Tra gli emendamenti proposte per limitare i prezzari in diminuzione e trattamento allineato ai lavori per servizi e forniture
Un restyling ai meccanismi di recupero dell’aumento dei costi per l’inflazione. Con limiti ai ritocchi in diminuzione. E l’introduzione della revisione prezzi rafforzata, sul modello di quella introdotta negli appalti di lavori, anche per i servizi e le forniture. L’esame della legge di conversione del decreto Infrastrutture entra nel vivo: tra gli emendamenti, chiuso il vaglio di ammissibilità, saranno individuati quelli segnalati, da sottoporre poi al voto.
Tra le proposte presentate, però, emergono già convergenze molto significative tra forze politiche. A partire da un intervento che, nel corso delle audizioni, era stato sollecitato dall’Ance: riguarda l’articolo 26 del decreto Aiuti, la norma sugli aumenti eccezionali dei prezzi dei materiali, prorogata dalla legge di Bilancio 2025. Oltre a prorogare il meccanismo, infatti, la manovra ha previsto la possibilità di applicare i nuovi prezzari anche in diminuzione rispetto a quelli contrattuali.
Una retroattività pericolosa, che adesso potrebbe essere cancellata. La proposta sottoscritta da Fdi, Lega, Forza Italia e Noi Moderati prevede che le diminuzioni possano essere applicate alle «sole lavorazioni eseguite o contabilizzate nell’anno 2025». Inoltre, la diminuzione dovrà riguardare «i singoli prezzi contenuti all’interno dello stato di avanzamento dei lavori» e non gli importi complessivi che non potranno scendere al di sotto delle previsioni contrattuali.
Convergenza importante c’è anche sulle proposte che puntano a rivedere l’attribuzione della revisione prezzi ai contratti esodati, rimasti cioè esclusi dalle tutele del Dl Aiuti e da quelle del decreto Sostegni-ter. Per evitare che, in qualche caso, vengano duplicate le tutele, con effetti paradossali, vanno escluse dal nuovo meccanismo sia le revisioni finanziate tramite risorse ministeriali che quelle pagate «tramite risorse proprie della stazione appaltante». In questo caso, tra i firmatari c’è tutta la maggioranza, oltre al Partito democratico e al Movimento 5 stelle.
Nel pacchetto di modifiche sostenute da più partiti, in materia di appalti, entra anche l’attesa modifica delle regole sulla revisione prezzi per i servizi e le forniture. Attualmente – va ricordato – c’è un regime differenziato per lavori e servizi. Con il correttivo al Codice appalti, infatti, il Governo ha migliorato la formula della revisione prezzi applicata ai lavori, prevedendo una franchigia del 3%, al di sotto della quale non si applica il meccanismo di recupero dell’inflazione, e una percentuale di recupero del 90% della parte restante. Per servizi e forniture, invece, la franchigia è rimasta al 5%, con una percentuale di recupero dell’80 per cento. In sostanza, questi appalti recuperano meno gli aumenti per inflazione.
Un emendamento firmato da Fdi, Forza Italia, Pd e M5s punta a portare servizi e forniture allo stesso livello dei lavori: quindi, franchigia al 5% e percentuale di recupero al 90. Per chiedere questa modifiche si sono schierate, da mesi, 19 associazioni della filiera che hanno firmato un manifesto dei servizi.
FONTI Giuseppe Latour “Enti Locali & Edilizia”
