Nel mirino della Corte dei Conti ligure ritardi e interruzioni del progetto avviato dall’Anas oltre 10 anni fa, ma il tratto è ora giudicato «non idoneo a collegare direttamente» il casello dell’A10 con l’hub portuale della città
Mancata condivisione con il gestore della rete autostradale del progetto di sotto-attraversamento dell’autostrada A/10; mancata individuazione di siti idonei per il conferimento dei materiali provenienti dallo scavo delle gallerie; inadeguata gestione e direzione delle lavorazioni. Sono alcune delle anomalie messe in evidenza da un’indagine della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Savona su input della Sezione giuridizionale della Corte dei Conti della Liguria, in merito ai lavori per la realizzazione di un tratto dell’Aurelia-bis nel territorio dei Comuni di Savona, Albissola Marina (Sv) e Albisola Superiore (Sv). Criticità che, secondo i risultati delle indagini, sarebbero imputabili alla stazione appaltante (l’Anas) e che hanno condizionato l’intero corso dell’appalto portando alla quantificazione di un danno erariale per oltre 70 milioni di euro.
Il pasticcio dell’Aurelia-bis comincia oltre dieci anni fa. Il cantiere, avviato nel 2013, si è fermato nel 2018 a causa della crisi della Cmc di Ravenna, a capo del team di imprese vincitrici del primo appalto. Uno stop di cinque anni con la beffa di un’opera realizzata all’80%. I lavori sono ripresi solo nel maggio 2023 con un altro appalto da 90 milioni (affidato a un team di imprese guidato da Ici) gestito tramite commissario straordinario per il completamento dell’arteria con opere tuttora in corso, seppure a rilento, secondo quanto emerge dalle cronache locali. In ballo c’è un asse tangenziale alla città di Savona, della lunghezza di circa 5,2 km, che avrebbe dovuto collegare il casello autostradale di Albisola Superiore (Sv) all’hub portuale del capoluogo. Un tratto considerato cruciale per potenziare le infrastrutture e alleggerire il traffico pesante sul territorio.
Dagli approfondimenti eseguiti dalla Gdf è ora emerso come i lavori per la costruzione dell’infrastruttura avessero subito diverse interruzioni «dovute a rilevanti inconvenienti tecnici (imprevisti geologici nelle operazioni di scavo delle gallerie, carenze progettuali, difficoltà legate agli espropri per la legittima opposizione dei proprietari…) sorti nel corso dell’avanzamento, fino a giungere alla definitiva interruzione». Ma c’è di più, secondo l’amara conclusione delle indagini il problema è che «dall’esame della documentazione acquisita, il tratto di “Aurelia bis” è risultato non idoneo a collegare direttamente il citato casello con l’hub portuale di Savona».
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
