Il passaporto digitale dei materiali da costruzione diventa leva chiave per tracciabilità, sostenibilità e circolarità dell’edilizia.
Nel 2026 il passaporto digitale dei prodotti da costruzione comincia a entrare concretamente nell’agenda normativa europea e sortire gli effetti per le aziende del settore edile e del calcestruzzo, che dovranno progressivamente adeguarsi ai nuovi obblighi di tracciabilità e gestione dei dati sui materiali. Le aziende che considerano ancora il sistema – previsto a livello trasversale per vari comparti dal Regolamento ecodesign (ESPR) e a livello settoriale dal nuovo Construction Products Regulation (CPR) – come un semplice onere normativo dovranno ricredersi in fretta di fronte ai benefici, mentre gli early adopter potranno coglierne i vantaggi già nel medio periodo.
La consapevolezza della necessità di una maggiore sostenibilità nell’edilizia come leva strategica e concorrenziale, oltre che ambientale, è un tema su cui c’è condivisione diffusa. E in questo impegno, il passaporto digitale dei prodotti da costruzione è una tecnologia abilitante. La progettazione di un edificio green, la misurazione della sostenibilità di un’opera, il ruolo del calcestruzzo a bassa impronta di carbonio e di una filiera sostenibile: tutto passa attraverso ed entra in contatto con questa normativa, che prevede la digitalizzazione delle informazioni sui prodotti e sulla loro composizione lungo l’intero ciclo di vita.
La ricerca “Material passports for digital and circular construction: a bibliometric and thematic analysis” pubblicata sul Journal of Cleaner Production da due ricercatori dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” ha analizzato la letteratura scientifica sulla materia, per capire a che punto siamo nello sviluppo del nuovo strumento digitale e come questo possa migliorare la tracciabilità dei materiali, favorire riuso e riciclo e supportare la gestione dei dati lungo l’intero ciclo di vita degli edifici, soprattutto se integrato con tecnologie digitali come BIM, blockchain e intelligenza artificiale.
I benefici ambientali dei Material Passport
I Material Passport, innanzitutto, includono una vasta gamma di informazioni quantitative e qualitative: composizione di base dei materiali, istruzioni per l’uso e il riciclo, informazioni sulla sicurezza, documentazione tecnica e normativa e impatti ambientali associati al ciclo di vita. Grazie a queste informazioni, permettono di attuare diverse strategie di gestione dei dati orientate all’economia circolare: ad esempio garantiscono la fornitura di dati autentici e accurati attraverso sistemi di verifica basati su blockchain o firme digitali, in modo da rafforzare la fiducia e l’affidabilità nel riutilizzo dei materiali recuperati.
Inoltre migliorano la tracciabilità e il controllo delle condizioni dei materiali, offrendo vantaggi sia ai consumatori sia alle imprese e rendendo più efficace la commercializzazione e lo scambio dei materiali riutilizzabili. Gli effetti positivi dei Material Passport sulla circolarità si estendono alla catena di approvvigionamento e all’intero comparto dell’edilizia. In particolare, permettono di collegare le diverse fasi della filiera fornendo informazioni essenziali, come i dettagli di assemblaggio dei componenti edilizi durante la fase di de-costruzione, registrati già nella fase di progettazione orientata allo smontaggio (design for disassembly). Basti pensare che soltanto progettando edifici in modo da facilitare lo smontaggio dei componenti e il riciclo dei materiali potrebbe ridurre fino al 63% le emissioni di anidride carbonica e diminuire del 60% il consumo di acciaio vergine.
Allo stesso tempo facilitano la gestione degli inventari dei materiali, tracciando la posizione e gli spostamenti dei prodotti nel tempo e nello spazio. In questo modo la catena di approvvigionamento di un materiale può essere supportata da un registro digitale condiviso che raccoglie le informazioni sui materiali e offre soluzioni efficienti alle esigenze dell’economia circolare, tra cui la stima della disponibilità delle risorse, il monitoraggio delle condizioni degli inventari e la gestione dei flussi di materiali.
I Material Passport, spiegano gli autori della ricerca, hanno un effetto diretto nel tagliare le emissioni associate all’estrazione delle materie prime e alla produzione dei materiali o dei componenti edilizi. Ad esempio, la selezione di materiali a basso impatto, basata su analisi di sostenibilità fondate su criteri specifici contenuti nei passaporti digitali, può determinare una significativa riduzione dell’impronta di carbonio. Inoltre, la disponibilità di informazioni fondamentali sull’energia incorporata nei materiali, sulle emissioni generate durante la produzione e sul potenziale di riciclo a fine vita contribuisce a mitigare gli impatti ambientali dei materiali lungo l’intero ciclo che va dall’estrazione allo smaltimento.
