Tra le anomalie ci sono le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il cantiere con un sequestro che ha comportato una sospensione dei lavori per quasi un anno
Problemi nella progettazione, nell’esecuzione, nella vigilanza e nei costi cresciuti grazie a una variante a fronte dell’eccessivo prolungamento dei tempi di esecuzione. Con un punto certo: la violazione dei principi di efficienza e celerità. Sono questi i nodi individuati dall’Autorità anticorruzione presieduta da Giuseppe Busìa sulla realizzazione delle opere previste nell’intervento “Porta Ovest” della città di Salerno di cui è stazione appaltante l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale. Un intervento, del valore di 116,9 milioni, avviato nel 2012 e non ancora concluso il cui iter è stato ricostruito dall’Anticorruzione. Un intervento, quello della Porta Ovest di Salerno, certamente complesso per vari motivi: sia dal punto di vista strutturale, vista la presenza di numerose opere d’arte, sia dal punto di vista geotecnico per il notevole sviluppo di alcuni tratti in galleria, sia dal punto di vista ambientale. Ma l’intervento, che doveva essere completato il 27 agosto 2015, nella sua prima fase esecutiva (dal 2014 al 2020) «è stato caratterizzato da gravi problematiche che hanno comportato un anomalo andamento delle lavorazioni e un allungamento dei tempi di esecuzione». Ma, scrive l’Anac, «pur a fronte delle oggettive problematiche emerse risulta indubbio un eccessivo prolungamento dei lavori».
Tra le anomalie ci sono le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il cantiere con un sequestro disposto dalla procura di Salerno che ha comportato una sospensione dei lavori per quasi un anno. Ma ci sono anche le vicende economico-giudiziarie della società mandataria dell’Ati che si era aggiudicata l’appalto, la Tecnis di Catania, «destinataria – si legge nel documento dell’Anac – di un’interdittiva antimafia, nonché della misura della straordinaria e temporanea gestione d’impresa e successivamente ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria».
L’Anac si sofferma su alcune questioni. La prima: l’adeguatezza delle analisi fatte in sede di progettazione esecutiva sulle «possibili interferenze delle opere da compiersi con i manufatti autostradali esistenti» che hanno determinato numerose interruzioni: dal 2015 sono state disposte varie sospensioni parziali dei lavori in via cautelativa a causa della segnalazione da parte del gestore autostradale (la Società autostrade meridionali) di presunti danni a una parte di un viadotto della A3. L’Anac ritiene poi che «l’attività amministrativa finalizzata al monitoraggio delle interferenze con i manufatti autostradali esistenti non è stata svolta con la necessaria efficienza e celerità in violazione dell’articolo 2 del Dlgs 163/2006». Altra questione: è stata insufficiente, in fase di progettazione, l’attività di caratterizzazione delle terre di scavo delle gallerie che in fase esecutiva ha provocato un ulteriore rallentamento dei lavori.
Particolarmente severo il giudizio dell’Anac sull’aumento dei costi passati, in seguito a una perizia di variante del 2013, a 115,917 milioni a fronte di un importo contrattuale pari a 98,431 milioni. Parte dell’incremento dei costi è stato dovuto dall’affidamento, quali opere complementari, della gestione delle terre e rocce di scavo pari a 6,4 milioni «verosimilmente ascrivibile a un’insufficiente attività di caratterizzazione». A questo punto, sostiene l’Anac, «appare di fondamentale importanza che le opere stralciate dall’appalto principale siano eseguite nel rispetto dei tempi programmati per evitare che i lavori principali siano resi di fatto inutilizzabili per la mancanza delle necessarie opere complementari di collegamento con la viabilità esistente». La gara, al capitolo “Completamento viabilità retroporto di Salerno – II lotto PortaOvest – stralcio I”, è stata vinta dalla costituenda Ati Infratech – Iterga Costruzioni Generali
FONTI Nino Amadore “Enti Locali & Edilizia”
