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I professionisti puntano a competenze digitali e manageriali

L’indagine condotta dall’Osservatorio di Confprofessioni. Il 43,7% del campione ritiene strategiche le aree dell’innovazione e della digitalizzazione

 

Competenze per fare innovazione. E per una gestione manageriale dello studio, in cui il digitale diventi una infrastruttura capace di valorizzare e capitalizzare il sapere professionale. Al centro della trasformazione portata dall’intelligenza artificiale e dall’iperconnettività i professionisti propongono un cambio di paradigma: l’aggiornamento tecnico è senz’altro indispensabile ma va coniugato con la crescita della capacità di un nuovo governo dello studio, insieme con l’utilizzo del l’intelligenza artificiale per dare maggiore qualità alle prestazioni professionali. L’esigenza e l’appello emergono dalla III Indagine sulla formazione continua (datori di lavoro – anno 2026) condotta dall’Osservatorio di Confprofessioni, che ha coinvolto 1.295 professionisti.

Ai professionisti è stato chiesto quali temi approfondirebbero maggiormente qualora avessero accesso a percorsi formativi di alta qualità. Le risposte mostrano come l’area oggi percepita come strategica sia quella dell’innovazione e della digitalizzazione, indicata dal 43,7% dei rispondenti, davanti all’aggiornamento tecnico-professionale e normativo, fermo al 32,1 per cento. Il dato segna una svolta, perché segnala come la formazione obbligatoria erogata finora dagli Ordini debba essere ripensata, per aiutare il professionista a far fruttare le competenze tecniche e a migliorare le risorse, anche umane, di cui dispone. Si tratta di bisogni ben rimarcati dall’indagine: tra i temi più citati compare la gestione dello studio o dell’attività professionale (21,7% dei rispondenti). Tra le competenze ritenute essenziali emergono, soprattutto, la gestione del tempo e delle priorità (25,3%), una comunicazione efficace (21,0%), la capacità di leadership (14,6%) e di problem solving (13,9%).

Sono soprattutto i giovani a essere consapevoli di dover affrontare la competizione con nuovi strumenti. «I dati dimostrano chiaramente che l’essenza del lavoro professionale è profondamente cambiata: oggi non basta più la competenza tecnica, ma serve una reale capacità di governare la complessità», commenta Marco Natali, presidente di Confprofessioni. «Il professionista – dice Natali – è ormai un manager a tutti gli effetti, chiamato a gestire clienti, collaboratori, processi digitali e la sostenibilità economica dello studio. In questa nuova dimensione, le competenze trasversali e l’organizzazione non sono più un’opzione, ma pilastri fondamentali per restare competitivi».

 

 

 

 

FONTI       Maria Carla De Cesari        “Edilizia & Territorio”

Categorized: News

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