I vantaggi economici
I ricercatori proseguono l’analisi tematica sui Material Passport evidenziando come la loro adozione nel settore delle costruzioni possa generare importanti benefici economici. Tra le principali potenzialità emerge, in particolare, la possibilità di ridurre i costi nelle strategie di business circolari. Lo studio individua diversi modi in cui i Material Passport contribuiscono a contenere le spese legate ai materiali da costruzione.
Un primo vantaggio riguarda la possibilità di individuare e recuperare componenti edilizi riutilizzabili all’interno dell’ambiente costruito: se le città diventano una sorta di “miniere urbane”, il Material Passport consente di recuperare materiali da edifici esistenti, riducendo in modo significativo il fabbisogno di nuove materie prime e, di conseguenza, i costi complessivi lungo la catena del valore.
Ulteriori benefici derivano dalla disponibilità immediata di informazioni tecniche dettagliate, come le caratteristiche dei componenti in acciaio provenienti da strutture demolite. I Material Passport possono così ridurre la necessità di effettuare prove sui materiali, spesso costose e dispendiose in termini di tempo, e allo stesso tempo offrire strumenti efficaci per il confronto dei costi e delle differenze di prezzo tra prodotti, generando vantaggi competitivi e nuove opportunità di ricavo per gli operatori del settore.
Un boost alla transizione digitale
La qualità intrinseca dei Material Passport di digitalizzare le informazioni facilita l’integrazione con tecnologie digitali innovative, come BIM, intelligenza artificiale, RFID, Internet of Things, sensori e banche dati ambientali. Sono questi strumenti digitali a garantire trasparenza, integrità e autenticità delle informazioni contenute nei Material Passport. La sinergia che si viene a creare, introducendo innovazione, collaborazione ed efficienza nell’industria, in prospettiva nel lungo periodo può portare all’intera digitalizzazione dell’ambiente costruito.
Tra i benefici evidenziati nella ricerca dell’integrazione Material Passport e tecnologie digitali, gli autori sottolineano come quest’ultime consentano di garantire la disponibilità, la validità e la completezza dei dati nel lungo periodo attraverso la conservazione elettronica delle caratteristiche dei materiali in ogni fase del ciclo di vita attraverso tecnologie blockchain. In pratica, i Material Passport funzionano come un’infrastruttura informativa condivisa: dati eterogenei e non strutturati raccolti da fonti esterne possono essere integrati in modo organizzato in sistemi BIM o in codici QR, diventando così uno strumento digitale di collaborazione tra produttori di materiali, progettisti degli edifici e operatori della demolizione, grazie alla disponibilità di informazioni facilmente accessibili e condivisibili.
Un primo effetto positivo riguarda il miglioramento dell’efficacia delle operazioni di riciclo, reso possibile dall’integrazione automatizzata dei dati, da valutazioni più precise e da una pianificazione più efficiente delle attività di de-costruzione. Un ulteriore aspetto riguarda il miglioramento del processo decisionale in chiave sostenibile e della conformità agli standard internazionali, grazie al collegamento delle informazioni con diversi strumenti di sostenibilità e circolarità. Ad esempio, il potenziale di riciclo delle pareti esterne e delle fondazioni degli edifici può essere analizzato utilizzando i Material Passport, che durante queste valutazioni fungono da inventario dei materiali impiegati.
I sistemi cyber-fisici e l’Internet of Things, integrati con i Material Passport, creano un collegamento continuo tra mondo fisico e digitale, permettendo di monitorare in tempo reale lo stato dei materiali e delle strutture attraverso sensori e dispositivi connessi. Un flusso costante di dati che migliora le attività di controllo e verifica della conformità e la gestione degli inventari, facilitando al tempo stesso la tracciabilità dei materiali. Lo stesso vale per l’integrazione con i sistemi GIS, che permette di gestire e analizzare informazioni georeferenziate sui materiali, migliorando la logistica e la gestione della catena di approvvigionamento. Inoltre, l’utilizzo di modelli GIS tridimensionali consente di pianificare le operazioni di smontaggio su scala urbana, valutare il potenziale di circolarità degli edifici e supportare processi di ristrutturazione e urban mining basati su dati territoriali.
Tutto ciò è potenziato dagli effetti dell’intelligenza artificiale, che automatizza la raccolta, l’organizzazione e l’analisi di grandi quantità dati sui materiali provenienti da fonti diverse. Tecnologie come machine learning e computer vision consentono di identificare caratteristiche e condizioni dei materiali, prevederne le prestazioni nel tempo e valutarne l’impatto ambientale lungo il ciclo di vita.
FONTI Tiziano Rugi “Edilizia & Territorio”
