Le conclusioni. Sette i profili critici rilevati dall’Anticorruzione nell’iter del progetto. Probabile trasmissione in Procura e alla Corte dei conti
Sette profili critici, già contestati dall’Anticorruzione all’Autorità di sistema portuale del Mar ligure occidentale, che nei mesi scorsi ha prontamente replicato. Invano. È arrivato nel consiglio del 20 marzo il verdetto finale dell’authority guidata da Giuseppe Busia sulle procedure di affidamento della diga foranea di Genova, progetto che vale 1,3 miliardi di euro, punta di diamante del Pnrr e affidato al consorzio Pergenova Breakwater con capofila Webuild. Cinquanta pagine di osservazioni e rilievi pesantissimi, al punto che l’atto potrebbe essere già stato trasmesso alla procura della Repubblica di Genova e alla Corte dei conti. Una vicenda che si complica in un dedalo di istruttorie, sentenze del Tar e per i profili comunitari arrivata anche agli organi giurisdizionali europei. E che rischia ora di entrare nel cono di luce della Commissione europea, cassaforte principale del progetto con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
La delibera di Anac arriva dopo mesi di botta e risposta con l’Autorità portuale del Mar ligure occidentale il cui commissario straordinario era Paolo Emilio Signorini, poi sostituito da Paolo Piacenza. Nelle sue conclusioni Anac sottolinea innanzitutto la propria competenza a esaminare il progetto, un aspetto che era stato messo in dubbio nelle controdeduzioni e che viene ribadito norme alla mano.
Ma sono le sette contestazioni il piatto forte della delibera n.142/2024. A partire dalla mancata procedura di gara, il vero elefante nella stanza di tutta la delibera dell’Anticorruzione. A partire dall’inserimento dell’opera nel cosiddetto decreto Genova senza che ricorressero le condizioni della norma «la quale riguardava opere da costruire in emergenza a causa del crollo del ponte (sostanzialmente opere di ripristino viabilità)» e quindi concludendo che «le deroghe previste dalla suddetta normativa (decreto Genova) sono state ritenute non applicabili alla diga».
L’altra eccezione di cui ci si è fatti scudo è il suo inserimento tra le opere del Pnrr e quindi beneficiaria delle deroghe al codice dei contratti ex dl 77/21 e in particolare l’affidamento dell’opera in procedura negoziata senza bando, una previsione che la norma però assegna a casi di particolari urgenza che Anac non ha ravvisato nella documentazione ricevuta. «Ciò in considerazione anche del fatto – spiega l’authority che l’opera era prevista da tempo ed era stata infatti inserita nella programmazione risalente al 2010». Ci sono poi una serie di rilievi legati alla concatenazione degli eventi nel corso delle procedure di affidamento: l’avviso andato deserto dopo la manifestazione di interesse di due imprese e dopo il quale però si è insistito nel non bandire la gara. C’è poi anche l’appunto sul mancato adeguamento dei prezzi e il cambio in corsa delle condizioni contrattuali. «La stazione appaltante – rileva Anac – ha infatti, in maniera irrituale, soddisfatto le richieste formulate dai concorrenti che riguardavano aspetti rilevanti del contratto di appalto, tra cui le modalità di contabilizzazione del corrispettivo e di revisione prezzi e una modifica del contratto originariamente posto a base di gara in relazione alla possibilità di apportare varianti per “incerto” geologico».
Una variante in corso d’opera insomma che non ha convinto Anac in merito alla regolarità. E che non aveva convinto nemmeno il Consiglio superiore dei Lavori pubblici, come riferisce la delibera, che in un parere aveva posto come «condizione imprescindibile da assolvere, prima della fase di affidamento» quella della «predisposizione di un capitolato prestazionale dettagliato, che consenta di gestire efficacemente la fase di successivo sviluppo del progetto con la realizzazione dei campi prova».
E ancora, sotto la lente finisce anche la nomina di un collegio di esperti « poi sostituito a causa di incompatibilità dei suoi membri – si legge -.Tale sostituzione è avvenuta successivamente all’apertura delle buste contenenti le offerte tecniche ed economiche in contrasto con i principi di trasparenza, par condicio e pubblicità delle gare pubbliche».
Infine l’ultimo rilievo riguarda l’ipotesi di pantouflage e di «possibile conflitto di interessi dell’ingegner Marco Rettighieri, il quale era prima responsabile dell’attuazione del programma straordinario, tra cui è inserita anche la diga oggetto dell’appalto, e successivamente è divenuto presidente del Consiglio di Amministrazione di Webuild Italia spa, azienda facente parte del gruppo Webuild Spa mandatario del raggruppamento vincitore dell’appalto». Su questo punto la stazione appaltante ha replicato respingendo il conflitto di interessi «atteso che le sue funzioni presso l’Autorità portuale erano da tempo cessate all’atto dell’avvio della gara».
FONTI Flavia Landolfi “Enti Locali & Edilizia”
