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Collegi consultivi tecnici, il Mit apre l’elenco delle candidature

Efficace dal 29 luglio lo sportello per formare l’elenco dei tecnici disponibili agli incarichi relativi agli appalti promossi dal ministero delle Infrastrutture

 

Via alle candidature per far parte di collegi consultivi tecnici degli appalti promossi dal ministero delle Infrastrutture. Il relativo decreto dirigenziale del Mit risale allo scorso 22 giugno ma è diventato efficace solo con la pubblicazione da parte del Mit, il 29 luglio (dopo la registrazione da parte della Corte dei Conti il 21 luglio). Il provvedimento istituisce “l’Elenco dei soggetti disponibili ad assumere l’incarico di componente o di presidente del Collegio Consultivo Tecnico” nei casi in cui la nomina o la designazione spettino appunto a Porta Pia.

Il mistero ci tiene a segnalare che l’istituzione dell’elenco è stata voluta dal ministro Matteo Salvini «per garantire una maggiore trasparenza nella selezione dei soggetti qualificati, nel rispetto dei principi di rotazione degli incarichi, parità di accesso e valorizzazione delle competenze nelle nomine effettuate dall’Amministrazione».

Gli interessati – titolati ad assumere l’incarico – devono presentare la propria candidatura attraverso un punto di accesso dedicato. Una volta identificati, il candidato viene guidato attraverso una decina di passaggi in cui vengono richieste di volta in volta le informazioni necessarie. Tra le altre cose, si deve indicare la propria specializzazione (ingegnere, architetto, giurista o economista) e si deve specificare se si è un dipendente del Mit. Per quanto riguarda l’esperienza professionale, il sistema chiede poi di anticipare schematicamente alcune informazioni che vanno indicate anche nei curricula. Per esempio, si deve indicare l’eventuale esperienza di Rup, Dl, Csp, Cse, collaudatore e consulente tecnico. Si deve specificare l’eventuale ruolo di funzionario o dirigente in stazioni appaltanti, di componente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, di magistrato, avvocato dello Stato, prefetto, docente universitario e altro ancora. In un altro punto si chiede l’area di competenza distinguendo tra edilizia, idraulica, impianti, infrastrutture e mobilità, paesaggio, ambiente, strutture, tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Vanno poi elencati tutti gli incarichi svolti, allegando infine curriculum e documento di identità.

Il decreto del Mit, spiega che nell’assegnazione degli incarichi sarà valutata «l’esperienza maturata e la particolare competenza nei settori rilevanti, in relazione alla tipologia e alla complessità dell’opera o del servizio, nonché al valore economico del contratto, fermo restando» i limiti di massimo tre incarichi in contemporanea e massimo cinque incarichi nell’arco di due anni, allo scopo di assicurare il rispetto del principio di rotazione. Tuttavia, lo stesso decreto prevede la possibilità di derogare a questi limiti, «ove la scelta sia motivata in ragione dell’assenza di altri soggetti in possesso delle adeguate competenze professionali ed esperienziali». Niente deroga invece per un altro paletto fissato dal decreto: «non può essere nominato presidente o componente del Collegio consultivo tecnico chi risulti in ritardo nell’adozione di tre determinazioni o, se superiore a sessanta giorni, nell’assunzione anche di una sola determinazione».

 

 

 

 

FONTI        Massimo Frontera       “Edilizia & Territorio”

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