costi energetici e logistici.
L’Ance propone in particolare di riprendere uno degli strumenti utilizzati negli anni scorsi per fronteggiare la crisi dei prezzi seguita allo scoppio della guerra in Ucraina. In quella fase, infatti, il Governo aveva introdotto un meccanismo di sterilizzazione dell’extragettito fiscale derivante dall’aumento dei prezzi delle materie prime, destinando le risorse aggiuntive a compensare gli incrementi dei costi sostenuti dalle imprese.
Un modello che secondo i costruttori potrebbe essere replicato anche oggi, estendendolo a tutte le materie prime che risentono, direttamente o indirettamente, della crisi geopolitica in corso. «Si tratta di una misura che avrebbe un impatto limitato e misurabile sui conti pubblici», sottolinea l’associazione, evidenziando come lo strumento consentirebbe di sostenere le imprese senza rischi di dispersione della spesa.
Il precedente della crisi energetica del 2022 pesa infatti ancora nella memoria del settore. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il mercato dei materiali da costruzione fu travolto da una crescita senza precedenti dei prezzi di acciaio, bitume, cemento e prodotti energetici, con aumenti in alcuni casi superiori al 50 per cento.
Per evitare il blocco dei cantieri pubblici, il Governo intervenne con una serie di provvedimenti emergenziali – a partire dal decreto Aiuti (Dl 50/2022) e dai successivi interventi correttivi – introducendo meccanismi straordinari di compensazione dei rincari e rafforzando gli strumenti di revisione dei prezzi nei contratti pubblici.
Quella stagione ha lasciato un’eredità anche nella disciplina ordinaria degli appalti. Il nuovo Codice dei contratti pubblici, in vigore da luglio 2023, ha infatti reintrodotto in modo stabile il principio della revisione prezzi, proprio per consentire l’adeguamento dei contratti alle variazioni eccezionali dei costi delle materie prime e dell’energia.
Secondo i costruttori, tuttavia, la sola revisione prezzi potrebbe non essere sufficiente ad assorbire un eventuale nuovo shock dei mercati. Per questo l’Ance insiste sulla necessità di un intervento preventivo che consenta di contenere gli effetti speculativi sui materiali da costruzione prima che si traducano in un aumento generalizzato dei costi dei cantieri.
L’obiettivo è evitare che lo scenario già visto negli anni scorsi si ripeta proprio nella fase finale di attuazione del Pnrr, quando il rispetto dei tempi di realizzazione delle opere rappresenta una condizione decisiva per l’utilizzo delle risorse europee. In questo quadro, l’attenzione del Governo al tema dei rincari energetici è considerata un segnale positivo, ma per il settore delle costruzioni – avverte l’Ance – serve una risposta più ampia che tenga conto dell’intera catena dei costi che gravano sui cantieri.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
