Di cui 11mila operano negli appalti pubblici. La stima (prudenziale) emerge dall’incrocio tra i dati Cerved sulle imprese con codici Ateco relativi alle costruzioni e i numeri delle imprese con qualifica Soa
Solo i prossimi mesi potranno dire quante, e di che tipo, saranno le imprese che chiederanno la cosiddetta patente a crediti. Certo è che – a pochi giorni ormai dall’entrata in vigore del regolamento – il bacino potenziale è amplissimo, almeno sulla carta. Per rendersene conto basta affiancare, da una parte, i risultati di una interrogazione alla banca dati del Cerved e, dall’altra, l’informazione – che arriva dal mondo delle Soa – sulle imprese attualmente in possesso di qualificazione. Partiamo da queste ultime. Le circa 60mila imprese qualificate per gli appalti pubblici censite dall’allora Albo nazionale costruttori (anno 2000) hanno lasciato il posto alle circa 29mila imprese che oggi dispongono di una qualifica Soa valida. Di queste – il dato arriva sempre dalle Soa – 18mila imprese sono qualificate per una categoria dalla terza classe di importo in su (cioè quelle esentate dal meccanismo della patente a crediti). Pertanto, solo nell’ambito degli appalti pubblici le imprese potenzialmente interessate ad acquisire la patente sono circa 11mila.
Un numero non piccolo, ma che quasi sparisce se rapportato all’universo delle imprese che operano nel settore privato (peraltro bruscamente incrementato grazie al superbonus). E arriviamo ai numeri del Cerved. Ovviamente, le 29mila imprese con Soa sono incluse tra quelle iscritte alla camera di commercio. Ma anche tenendo conto di questa sovrapposizione, il bacino potenziale aggiuntivo resta decisamente ampio. Più difficile quantificare la sovrapposizione che riguarda le imprese in possesso di più codici Ateco.
Se si considera la totalità delle imprese con codici Ateco legati all’intero ciclo produttivo delle costruzioni e dell’edilizia si arriva a oltre 800mila unità. Se si considera il settore presumibilmente più interessato, quello della costruzione di edifici (residenziali e non), siamo a oltre 240mila imprese, che salgono quasi a 267mila includendo altre attività legate alle costruzioni (strade, ferrovie, ponti, impianti sportivi, reti, demolizione, preparazione cantiere). C’è poi l’attività non specializzata di lavori edili (codice 433901), che conta oltre 155mila imprese attive. Quest’ultimo numero sale a oltre 204mila se si aggiungono le imprese che svolgono attività di completamento e finitura, realizzazione di coperture, lavori specializzati e lavori di restauro. Complessivamente, le imprese attive nelle lavorazioni fin qui citate portano a una cifra di oltre 470mila unità (al lordo delle inevitabili sovrapposizioni). Il numero, come detto, include le 18mila imprese con Soa superiore alla III classe di importo. Pertanto, sempre ragionando all’ingrosso, le imprese potenzialmente interessate a fare richiesta della patente a crediti sarebbero circa 452mila. E senza considerare le imprese che svolgono attività legate agli impianti, al noleggio o alla produzione di alcuni elementi o strutture.
Quante di queste imprese decideranno di aderire al nuovo sistema? La risposta rappresenta al momento una totale incognita, per non dire di quando sarà rilasciata la patente a tutte le imprese che la chiederanno. Infatti, il meccanismo previsto dal legislatore non appare di semplice applicazione. Peraltro, non è ancora noto nuovo testo del regolamento attuativo che il ministero del Lavoro dovrà pubblicare in Gazzetta almeno un giorno prima del primo ottobre, data di entrata in vigore fissata dalla legge, accogliendo le varie osservazioni, non proprio benevole, che si leggono nel parere del Consiglio di Stato alla prima bozza prodotta dal ministero del Lavoro nel luglio scorso.
FONTI Massimo Frontera “Enti Locali & Edilizia”
