Emerge dai numeri di Unioncamere. Aumenta il ricorso alla composizione negoziata. Record per la liquidazione giudiziale: +35,2% in due anni
Erano poco più di mille nel 2024, due anni dopo sono diventate 1.320, con un incremento del 30,3 per cento. Sono le imprese di costruzioni in difficoltà, che hanno scelto uno tra i possibili percorsi previsti dall’ordinamento per gestire la situazione di crisi. L’ultima fotografia è quella scattata da Unioncamere nel rapporto pubblicato lunedì scorso con i dati relativi al primo semestre di quest’anno. Rispetto all’universo delle imprese di costruzione, i numeri rappresentano una quota molto limitata, che merita però di essere tenuta d’occhio nel suo divenire, soprattutto ora che il superbonus è tramontato e il Pnrr, pur mantenendo una significativa inerzia, tenderà a esaurirsi. Se poi si guarda all’ostilità (non solo italiana) alla direttiva case green – che implica significativi adeguamenti edilizi diffusi – non si vedono altri driver del calibro di quelli che sono alle nostre spalle. Al di là della fotografia aggiornata a quest’anno, vale la pena di considerare il trend, che emerge dal confronto con i numeri dei primi semestri del 2025 e del 2024. Se si guarda al numero complessivo delle imprese, il salto significativo del malessere si è realizzato tra il 2024 e il 2025, quando le imprese in crisi sono passate da 1.013 a 1.275, (+25,8%), pari a 262 imprese in più. Tra il 2025 e quest’anno, il numero è salito, ma molto meno: solo 45 imprese in più, con un incremento del 3,5 per cento.
Le imprese di costruzioni in crisi, anni 2024-2026, per tipologia
Se però si guarda alle diverse modalità di gestione della crisi, emergono notevoli differenze sia nei volumi che nei trend. Va subito detto che il peso della liquidazione giudiziale è schiacciante se confrontata con gli altri possibili esiti delle crisi d’impresa. Quest’anno Unioncamere ne ha contate 1.049, l’anno prima erano state 1.071 mentre nel 2024 il numero si era fermato a 776. Dunque, anche in questo caso l’incremento più significativo si è realizzato tra il 2024 e il 2025, quando i casi riferiti al settore delle costruzioni sono arrivati a pesare il 22,2% sul totale delle attività Ateco censite da Unioncamere (4.821 imprese in liquidazione giudiziale). Quest’anno i casi sono leggermente diminuiti, ma di poco e il settore delle costruzioni occupa il secondo posto nella classifica nazionale per attività, dopo la manifattura con 1.103 casi.
In tutte le altre modalità – composizione negoziata, concordato semplificato, accordi di ristrutturazione dei debiti, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa – i numeri sono decisamente più piccoli è gli andamenti tendenziali comprensibilmente più bruschi. Dai dati emerge un ricorso crescente alla composizione negoziata da parte delle imprese di costruzione. Se nel 2024 si sono contati solo 6 casi, un anno dopo i casi erano saliti a 79 e quest’anno sono diventati 151. C’è comunque da considerare che la preferenza per il questo nuovo istituto stragiudiziale è un fenomeno che interessa tutti i tipi di impresa, come sottolinea Unioncamere, segnalando che nell’universo imprenditoriale si è passati dalle 38 istanze del 2024 alle 825 del 2025 per arrivare alle 878 del 2026. Tornando al settore delle costruzioni, c’è da segnalare la tendenza del concordato preventivo, opposta a quella della composizione negoziata. Se nel 2023 si contavano 151 casi, quest’anno si è scesi ai 66, dieci in più rispetto ai casi del 2025.
FONTI Massimo Frontera “Edilizia & Territorio”
