Skip to content
Close
Hit enter to search or ESC to close

L’obbligo di polizza contro le calamità slitta a fine marzo

Il rinvio nel Milleproroghe dopo i rilievi del Consiglio di Stato. Faro dei giudici sulla franchigia del 15%: il decreto attuativo disomogeneo dalla norma primaria. Si lavora alla soluzione

 

Il percorso per l’introduzione dell’obbligo delle polizze contro la calamità naturali per le imprese si avvicina alla scadenza, eppure ancora il quadro normativo che dovrà disciplinarne il funzionamento non è stabilizzato. Il decreto Milleproroghe, passato al vaglio del consiglio dei ministri, introduce uno slittamento temporale di tre mesi, da fine dicembre a fine marzo 2025, per dare più tempo ad assicurazioni e ad aziende per adeguarsi. In realtà, questa finestra temporale di adeguamento è già inclusa nel decreto interministeriale che deve attuare la norma varata lo scorso anno. La necessità di recepire questo rinvio anche nella normativa primaria è stata sottolineata dal Consiglio di Stato, nel parere sul decreto che è arrivato a fine novembre. Ora, però, alcune complicazioni potrebbero incidere sulla nuova scadenza temporale, richiedendo un ulteriore allineamento. È accaduto che nel suo parere il Consiglio di Stato ha sollevato un’altra criticità non secondaria.

Si tratta della questione dello scoperto massimo, nella sostanza la franchigia, che le polizze catastrofali possono contenere: secondo la norma del 2023 questa non essere superiore al 15% del danno. Il decreto, invece, prevede una deroga per le imprese di dimensioni maggiori; il senso della modifica risponde all’esigenza di dare flessibilità alle grandi aziende, i cui contratti di copertura includono molti asset dislocati in varie aree del paese con franchigie variabili. Quindi, in molti casi, lo scoperto è superiore al 15%. Per evitare di costringere a rivedere l’impianto di queste coperture si è introdotto via decreto un meccanismo di flessibilità. Su questo punto, però, i magistrati, chiamati a dare un parere consultivo, hanno rilevato una «disomogeneità» tra la norma primaria e quella secondaria. Peraltro, i giudici tengono conto del fatto che la norma primaria, all’articolo 105, consente la possibilità di aggiornare nel tempo i valori, ma affermano che questo può avvenire per tenere conto di circostanze sopravvenute, mentre il decreto nella sostanza introduce una deroga.

In ogni caso il Consiglio di Stato non chiude le porte: se si vuole mantenere l’impianto del decreto, afferma, «occorrerebbe quantomeno integrare la relazione illustrativa dando conto del fatto che l’amministrazione ha considerato nuovi elementi istruttori non considerati dal legislatore». L’Ania ha fornito al ministero per l’Economia una relazione nella quale si chiarisce che la flessibilità introdotta nel decreto serve par garantire la sostenibilità per compagnie e imprese delle polizze cat nat. A questo punto nel governo, però, tra ministero dell’Economia e del Made in Italy chiamati a formulare il decreto interministeriale, ci sarebbero orientamenti diversi. Il primo valuta di mandare l’integrazione ai magistrati contabili e andare avanti; il secondo riflette sulla necessità di cambiare la norma primaria, con il rischio di rifar passare dal via tutto il percorso fatto in un anno. Nelle more della decisione, il tempo scorre facendo slittare la data dell’entrata in vigore del decreto: se esso sfora il limite del 31 dicembre, anche la proroga appena introdotta con il Milleproroghe perde senso, perché il provvedimento interministeriale prevede 3 mesi di tempo dalla sua entrata in vigore entro i quali compagnie e aziende si devono adeguare. Un altro parere, di una diversa sezione del Consiglio di Stato, e relativo alla convenzione tra Sace e Ania, allegata al decreto, per la riassicurazione dei rischi fino al 50% del valore con lo Stato, è atteso poi nel corso della settimana.

Sempre nel decreto Milleproroghe è prevista la proroga dell’attuale impianto delle garanzie del Fondo per le Pmi per un anno. Anche qui le complessità non mancano: prorogare non basta. È necessario recepire importanti modifiche come quella che prevede la riduzione al 50% delle garanzie per la liquidità, al fine di aumentare la capacità di autofinanziamento del fondo e colmare il gap di 200 milioni che mancano per garantire la copertura necessaria andare avanti un altro anno senza pesare sulle casse pubbliche. Ora sembra che questi correttivi possano trovare spazio nell’ambito della manovra finanziaria.

 

 

 

FONTI     Laura Serafini     “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News