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Dall’Europa 3,4 miliardi per i progetti «net-zero», spinta all’edilizia green

 

Riflettori sulla decarbonizzazione profonda del cemento, del vetro e dei componenti avanzati per l’involucro. Si punta a tracciare la nuova rotta tecnologica e sostenibile per l’intera filiera dei cantieri

 

La transizione green della filiera delle costruzioni e delle grandi infrastrutture riceve un impulso finanziario di prim’ordine dalle istituzioni comunitarie. Con la pubblicazione del pacchetto di selezione dell’Innovation Fund, la Commissione europea ha ufficializzato l’assegnazione di 3,4 miliardi di euro destinati a sostenere 77 iniziative industriali “net-zero” distribuite sul territorio dell’Unione.

L’intervento, alimentato dai proventi delle aste del sistema di scambio delle quote di emissione Eu Ets, mira a incidere in modo diretto sull’evoluzione dei materiali da cantiere, sulla produzione di componenti per l’involucro edilizio e sulla realizzazione delle grandi infrastrutture energetiche indispensabili al raggiungimento dei traguardi di decarbonizzazione. E la massiccia iniezione di capitale pubblico punta soprattutto ad azzerare il rischio tecnologico e commerciale dei progetti industriali di prima generazione mobilitando complessivamente oltre 10 miliardi di investimenti privati nell’economia reale e offrendo agli operatori economici e alle stazioni appaltanti soluzioni concrete per soddisfare i requisiti dei Criteri minimi ambientali e le direttrici del Green Deal europeo.

 

I materiali del futuro: cemento, calce e vetri green
La selezione di Bruxelles traccia con nitidezza le direttrici operative per l’edilizia del futuro. Nel comparto dei materiali spiccano gli investimenti per il cemento e la calce a ridotto impatto ambientale, come dimostra il progetto spagnolo Mosusol-netCO2 di Cementos Molins, focalizzato sull’integrazione di sistemi di cattura del carbonio negli impianti di produzione di clinker. Risposte analoghe arrivano dalla Grecia con il progetto Orion di Heracles General Cement, che introduce linee di calcinazione dell’argilla elettrificate per sostituire fino al 50% del clinker tradizionale, e dalla Lettonia, dove la società Cemvision con Re-Ment realizzerà un impianto su scala commerciale per un cemento super-solfato in grado di ridurre le emissioni di oltre il 90%.

Anche la produzione del vetro piano ad alte prestazioni isolanti trova nuova spinta nel progetto belga Calypso targato Agc Glass Europe, grazie all’adozione di cattura criogenica delle emissioni di forno. Queste tecnologie offrono al mercato dei laterizi e dei leganti una via d’uscita strutturale dalla morsa dei settori energivori consentendo ai progettisti di contare su forniture a bassissimo contenuto di carbonio incorporato, un fattore sempre più determinante nella progettazione degli edifici ad energia quasi zero e nella certificazione energetico-ambientale dei grandi complessi immobiliari.

 

Involucro edilizio e infrastrutture: le nuove tecnologie
L’innovazione spinge con forza anche sul fronte dei componenti per l’involucro edilizio e dell’impiantistica di cantiere. Nei Paesi Bassi l’azienda RC Panels svilupperà con il progetto Ecostruct Panels una nuova generazione di facciate prefabbricate ad altissima efficienza termica e resistenza al fuoco, progettate per la riqualificazione massiva con un contenuto di carbonio incorporato nettamente inferiore ai sistemi tradizionali. Parallelamente le infrastrutture stradali beneficiano del progetto E-Mix condotto da Colas tra Francia e Germania, incentrato sull’elettrificazione del riscaldamento nell’impiantistica per la produzione di asfalto a caldo.

L’evoluzione di queste soluzioni prefabbricate e di cantiere risponde direttamente alle sollecitazioni della direttiva europea sulle Case Verdi (Epbd), accelerando la disponibilità di tecnologie modulari capaci di ridurre i tempi di posa in opera, minimizzare gli scarti di lavorazione e abbattere drasticamente i consumi energetici in fase di esercizio, con un impatto dirompente sulla catena di fornitura dell’edilizia residenziale e commerciale.

 

Il ruolo dell’Italia: l’hub di Ravenna e la manifattura di Solydera
Sebbene il bando non evidenzi progetti italiani direttamente incentrati sulla fabbricazione di leganti o prodotti per l’edilizia, la presenza del nostro Paese risulta strategica. Tra le proposte nazionali selezionate figura Ravenna Ccs Phase 2 coordinato da Eni, un’iniziativa destinata a realizzare uno dei più imponenti hub integrati e multimodali dell’Europa meridionale per il trasporto e lo stoccaggio permanente della CO2. Il progetto metterà a disposizione della dorsale industriale del Nord Italia una capacità di confinamento in giacimenti di gas esauriti fino a 4 milioni di tonnellate all’anno, creando l’infrastruttura di base per consentire anche ai settori energivori del comparto edile di abbattere le proprie impronte carboniche.

Sul fronte della manifattura tecnologica, il progetto Sprinter guidato da Solydera potenzierà la capacità produttiva di pile a combustibile ed elettrolizzatori a ossido solido, passando da 8 a 50 MW annuali per sostenere la catena di fornitura dell’idrogeno e dell’energia pulita nei processi industriali. L’assegnazione di queste risorse conferma la capacità del sistema industriale nazionale di posizionarsi al vertice nelle grandi infrastrutture di servizio e nella componentistica tecnologica avanzata, ponendo le basi per un coinvolgimento diretto delle società di ingegneria e dei general contractor nella fase esecutiva dei cantieri che si apriranno nei prossimi mesi.

 

 

 

FONTI           Mila Fiordalisi          “Edilizia & Territorio”

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