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Materiali, la crescita dei prezzi attenuata da efficienza e progetti

Construction Cost Report 2025 di Gad. Il mercato riorganizza le pressioni lungo la filiera. Il Pnrr continua a garantire continuità operativa ma non basta a compensare il rallentamento del privato

 

Dopo anni segnati da shock esogeni, volatilità dei prezzi e incertezza normativa, il real estate italiano entra in una nuova fase: meno emergenziale, più selettiva e strutturalmente complessa. Sempre meno spazio per approcci improvvisati, maggiore centralità per dati, metodo e qualità. La progettazione torna a essere una variabile economica decisiva, uno strumento per governare complessità, rischio e sostenibilità nel lungo periodo, non un costo da comprimere. Il Construction Cost Report 2025 di Gad fotografa un mercato che non torna alla “normalità” pre-pandemica, ma riorganizza le pressioni lungo l’intera filiera. I costi non crescono più in modo uniforme: alcune materie prime si stabilizzano, mentre altre assumono un ruolo sempre più strategico e critico per l’economia dei progetti. È il caso del legno, che nel 2025 ha registrato un aumento medio del +23%, e delle terre rare, in crescita del +29%, spinte da transizione energetica, requisiti normativi e tensioni sull’offerta.

Il quadro che emerge dalla nuova edizione del report è quello di un settore che cambia logiche di funzionamento: le componenti legate alla sostenibilità, all’elettrificazione e alle tecnologie impiantistiche diventano determinanti nella formazione del costo finale. La pressione colpisce in modo differenziato materiali, processi (si vedano gli approfondimenti in pagina) e scelte progettuali. A questa ricomposizione dei costi si affianca un dato strutturale nuovo: per la prima volta si osserva una riduzione del volume d’affari delle imprese attive sul mercato privato. La domanda pubblica, sostenuta dal Pnrr, continua a garantire continuità operativa a una parte della filiera, ma non è sufficiente a compensare il rallentamento del privato, aggravato anche dalla battuta d’arresto del mercato milanese.

In questo contesto, la leva decisiva non è più il taglio dei costi a valle, ma l’efficienza del progetto a monte. «Non basta intervenire sulle finiture delle facciate o sulle soluzioni impiantistiche – cita ad esempio Gabriele Vadacca, chief operating officer di Gad – serve adottare kpi come si fa nel mondo industriale e capire quanto un progetto è efficiente dal punto di vista geometrico e distributivo. Non si ottiene nulla agendo quando il progetto è già alla fase esecutiva. In generale, la sostenibilità economica non si gioca sul semplice contenimento dei prezzi unitari, ma sulla qualità delle scelte progettuali». Efficienza distributiva, tecnica e di forma diventano variabili economiche centrali, capaci di assorbire l’impatto dei materiali in crescita e di impianti sempre più complessi, senza ridurre le prestazioni.

Secondo Gianpiero Aresi, chief executive officer di Gad, il settore non ha colto fino in fondo l’opportunità degli ultimi anni: «Non si sono sfruttate le risorse arrivate con Pnrr e dai bonus per fare vera ricerca e sviluppo: il mondo della progettazione deve accelerare nel cambiamento, e i clienti vanno educati affinché agli architetti vengano assegnati kpi rigorosi, che consentano di disegnare il miglior progetto possibile, con la massima libertà, ma anche con la massima efficienza, fin dal giorno zero». Aresi sottolinea come non sia corretto associare automaticamente sostenibilità e aumento dei costi: «Non è vero che per realizzare un progetto Leed o con criteri Esg serva necessariamente prevedere costi aggiuntivi. Tutto dipende da una gestione integrata e da una visione chiara che consenta di restare dentro il budget prefissato. Mixare creatività e dati è la strada che porta alla vera innovazione».

Un punto centrale, richiamato anche da Vadacca, è il linguaggio comune tra progettazione e finanza: «Il denominatore comune resta il metro quadro commerciale: è su questo che devono attestarsi le scelte progettuali». Resta infine aperto il tema dell’industrializzazione e dell’approccio DfMA( Design for Manufacture and Assembly ) . Secondo Aresi, «oggi manca ancora una volontà diffusa e una filiera realmente strutturata. Funziona solo dove esiste un interlocutore unico, spesso supportato da brevetti proprietari, capace di seguire l’intero processo. Serve costruire una cultura progettuale più ampia».

 

 

 

FONTI     Paola Pierotti         “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News