Il governatore Toti verrà interrogato giovedì dai magistrati genovesi
«Non ci è consentito dire di no alla nuova diga del porto di Genova, un’opera che non è di destra né di sinistra, ma deve portare la Regione Liguria, e soprattutto il Comune di Genova, ai vertici dell’economia nazionale e internazionale; a me piace pensare che questa diga sia dei liguri, la dobbiamo portare avanti con senso di responsabilità». Lo ha affermato il presidente ad interim della Regione Liguria, Alessandro Piana, che ha sostituito il governatore Giovanni Toti, agli arresti per l’inchiesta aperta su presunti episodi di corruzione, che coinvolgono anche (tra gli altri) l’imprenditore Aldo Spinelli e l’ex presidente dell’Autorità di sistema portuale di Genova e Savona, Paolo Signorini. Intanto i magistrati genovesi hanno fissato per domani, 23 maggio, l’interrogatorio di Toti, ai domiciliari con l’accusa di corruzione e falso.
Piana ieri è intervenuto in consiglio regionale per supportare, col suo voto, l’approvazione del finanziamento (contenuto in un articolo di un disegno di legge ominibus) del lotto B della nuova diga foranea di Genova, tramite l’accensione di un mutuo previsto fino a 57 milioni. Il provvedimento, che alla fine è stato approvato (con 17 voti a favore e 12 contrari), è stato al centro di un’accesa bagarre, in aula, tra maggioranza e opposizione, con toni anche molto accesi. Ad esempio, quando Ferruccio Sansa (che si era presentato, con la Lista Sansa, come candidato governatore, contro Toti, alle ultime elezioni) ha interrotto l’intervento di un consigliere dicendo: «È come la diga del Vajont». Frase che ha scatenato un’urlata reazione dell’intero centrodestra. Contro il provvedimento ha votato tutta la minoranza in consiglio. Al centro del dissenso il fatto che, il progetto della diga, segua una variante «decisa tra pochi intimi sullo yacht di Spinelli, notoriamente interessato a una precisa ripartizione del porto», ha sintetizzato Fabio Tosi, capogruppo del M5s in consiglio regionale. Nel mirino anche gli interessi che la Regione pagherà per il mutuo, cioè «3,2 milioni (l’anno per 30 anni, ndr) che saranno a carico dei cittadini», ha detto il segretario del Pd in Liguria, Davide Natale.
A margine del consiglio, Piana ha spiegato che si è votata «la disponibilità, come Regione Liguria, eventualmente ad accendere un mutuo per appaltare l’opera; con i ribassi d’asta può essere anche che questo mutuo non lo accenderemo per niente». Gli impegni presi nel 2018 dopo il crollo del ponte Morandi, ha proseguito, «prevedono appunto la possibilità, da parte della Regione, di accendere un mutuo per cofinanziare l’opera, che successivamente verrà ulteriormente cofinanziata dall’Autorità portuale».
Intanto, per venerdì era prevista (prima che scattassero gli arresti a Genova) la cerimonia di posa del primo cassone della diga. Vista la bufera giudiziaria, l’evento è stato circoscritto a un più sobrio incontro a palazzo San Giorgio (sede dell’Adsp), in cui il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, il suo vice, Edoardo Rixi, e i commissari Marco Bucci (diga) e Paolo Piacenza (Autorità di sistema, anche lui indagato nell’inchiesta), assisteranno, in collegamento video, all’affondamento del cassone.
FONTI Raoul de Forcade “Enti Locali & Edilizia”
