La legge di Bilancio fissa la scadenza al 30 giugno. Brancaccio: «Non prezzi uguali ovunque, ma criteri omogenei per i listini». Ciucci: «Con le Tol sistema migliorato, ora va fatto funzionare»
Un prezzario nazionale per i lavori pubblici, inteso non come un elenco unico di prezzi uguali per tutti i territori ma come una metodologia condivisa per costruire, aggiornare e interpretare i listini regionali. È la richiesta rilanciata dalla presidente dell’Ance Federica Brancaccio nel corso del webinar organizzato dall’associazione sulle Tipologie omogenee di lavorazioni (Tol), entrate in vigore dal 28 aprile come nuovo strumento per la revisione prezzi degli appalti.
«Quando parliamo dell’esigenza di un prezzario nazionale – ha chiarito Brancaccio – non intendiamo dire che debba esserci un prezzario con prezzi uguali per tutte le regioni, i territori, le località, le isole e le montagne». L’obiettivo, secondo la presidente dei costruttori, deve essere invece quello di arrivare a «una metodologia omogenea sulla quale concordiamo tutti».
L’introduzione del prezzario è prevista dall’ultima legge di Bilancio (legge 199/2025) che, al comma 487, stabilsce l’adozione del «prezzario nazionale recante il costo dei prodotti, delle attrezzature e delle lavorazioni relativi agli appalti di lavori» entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore, cioè entro martedì 30 giugno, «al fine di garantire un monitoraggio del costo delle opere pubbliche sull’intero territorio nazionale, promuovere condizioni di equilibrio contrattuale e sostenibilità dei quadri economici delle opere nel medio e lungo periodo e coordinare la definizione dei prezzari regionali». Un passaggio che, per Ance, rappresenterebbe il completamento del percorso avviato con la riforma della revisione prezzi e con l’introduzione delle Tol, pensate per rendere più oggettiva la misurazione delle variazioni dei costi nei contratti pubblici.
«Il lavoro sulle Tol vale per l’ordinario – ha spiegato Brancaccio – cioè per il normale andamento di un mercato dei prezzi». Uno strumento che però non può essere considerato sufficiente per affrontare eventuali nuove fiammate dei costi legate a emergenze straordinarie, come quelle vissute negli ultimi anni con la crisi energetica e geopolitica.
Per Ance il nuovo sistema rappresenta comunque un cambio di passo. «È un grandissimo lavoro, direi un risultato epocale – ha sottolineato Brancaccio – perché non è solo il giusto riconoscimento, con un’alea di rischio, ma significa anche un rapporto forse di ritrovata fiducia tra pubblica amministrazione e operatori del settore».
Resta però aperto il nodo dei prezzari, considerato uno degli elementi decisivi per garantire l’effettiva applicazione delle regole sulla revisione prezzi. Il problema, secondo i costruttori, non è soltanto la differenza dei valori economici tra territori, inevitabile per caratteristiche e condizioni di mercato, ma soprattutto la frammentazione dei criteri utilizzati per elaborarli. Una metodologia nazionale consentirebbe invece, secondo Ance, di semplificare il lavoro di chi deve predisporre i prezzari, ma anche aggiornarli con maggiore tempestività.
Sul funzionamento delle nuove regole è intervenuto anche Antonio Ciucci, presidente Ance designato e prossimo successore di Brancaccio, che ha evidenziato come l’ introduzione dei 20 indici Tol abbia già prodotto un miglioramento rispetto al passato. «Con la definizione dei 20 indici delle Tol, dal nostro punto di vista, la situazione è molto migliorata – ha spiegato Ciucci –. Dobbiamo ancora fare degli sforzi, perché ci sono criticità nell’applicazione dell’area, mi riferisco al 3% della variazione minima, al 90% del rimborso e all’eccedenza».
Il riferimento è ai meccanismi tecnici della revisione prezzi previsti dalla normativa, sui quali secondo Ciucci sarà necessario un periodo di rodaggio anche con il contributo dell’Istat. «Dobbiamo far sì che questa procedura funzioni – ha aggiunto – e penso che anche da parte di Istat ci sia la massima disponibilità affinché il sistema possa essere affinato». Un passaggio che Ance considera non solo tecnico, ma anche strategico per rafforzare il rapporto tra imprese e stazioni appaltanti e ridurre il rischio che la corretta esecuzione delle opere venga condizionata dall’incertezza sui costi.
FONTI Mauro Salerno “Edilizia & Territorio”
