Il bilancio a due anni dalla legge: spinta sugli accordi per i pagamenti di banche e assicurazioni per regolare surroghe, perizie sui mutui, lavori privati e rapporti con l’Inps. Dagli ingegneri la misura dell’avvertimento
A poco meno di due anni dall’entrata in vigore della legge in materia di equo compenso delle prestazioni professionali, nei Codici deontologici delle categorie è entrato l’obbligo di rispettarla e una violazione è stata sanzionata. Al modello standard di convenzione predisposto dal Consiglio nazionale del Notariato in materia di surroghe – il primo a essere stato varato – hanno già aderito oltre 120 banche. E gli Ordini sono al lavoro per mettere a punto altre convenzioni. Ma se l’attuazione della legge avanza per le categorie, tutto tace, invece, dal lato istituzionale: in questi due anni non sono stati aggiornati i parametri professionali, le tariffe di riferimento per stabilire se una parcella è equa: a parte gli avvocati, che contano sui valori stabiliti a ottobre 2022, gli altri professionisti continuano ad avere tabelle vecchie di 12-15 anni (si veda il servizio a fianco). Senza una revisione la norma quindi rischia di rimanere una scatola vuota.
I modelli di convenzione
È la stessa legge sull’equo compenso (la 49/2023, in vigore dal 20 maggio di due anni fa) a dare la possibilità di concordare dei modelli standard di convenzione tra i Consigli nazionali e le imprese tenute a rispettare queste norme (vale a dire banche, assicurazioni e grandi imprese). La convenzione indica dei compensi-tipo che sono considerati sempre equi. Una chance sfruttata in primo luogo dai notai: «Abbiamo messo a punto un modello di convenzione dedicato alle surroghe – spiega Roberto Vinci, consigliere nazionale del Notariato e coordinatore della commissione deontologia – per il loro rilievo sociale: l’obiettivo è garantire compensi giusti e uniformi a livello nazionale, oltre che tempi stretti per gli adempimenti. A oggi hanno aderito tutti gli istituti di credito che hanno sportelli diffusi sull’intero territorio nazionale». I notai, inoltre, stanno lavorando a una convenzione con l’Inps, che dovrebbe essere varata entro il 31 maggio. «Sarà un modello omnibus – anticipa Vinci – che riguarderà tutte le attività in cui è coinvolto l’Inps: procedure esecutive in cui è creditore, surroghe sui mutui degli iscritti alla gestione unitaria, aste telematiche, compravendite. Si sta ragionando per una durata triennale». Anche il Consiglio nazionale degli ingegneri sta lavorando a due convenzioni: «La prima riguarda le prestazioni di stima immobiliare per i mutui – anticipa il consigliere del Cni, Domenico Condelli – l’altra gli interventi edilizi sugli immobili di proprietà dei soggetti tenuti all’equo compenso, ad esempio assicurazioni e banche».
La deontologia e le sanzioni
Dagli ingegneri arriva anche la prima sanzione deontologica in questo campo. Su 70 esposti ricevuti dagli Ordini territoriali, 37 procedimenti si sono conclusi, di cui uno solo con un avvertimento, il primo livello delle sanzioni deontologiche. Nei mesi scorsi tutte le categorie contattate dal Sole 24 Ore del Lunedì hanno aggiornato, come richiesto dalla legge, i Codici deontologici per vietare la pattuizione di parcelle troppo basse e la mancata informazione al cliente “forte” dell’obbligo di rispettare le norme (si vedano le schede a fianco). Nel Codice dei commercialisti il compenso deve essere proporzionato, oltre che ai parametri, al pregio dell’opera prestata, all’urgenza e alla complessità della pratica. La sanzione prevista è la censura. Il Consiglio nazionale forense non ha notizie di iniziative sanzionatorie nei confronti degli avvocati. Ha però preso posizione, insieme ad altri Consigli, contro un avviso per la definizione di una short list da cui individuare professionisti cui proporre prestazioni e consulenze a titolo gratuito. Inoltre, alla commissione parametri ed equo compenso sono pervenute diverse segnalazioni a cui il Cnf ha reagito con diffide o inviandole all’Osservatorio sull’equo compenso presso il ministero della Giustizia.
Le gare d’appalto
Dal 31 dicembre scorso il decreto correttivo del Codice appalti ha risolto il nodo dell’applicazione dell’equo compenso ai bandi di gara pubblici di ingegneria e architettura, stabilendo un tetto ai ribassi ammissibili, diverso a seconda dell’importo a base di gara. «Una soluzione che ci soddisfa – conclude Condelli – e dà stabilità al sistema, tanto che sono scomparsi i bandi che ammettevano maxi ribassi o a incarico gratuito».
FONTI Valentina Maglione e Valeria Uva “Enti Locali & Edilizia”
