Report Unacea: nel 2025 vendite a -1% ed export a -2,2% (ma le importazioni salgono del 5,9%). Gli operatori: «Il 2026 inizia con molte incertezze». Pesano i vincoli all’iperammortamento
Nel 2025 sono state immesse sul mercato italiano 21.740 macchine per costruzioni, con un calo dell’1% rispetto all’anno prima. Lo dice l’Unacea (che riunisce i produttori e importatori) nel report pubblicato il 26 gennaio. La quota maggiore delle vendite ha riguardato le macchine movimento terra, con 20.699 unità (-1% sul 2024), seguite dalle macchine stradali, con 1.041 unità (+2%). La rilevazione sull’ultimo trimestre dell’anno rivela che il calo ha subito una accelerazione, con 7.041 macchine per le costruzioni vendute rispetto alle 7.706 dello stesso periodo dell’anno prima e un calo del 9 per cento. La componente delle macchine stradali ha visto in particolare una diminuzione del 14%, con 324 unità vendute rispetto alle 375 dello stesso periodo dell’anno prima.
Quanto all’export, l’ultimo report sul commercio estero Unacea-Cer, evidenzia che anche gli scambi internazionali di settore risultano in calo: tra gennaio e ottobre 2025, le esportazioni di macchine per costruzioni italiane si sono attestate sui 2,6 miliardi di euro, il 2,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. Le importazioni invece sono cresciute del 5,9% raggiungendo il valore di 1,8 miliardi. Nonostante una flessione del 18,7% rispetto al 2024, il saldo della bilancia commerciale resta in attivo con un avanzo di 721 milioni.
«Siamo in un contesto internazionale segnato da conflitti commerciali che deprimono importazioni ed esportazioni», commenta il direttore di Unacea Luca Nutarelli. «La filiera produttiva del nostro comparto e le vendite in Italia – aggiunge – vengono penalizzate da tutto ciò che deforma il mercato, sia sul versante dei dazi esteri che su quello introdotto dal vincolo del made in Eu per l’iperammortamento inserito in legge di bilancio».
Le regole fiscali sull’iperammortamento incidono in modo determinante sul commercio internazionale. Unacea stima che «qualora il provvedimento per l’iperammortamento rimanesse confinato ai soli paesi Ue il mercato italiano si contrarrebbe di un terzo, mentre in assenza di tale vincolo si sarebbe potuto espandere fino all’8 per cento». «Su numerosi segmenti di prodotto – spiega infatti l’associazione – l’offerta Ue di macchine e tecnologie risulta molto limitata. Inoltre, i produttori italiani del settore non necessariamente realizzano la totalità dell’offerta di prodotto nell’Unione, ma dipendono anche da impianti di produzione dislocati in paesi non Ue». «Il restringimento di mercato su alcune tipologie di macchine – conclude l’associazione – rischia di ripercuotersi sulle attrezzature che vengono montate su tali mezzi».
La voce degli operatori
«Dall’analisi dei dati delle macchine stradali emerge come i volumi siano rimasti sostanzialmente stabili per cinque anni consecutivi: una riduzione della domanda è attesa per la saturazione del mercato, ma una parte del parco macchine è già in fase di rinnovo, quindi le prospettive sono stabili – dice l’amministratore delegato di Wirtgen Macchine Mario Michele Spinelli -. L’ultimo trimestre del 2025 è stato positivo, mentre l’inizio del 2026 appare fermo per i dubbi che bloccano le decisioni dei clienti. È quindi fondamentale comprendere rapidamente quali siano le prospettive per consentire una reale ripartenza».
«In presenza di incentivi fiscali i clienti sono maggiormente propensi a sostituire e acquistare macchine nuove – osserva l’amministratore delegato di Komatsu Italia Manufacturing David Bazzi -. Tuttavia, il clima di incertezza ha rallentato il mercato. Il 2026 avrebbe dovuto essere l’anno di conclusione dei fondi Pnrr, con una conseguente accelerazione per completare i lavori e ottenere i benefici previsti, ma al momento, siamo in attesa di capire come si evolverà il quadro e quali saranno le prossime decisioni».
Secondo il direttore marketing di Cgt Gianluca Calì, «l’andamento del nostro mercato è il risultato della combinazione tra il livello di attività nei lavori e l’effetto degli incentivi che rappresentano uno stimolo diretto agli acquisti. Il 2026 avrebbe potuto beneficiare di un’ulteriore accelerazione, ma è probabile un risultato inferiore alle attese, con un impatto trasversale sull’intero mercato e una penalizzazione complessiva della domanda. È inoltre probabile che si ripeta quanto già accaduto nel 2024 con l’incertezza legata alla 5.0. Anche l’inizio del 2026 potrebbe essere molto debole perché le aziende tenderanno ad attendere chiarimenti ed evoluzioni della normativa prima di decidere se investire».
FONTI M.Fr. “Enti Locali & Edilizia”
IMMAGINI “Enti Locali & Edilizia”
