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Caro-materiali, ok alla stabilizzazione dei ristori ma cade il comma sui 2,25 miliardi per il pregresso 2025

L’emendamento della Lega al Ddl Bilancio sulla compensazione dei prezzi passa il vaglio di ammissibilità con l’esclusione dei fondi invocati dalle imprese per chiudere gli extra-costi già contabilizzati

 

Passa quasi per intero il vaglio di ammissibilità della Commissione Bilancio del Senato l’emendamento della Lega – prima firmataria Tilde Minasi – che punta a riscrivere in profondità il meccanismo delle compensazioni del caro-materiali per i lavori pubblici. A essere bocciato è soltanto il comma 8, quello che prevedeva un imponente stanziamento da 2,25 miliardi per coprire la partita 2025 dei ristori, giudicato inammissibile perché di natura onerosa e incompatibile con i saldi della manovra. Tutto il resto del pacchetto (qui il testo dell’emendamento) viene invece considerato ammissibile e potrà essere discusso e votato.

Si tratta del cuore politico dell’intervento: la Lega spinge per chiudere la lunga stagione delle proroghe annuali degli “aiuti” post-pandemia e sostituire l’attuale sistema con un meccanismo strutturale, valido per i lavori contabilizzati dal 1° gennaio 2026 e fino a fine lavori per le circa 13mila opere avviate prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti, il 1° luglio 2023. Il criterio proposto è quello di una revisione prezzi fissa, calcolata sui prezzari regionali annualmente aggiornati secondo il Dlgs 36/2023 e applicata agli stati di avanzamento, ripetiamo, contabilizzati dal 1° gennaio 2026 fino alla chiusura di ogni cantiere.

Il testo – che qui diventa l’articolo 99-bis del Ddl Bilancio – resta formalmente a costo zero, grazie alla previsione di una rimodulazione interna delle risorse: le stazioni appaltanti potranno finanziare gli aggiornamenti dei prezzi attingendo agli accantonamenti per imprevisti, ai ribassi d’asta non vincolati e soprattutto alle economie generate dalla cancellazione o riprogrammazione delle opere meno avanzate. Un meccanismo che punta a liberare risorse in modo endogeno, e che prevede che quando le somme complessivamente disponibili per la revisione prezzi, risultino già utilizzate o impegnate in una percentuale pari o superiore all’80 per cento, la stazione appaltante debba attivare «in tempo utile le procedure per il reintegro delle somme, anche attraverso rimodulazione della programmazione triennale o dell’elenco annuale dei lavori, ovvero ricorrendo alle economie derivanti da possibili varianti in diminuzione del medesimo intervento o di altri interventi di competenza della medesima stazione appaltante».

A cambiare è anche l’architettura del sistema dei prezzari. L’emendamento istituisce un prezzario nazionale, non vincolante ma aggiornato ogni anno dal Mit di concerto con il Mef, concepito come strumento di “coordinamento” rispetto ai listini regionali. Le Regioni dovranno motivare eventuali scostamenti dalle stime nazionali. Per alimentare il nuovo impianto viene istituito, presso il Mit, un Osservatorio sperimentale sui prezziari per il triennio 2026-2028, formato da 10 esperti con un compenso anno lordo non superiore a 50mila euro, con compiti di raccolta dati, verifica di congruità e monitoraggio delle clausole revisionali per gli appalti sopra i 100 milioni. Costo: 600mila euro l’anno, coperti con riduzioni del fondo speciale Mef.

Sul fronte delle compensazioni arretrate, invece, la partita resta completamente aperta. L’emendamento Minasi puntava – con il comma 8 – a rifinanziare di fatto il fondo istituito dal Dl Aiuti portandolo da 100 milioni a 2,25 miliardi per il 2026, così da chiudere definitivamente il pregresso 2025. Ma la Bilancio ha giudicato il comma non ammissibile, bloccandone la discussione. Di fatto, resta senza copertura la quota più delicata per le imprese, quella che riguarda i crediti maturati sugli extra-costi già contabilizzati. Insomma, per ora resta in piedi la riscrittura strutturale del sistema delle compensazioni. Ma senza lo stanziamento sul pregresso, il rischio è che migliaia di cantieri continuino a marciare con un piede nel nuovo regime e l’altro ancora ancorato a contenziosi e debiti del 2025.

 

 

 

 

FONTI    Mauro Salerno    “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News