Emendamenti trasversali chiedono più tempo per cantieri e lottizzazioni. FdI punta a estendere le varianti semplificate per le opere strategiche
Si prospetta una nuova proroga per i termini di inizio e ultimazione dei cantieri, legati alla validità dei permessi edilizi. Tra gli emendamenti segnalati al decreto Milleproroghe, all’esame delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, emergono una serie di proposte sostenute in modo trasversale da maggioranza e opposizione per allungare i termini di avvio e conclusione dei lavori, una misura già introdotta nel 2022 per fronteggiare gli effetti del caro-materiali e delle difficoltà di approvvigionamento nei cantieri.
Il pacchetto di modifiche interviene sull’articolo 10-septies del decreto-legge 21/2022, norma che aveva disposto una proroga straordinaria dei titoli edilizi proprio in ragione dell’aumento eccezionale dei prezzi dei materiali e delle criticità della filiera delle costruzioni.
Le proposte emendative mirano, con diverse modulazioni, a prolungare ulteriormente la durata delle proroghe già previste. Un primo gruppo di emendamenti chiede di estendere da 36 a 48 mesi il periodo di proroga dei termini di inizio e ultimazione dei lavori, incidendo direttamente sull’alinea del comma 1 dell’articolo 10-septies, spostando contemporaneamente in avanti la finestra temporale dei titoli edilizi interessati: la scadenza per la loro formazione rilascio, ora fissata al 31 dicembre 2024, verrebbe rinviata al 31 dicembre 2025 oppure, in alcune versioni, al 30 giugno 2025.
Si tratta di interventi sostenuti da esponenti di diverse forze politiche – dalla Lega a Forza Italia, dal Partito democratico a Italia Viva, fino a Noi Moderati – a conferma di una convergenza trasversale sulla necessità di concedere più tempo ai cantieri colpiti dall’instabilità dei costi e dalle difficoltà di reperimento dei materiali. La norma originaria del 2022 aveva infatti prorogato i termini dei permessi di costruire, delle Scia, delle autorizzazioni paesaggistiche e ambientali, nonché quelli delle convenzioni di lottizzazione e dei piani attuativi, purché i titoli non fossero in contrasto con nuovi strumenti urbanistici o vincoli di tutela.
In concreto, la proroga consentirebbe a operatori e amministrazioni di evitare la decadenza dei titoli abilitativi. Si tratta di una questione particolarmente sensibile per i programmi edilizi avviati nel biennio successivo alla pandemia, quando l’impennata dei costi energetici e delle materie prime ha inciso sulla sostenibilità economica dei lavori e sui cronoprogrammi dei cantieri.
Varianti semplificate per le opere strategiche
Tra gli emendamenti segnalati con impatto sui cantieri e infrastrutture compare anche una proposta firmata da esponenti di Fratelli d’Italia che interviene sul regime delle varianti relative alle infrastrutture strategiche già programmate. L’emendamento punta a prorogare di un anno – dal 2025 al 2026 – la disciplina che consente al soggetto aggiudicatore di approvare direttamente le varianti al progetto definitivo, entro il limite del 50% del valore dell’opera, con semplice informativa al ministero delle infrastrutture e al Cipess. La misura riguarda gli interventi rientranti nel perimetro delle infrastrutture strategiche già disciplinate dalla norme oggi richiamate dal codice dei contratti pubblici.
Il percorso parlamentare del decreto
Il decreto è attualmente all’esame delle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio della Camera. L’approdo in Aula è previsto tra il 16 e il 20 febbraio, con successivo passaggio al Senato a partire dal 24 febbraio. La conversione in legge dovrà avvenire entro il 1° marzo.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
