In una lettera aperta l’associazione denuncia lo stallo delle attività e chiede un incontro pubblico al presidente dell’Anticorruzione
Una nuova denuncia dei malfunzionamenti legati all’obbligo di utilizzo delle piattaforme digitali per gestire le gare d’appalto e la richiesta di un incontro pubblico per discuterne. È il contenuto di una lettera aperta sottoscritta dai piccoli comuni rappresentati dall’Asmel (associazione che ne aggrega oltre 4mila in tutta Italia) all’Autorità Anticorruzione.
I Comuni ricordano di aver salutato con favore l’obbligo di digitalizzazione dell’intero ciclo degli appalti scattato dal 1° gennaio scorso, «perché avrebbe dovuto produrre non solo trasparenza, ma anche semplificazione delle procedure ed evidenziano che l’Autorità di vigilanza ha chiesto e ottenuto di assumere il ruolo di “orchestratore” dell’interscambio dati tra le diverse piattaforme informatiche coinvolte nel nuovo sistema». Ma lamentano «che la data del 1°gennaio ha comportato un blocco delle attività causato dai troppi malfunzionamenti del sistema di digitalizzazione».
«L’Autorità di vigilanza ha scelto la tecnica dello struzzo – attacca Francesco Pinto, Segretario generale Asmel -. Mette la testa sotto terra e non vuole riconoscere errori di funzionamento tutti imputabili all’imperizia del novello orchestratore. Emana però comunicati e proclami indicando artifizi procedurali in grado di ovviare ai malfunzionamenti, in attesa della loro risoluzione. Gli artifizi non sono altro che deroghe temporanee alle regole e a precise disposizioni di legge. In altri termini, Anac non riesce come orchestratore e per rimediare si sostituisce al legislatore».
FONTI El. & E. “Enti Locali & Edilizia”
