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Equo compenso e appalti, l’allarme dell’Anac: rischio corto circuito

 

Se la legge 49 viene applicata alla lettera, spiega Busia, «la gara diventa a prezzo fisso perché si possono ribassare solo le spese vive, e quindi praticamente non è una gara, a scapito dei professionisti più piccoli»

 

Necessario coordinare la legge sull’equo compenso (legge 49/2023) con il nuovo Codice dei contratti (Dlgs 36/2023). Lo chiede l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, con un atto del presidente Giuseppe Busia del 27 giugno. Il dubbio riguarda la corretta interpretazione delle previsioni dei parametri di riferimento delle prestazioni professionali stabiliti dalle tabelle ministeriali (attualizzate) contenute nel dm della giustizia 17 giugno 2016 richiamate all’interno dell’Allegato I.13 al nuovo Codice dei contratti. Anac rileva che l’articolo 41, comma 15, Dlgs 36/2023 rimanda all’allegato I.13 per determinare i corrispettivi per le fasi progettuali da porre a base di gara degli affidamenti dei servizi di ingegneria e architettura.

Anche il precedente Codice dei contratti (Dlgs 50/2016), ora abrogato, prevedeva il quadro tariffario di riferimento; in base agli orientamenti della giurisprudenza e della prassi sostenuti dalla locuzione «criterio o base di riferimento» presente all’articolo 24, comma 8, Dlgs 50/2016, ma non più riproposta nel nuovo Codice dei contratti, i corrispettivi ministeriali servivano per stabilire parametri iniziali dei compensi da porre a base di gara, con la possibilità di prevedere riduzioni percentuali giustificate. Ora l’Anac chiede se, con la legge sull’equo compenso siano stati reintrodotti parametri professionali minimi, e in caso di risposta positiva quale potrebbe essere il ribasso massimo per restare nel perimetro dell’equo compenso.

Se la legge 49 viene applicata alla lettera, spiega Busia, «la gara diventa a prezzo fisso perché si possono ribassare solo le spese vive, e quindi praticamente non è una gara, a scapito soprattutto dei professionisti più piccoli e meno strutturati». Anac chiede che la questione venga rimessa all’attenzione della Cabina di Regia presso la Presidenza del Consiglio per trovare «una soluzione univoca», magari supportata da un intervento normativo.

Un problema esiste ed è stato segnalato anche dall’Oice, l’Associazione delle Organizzazioni di ingegneria e di consulenza perché qualunque professionista oggi può impugnare gli esiti delle gare bandite dal 20 maggio in poi (entrata in vigore della legge sull’equo compenso) incluse quelle per l’attuazione del Pnrr. «Non è un caso – sottolinea l’Oice – che a luglio soltanto due siano state le gare di progettazione emesse con le regole del nuovo codice, comunque sempre con ribasso sui compensi».

 

 

FONTI      Federica Micardi       “Enti Locali & Edilizia”

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