Ribassi a doppia cifra per energia elettrica, gas, legno, Pvc, bitume e tondino di ferro. Ance: calo importante, ma siamo sempre sopra i livelli pre covid
A oltre un anno dall’inizio dell’intervento restrittivo della Bce sui tassi di riferimento per le banche europee – il 27 luglio 2022 è andato a effetto il primo innalzamento dei tassi che ha progressivamente portato dallo 0% all’attuale 4,25% il tasso base (l’ultima decisione è scattata lo scorso 1 agosto scorso) – il caro materiali e il caro energia mostrano segnali di una netta inversione di tendenza. Mettendo a confronto i prezzi rilevati nel primo semestre di quest’anno e quelli dello stesso periodo dell’anno prima emergono numeri eloquenti: il costo dell’energia elettrica è crollato del 45,2% e quello del gas del 55,3 per cento. Significativi decrementi anche per alcuni materiali da costruzione. Il prezzo del legno utilizzato nelle costruzioni (legname di conifera piallato grezzo), per esempio, è diminuito di quasi il 30% (esattamente del 29,7% per il costo in euro a mc). Il Pvc – utilizzato in tanti accessori per edilizia, costruzioni, arredo e serramenti – è diminuito del 40%, il bitume del 15,5%. Il tondino di ferro, infine, o, per meglio dire, l’acciaio tondo per cemento armato – simbolo dell’attività delle costruzioni, impiegato diffusamente sia in edilizia che nelle opere pubbliche – ha messo a segno un calo del 23,3 per cento. Il «calo repentino» di questo materiale, viene imputato dall’Ance «al crollo dei consumi dei prodotti siderurgici in Europa e in Italia (-21,6% nel primo trimestre 2023 secondo stime Federacciai) su base annua».
Un efficace quadro di sintesi si legge nell’ultima edizione di Edilizia Flash, la pubblicazione dell’Ance realizzata dall’ufficio studi che condensa in un utile cruscotto i principali indicatori di interesse del settore. La pubblicazione dell’Ance (chiusa all’inizio di agosto 2023) elenca i prezzi di alcuni materiali e di alcune fonti di energia raccolti di varie fonti (principalmente Prometeia). Commentando i numeri, l’associazione sembra indicare che il peggio sia ormai passato. «Si osserva – recita infatti la nota – come i rincari, registrati già a partire dalla fine del 2020, a seguito della ripresa post pandemica e accentuatisi notevolmente in seguito allo scoppio del conflitto Russia-Ucraina abbiano abbondantemente superato la fase di picco». Nei casi dell’energia elettrica del gas, per esempio, i prezzi si sono attestati «sui livelli paragonabili a quelli di luglio 2021». La causa del forte decremento, spiega sempre l’associazione, «è principalmente dovuta alla ripresa delle catene di approvvigionamento che hanno consentito di colmare i depositi di stoccaggio».
Il calo dei listini energetici – a cominciare dal decremento del 21,3% per il petrolio e del 25,1% per il gasolio – ha spianato la strada anche alla discesa dei materiali, grazie alla diminuzione dei costi di produzione e trasformazione. Tra le commodity non energetiche, l’Ance cita anche il prezzo del rame, diminuito di quasi il 10% (esattamente -9,8%) nel periodo considerato, oltre al ricordato calo del bitume (-15,5%). «Tali flessioni più contenute – spiega l’Ance – risentono della ripresa dell’attività manifatturiera in Cina e in India nella prima parte dell’anno». Se il trend che emerge dal confronto tendenziale del semestre è chiarissimo, i costruttori, pur riconoscendo un «importante calo dei prezzi», ci tengono a ricordare come il livello dei prezzi «superi ancora di molto le medie del periodo pre-pandemico».
FONTI Massimo Frontera “Enti Locali & Edilizia”
