La misura a firma della Lega prevede la compensazione fissa dei prezzi fino a fine lavori per tutte le 13mila opere avviate prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice appalti
Porta la firma di Tilde Minasi, senatrice del Carroccio molto vicina al leader Salvini, un emendamento segnalato che riscrive il meccanismo del caro-materiali, i vecchi ristori per gli extra-costi sostenuti dalle imprese di costruzione – e anche da quelle ferroviarie – dopo il boom dei prezzi delle materie prime. L’emendamento, se approvato, introdurrà una compensazione fissa dei prezzi fino a fine lavori per tutte le 13mila opere – Pnrr, Foi ed “esodati” – avviate prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti, cioè prima del 1° luglio 2023. Stop quindi al meccanismo in vigore fino al 2025, con la proroga di anno in anno, delle misure del decreto Aiuti. Il testo è a costo zero perché, come già annunciato dal Sole24Ore, si punta alla rimodulazione interna delle opere nelle stazioni appaltanti, con la cancellazione di quelle più indietro che libererebbero risorse per aggiornare i prezzi (fino all’80%) di quelle più avanzate. Tra le novità c’è anche l’introduzione di un prezzario nazionale, non vincolante e aggiornato con cadenza annuale, pensato come «strumento di supporto alla definizione dei prezzari definiti dalle Regioni». A questo scopo nasce un «Osservatorio sperimentale per il monitoraggio dei prezzari delle opere pubbliche» istituito presso il Mit per il 2026, 2027 e 2028. Resta il nodo del pregresso. L’emendamento stanzia 2,250 miliardi in un Fondo Mef per chiudere la partita 2025, ma questo capitolo dovrà superare la strettoia dei saldi della manovra 2026, che lascia margini ridotti.
FONTI Flavia Landolfi “Enti Locali & Edilizia”
