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Il ciclone Harry primo banco di prova per le polizze catastrofali

La mareggiata che ha colpito tre regioni è esclusa. Danni alle imprese per centinaia di milioni. Il territorio chiede più prevenzione

 

Ammontano a svariate decine di milioni di euro, in ognuna delle tre Regioni colpite a suon di mareggiate dal ciclone Harry, i danni subiti dalle imprese a causa dell’ondata di maltempo che ha colpito il Mezzogiorno. La violenza eccezionale delle onde ha devastato stabilimenti balneari, alberghi, porti turistici. Ma ha investito anche le strade che hanno subito smottamenti interrompendo collegamenti funzionali alle attività produttive. E questo, assieme alla business interruption, fa salire il conto in Regioni come la Sicilia, una delle più colpite, a svariate centinaia di milioni. Molte imprese di quei territori hanno adempiuto all’obbligo di coprirsi contro i danni provocati dalle calamità naturali entro l’ultima scadenza, prevista per le piccole imprese, lo scorso 31 dicembre. In base alla norma le attività produttive devono coprire i rischi per alluvione, frana e sisma. Alcuni imprenditori, in particolare in Sardegna, hanno contatto le compagnie assicurative subito dopo il maltempo dei giorni scorsi: la risposta è stata che responsabile dei danni è stata la mareggiata, esclusa dall’obbligo per la quale sarebbe stato necessario fare un estensione pagando un ulteriore premio.

L’esclusione dalla copertura assicurativa richiama in campo il ristoro con i fondi pubblici, che il governo voleva cercare di ridurre proprio con la diffusione delle polizze. Il percorso non è certo sbagliato: la realtà di questi giorni restituisce però la misura della complessità quando si tratta di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici. «Serviranno almeno 50 milioni solo per ripristinare stabilimenti, aziende che operano nei pontili delle attività industriali, strutture turistiche fronte mare, stabilimenti, porti turistici – afferma Andrea Porcu, direttore generale Confindustria Sardegna meridionale -. Se, come sembra, i danni non sono coperti dalle polizze catastrofali stipulate dalle imprese sarà necessario attivare strumenti pubblici per consentire alle aziende di riprendere attività». In Sardegna la Regione ha avviato incontri con le categorie produttive per individuare le misure, mentre lunedì il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, farà un sopralluogo, come del resto anche in Sicilia, per definire quali strumenti potrà mettere a disposizione il governo. «È necessario anche intervenire in modo preventivo sulle infrastrutture – afferma Porcu -. Ad esempio le strade devono essere realizzate sapendo che ormai sono esposte alle mareggiate».

In Sardegna, come in Calabria e in Sicilia, gli smottamenti delle strade hanno interrotto i collegamenti necessari a svolgere le attività produttive. La Regione Sicilia, avvalendosi dello Statuto speciale, ha già deliberato la disponibilità di fondi (90 milioni) per i primi ristori (è stato varato un bando per coprire i primi danni a fondo perduto). Riunioni si sono tenute con tutte le categorie produttive, tra le quali Confindustria Sicilia, e alla presenza anche di esponenti di Sace, Cdp e Simest per valutare i possibili interventi. Si sta costituendo una task force non solo per la gestione dell’emergenza, ma per interventi successivi finalizzati alla mitigazione dei rischi alla quale partecipano anche le organizzazioni datoriali e sindacali. «Stiamo seguendo le fasi dell’emergenza per le imprese attraverso un’interlocuzione costante su tutti i tavoli istituzionali. Abbiamo chiesto l’immediato ripristino della viabilità, che nella situazione attuale amplifica l’ammontare dei danni. Abbiamo elaborato un modello che ci consentirà una stima puntuale del pregiudizio attuale e delle vulnerabilità prossime legate alla business interruption. Se oggi dovessi fare una stima dei danni complessivi per il mondo delle imprese siciliane parlerei di circa 800 milioni», afferma Gaetano Vecchio, presidente di Confindustria Sicilia. In Calabria i danni immediati sono nell’ordine dei 30 milioni: anche qui al netto della business interruption e del problema collegamenti. Anche la Regione Calabria sta attivando una piattaforma per i primi ristori.

«Come Unindustria Calabria ho avuto un incontro con l’assessore regionale al Turismo, Giovanni Calabrese – spiega il presidente Aldo Ferrara -. C’è stato raccordo immediato: sono state colpite sia le infrastrutture che le imprese. Abbiamo chiesto una risposta rapida perché le imprese possano riuscire a prepararsi per la stagione estiva. La risposta dell’assessorato è stata pronta per fare fronte nel più breve tempo possibili all’emergenza. Mi pare che sia la reazione giusta per dare fiducia alle imprese e che il vittimismo che qualche volta ha avuto il Mezzogiorno è stato messo da parte, perché gli imprenditori si sono attivati subito con i tutti i mezzi per ripristinare le minime condizioni per operare nel più breve tempo possibile».

 

 

 

FONTI       Laura Serafini       “Enti Locali & Edilizia”

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