Il leader di Confindustria: la mancata attuazione delle norme frena l’economia. Due cantieri su tre sono chiusi
«Ragionevolmente in un paio di settimane dovremmo avere il dpcm» per l’attuazione delle norme per sbloccare i cantieri. Cosi il ministro per le Infrastrutture Enrico Giovanni ieri parlando a Porta a Porta. In alcuni casi, ha specificato, si vedranno «i cantieri, ma in alcuni casi si metteranno all’opera gli ingegneri perché mancano i progetti». E questo perché «ci sono opere che si sono incagliate talvolta per progettazione talvolta per esecuzione, adesso ci sono dei commissari, che sono tecnici, già operativi e hanno già iniziato a lavorare ma il piano di attuazione è diverso opera per opera».
Il ministro ha rimarcato la necessità, per altro nota ed evidente, di tagliare i tempi di realizzazione delle opere. Citando il noto studio di Banca d’Italia che analizza il ciclo produttivo degli appalti pubblici, Giovannini ha detto di voler almeno dimezzare il tempo medio per finire i cantieri, portandolo da 10 a 5 anni. «Nel piano nazionale di Ripresa e Resilienza – ha detto – tutte le opere non solo vanno realizzate ma messe in esercizio entro il 2026. Se i tempi medi sono questi vanno tagliati del 50%». «La sfida – ha aggiunto – è enorme. L’ho detto entrando al ministero. Il primo compitò sarà quello di fare velocemente il Pnrr ma questa è la parte più semplice…».
Sula realizzazione delle opere incide il quadro normativo sugli appalti, che oltre a evoluzioni continue pecca anche di mancate attuazioni. Su questo il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, presente in trasmissione, ha sollecitato il ministro a cambiare le regole. «La proposta potrebbe essere che quando fate le norme ci sia l’obbligo di un decreto attuativo immediato, altrimenti la norma non entra in vigore», ha detto il presidente degli industriali individuando nell’attesa dei decreti attuativi una strozzatura che frena le riforme. Una prassi ormai consolidata nei decreti legge del governo, dal Dl Semplificazioni al Dl Sbloccacantieri.
«Penso alla mia esperienza – ha proseguito Bonomi -. Solo negli ultimi anni siamo passati dal decreto semplificazioni, al decreto sblocca-cantieri… siamo ancora aspettando i decreti attuativi. Ogni volta che sento parlare di semplificazioni in Italia mi vengono i brividi perché, invece , stratifichiamo ancora impegni per le imprese». «Ho condiviso le parole del ministro quando ha detto ‘dobbiamo scaricare a terra – ha concluso Bonomi -: tutti i miliardi che arrivano devono arrivare nei cantieri. Altrimenti parliamo di miliardi, parliamo di riforme, ma poi i cantieri non funzionano: uno su tre è aperto, vuol dire che due su tre sono chiusi. Invece abbiamo bisogno di una spinta forte e sappiamo che le infrastrutture sono un driver forte della ripresa economica e sono un patrimonio per il Paese».
FONTI : M. Fr. “Edilizia e Territorio”
