La frustrazione dei funzionari pubblici esplode nei forum specializzati: il nodo è la grande difficoltà, se non l’impossibilità di ottenere i Cig per avviare gli affidamenti
Qualcuno potrà dire che è una battaglia di retroguardia. E forse vista l’inarrestabile corsa della tecnologia lo sarà pure. Di certo è l’espressione reale del disagio (eufemismo) che stanno vivendo in questi giorni centinaia, se non migliaia, di funzionari pubblici alle prese con l’epocale cambio di gestione degli appalti avvenuto il 1° gennaio. Il problema è che la rivoluzione digitale (gestione elettronica e tracciabile di tutto il ciclo dei contratti pubblici: dalla programmazione all’esecuzione) è scattata nella stessa data per tutti, senza proroghe e soprattutto senza distinzione tra grandi, medi, piccoli e micro-appalti.
Proprio in quest’ultima fascia, quella che include gli affidamenti più gettonati nelle piccole amministrazioni, si stanno concentrando i maggiori problemi, legati al pensionamento del cosiddetto Smartcig. Chi pensava che il regime di super-semplificazione di cui godono questi micro-contratti li avrebbe tenuti al riparo dagli obblighi della digitalizzazione non ha potuto fare altro che ricredersi e cercare di imparare a muoversi nel nuovo sistema, andando a caccia di informazioni sui siti specializzati e provando a cercare un qualche aiuto operativo nei forum online partecipati dai colleghi. Dove in molti, oltre alla mancanza di una campagna generalizzata di formazione sul campo, lamentano problemi di funzionamento della banca dati gestita dall’Anac.
Il nodo è la grande difficoltà, se non l’impossibilità di ottenere i Cig necessari ad avviare le procedure di assegnazione delle commesse. «Debbo dire che in questi due giorni ho avuto davvero la sensazione di uno scollamento dalla realtà. E di sconforto – scrive ad esempio un funzionari in uno dei post più commentati e condivisi di un forum specializzato -. Dopo 30 anni di P.A. non riuscire ad espletare un semplicissimo affidamento perché non è possibile estrarre un Cig. Io credo che siamo nel campo del penale – aggiunge sconsolato – , perché se una norma mi obbliga ad usare uno strumento, e questo strumento non funziona o è palesemente illogico e fuorviante, allora la mia impossibilità come P.A. di perseguire l’interesse pubblico e collettivo, si configura nell’interruzione di pubblico servizio». «Buonasera a tutti. Redatta una trattativa diretta e compilati tutti i campi compresi quelli AnacForm – creazione Dgue, ecc. In tutti i moduli non si registrano campi di errore e le sezioni previste sono contrassegnate come “pronta per la trasmissione”. Nel richiedere il Cig viene comunicato che si è verificato un errore, di correggere e di risottomettere la richiesta. Non viene però indicato quali sono gli errori bloccanti…….Qualcuno di voi ha riscontrato lo stesso problema?», scrive un’altra funzionaria. «Sì io – risponde un’altra -. Poi rientro e mi scompaiono alcuni campi, cerco di reinserire il codice fiscale dell’ente ma non me lo fa inserire. Ci ho perso tutto il giorno».
Come abbiamo evidenziato ieri in questo articolo segnalando le difficoltà vissute dai funzionari dei piccoli comuni, dal 1° gennaio sono crollate le pubblicazioni di nuovi avvisi sulle Gazzette ufficiali, segno che in qualche modo i problemi di messa a regime del nuovo meccanismo di gestione delle gare non riguarda solo i piccolissimi appalti. Anche il 10 gennaio, la banca dati dei bandi gestita dall’Anac risultava desolatamente vuota.
E allora che scoppia la rivolta social. «Facciamo arrivare il caso nei Tg!!», scrive un altro utente dello stessa stessa community. E c’è chi si incarica di scrivere lettere e petizioni da inviare alle autorità centrali, a partire dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e dal presidente dell’Autorità Anticorruzione Giuseppe Busìa.
Un altro utente segnala che il problema anche non è circoscritto alle amministrazioni, ma dilaga anche sul fronte delle imprese, con il rischio di un blocco generalizzato e duraturo dei micro-appalti. «Al di là dei problemi creati negli uffici della Pa – scrive -, stiamo riscontrando seri problemi con il reperimento di fornitori iscritti al MepA. I piccoli operatori economici rispondono di non saper nulla dell’obbligo di iscrizione alle piattaforme elettroniche dal primo gennaio e spesso dicono di non aver nessuna intenzione di iscriversi, essendo già oberati di adempimenti». «È evidente che una modifica normativa di tale portata andava discussa con il dovuto anticipo con le categorie…», è l’amara conclusione.
È probabile che dopo il picco di difficoltà e malfunzionamenti di questi primi giorni, la crisi sia destinata a rientrare in qualche tempo. Senza immediati e consistenti interventi di affiancamento alla Pa in termini di investimento in formazione, dotazioni informatiche e personale competente a questo punto invocare una proroga sarebbe forse anche controproducente. Ma magari sarebbe utile imparare da questa crisi (al contrario di tutte le altre su cui si è sorvolato in passato) la lezione che non basta fissare una data e scriverla sulla Gazzetta Ufficiale per raggiungere i doverosi e non più procrastinabili traguardi di innovazione.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
