L’automatismo riguarda i lavori che non rientrano nel Codice appalti del 2023 Ance: «Misure indispensabili per non inficiare gli effetti della manovra sul benessere e sulla crescita»
Sciogliere il nodo dei 13mila cantieri a rischio blocco. Va in questa direzione l’emendamento entrato negli ultimi giri nel testo della legge di Bilancio: risolvere in modo finalmente completo, dal 2026, il problema delle opere ancora in corso che non sono rientrate nel perimetro del nuovo Codice appalti del 2023.
Infatti, se in quel testo è previsto un meccanismo di compensazione dei prezzi a regime, i cantieri che ricadono nel vecchio sistema hanno dovuto, in questi anni, affrontare gli aumenti dei costi dei materiali (rivelatisi onerosissimi, a causa delle fiammate dell’inflazione) ricorrendo al meccanismo dei ristori, complicato e lento.
Le opere in gioco
Si tratta di quasi 13mila opere per un valore complessivo di circa 91 miliardi, incluse 4.367 opere del Pnrr per oltre 36 miliardi. Nell’elenco, pure interventi strategici come per esempio le ferrovie Terzo valico (Genova-Pianura Padana), l’Alta velocità Napoli-Bari e la Fondovalle del Sangro (in Abruzzo).
In relazione a questi lavori, le imprese rimangono in attesa, per quanto fatto fino alla fine del 2025, delle diverse tranche di ristori prenotati negli anni. Con il decreto Aiuti sono stati erogati 1,2 miliardi nel 2022 e 1,9 miliardi nel 2023; per il 2024 rimane da chiudere il quarto trimestre, cui si aggiungerà successivamente tutto il 2025.
I fondi reperiti ora
In totale servirebbero ancora 2,2 miliardi di euro, secondo le stime dei costruttori. La metà (1,1 miliardi) è stata trovata con l’emendamento del Governo, che è stato votato ieri dalla commissione Bilancio del Senato, dopo il lavoro di riscrittura nella notte tra venerdì e sabato.
Sono risorse che, sul fronte dell’edilizia, si aggiungono ai 200 milioni che sono stati stanziati con lo stesso emendamento per il piano casa (divisi equamente tra 2026 e 2027). Si tratta di 100 milioni in meno rispetto alle previsioni iniziali per il programma che è dedicato all’emergenza abitativa.
La posizione dell’Ance
Un risultato che la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio saluta così: «Bene il ripristino delle risorse destinate al caro materiali per i cantieri in corso e al piano casa».
Secondo i costruttori sono «misure indispensabili per mettere il Paese al riparo dal rischio blocco dei cantieri, con ripercussioni negative sulla crescita e per dare una prima risposta all’emergenza abitativa che morde sempre di più le città ed è ormai diventata una vera emergenza sociale».
Brancaccio conclude così: «Apprezziamo perciò lo sforzo del ministro Salvini, di tutto il Governo e dei parlamentari che si sono impegnati in queste ore per non inficiare gli effetti positivi per la crescita e il benessere sociale contenuti nella manovra».
La revisione dei prezzi
Oltre a questa consistente nuova dotazione di risorse, con la quale si punta a chiudere le pendenze relative a una parte del 2025 sui ristori, la novità più rilevante della legge di Bilancio 2026 nel settore degli appalti riguarda il futuro e nasce da un emendamento della senatrice della Lega Tilde Minasi. Le gare che ricadono nel sistema precedente al nuovo Codice degli appalti avranno a disposizione, a partire da gennaio del 2026, un meccanismo di revisione automatica dei prezzi.
Questa novità riguarda tutti i contratti di opere pubbliche fino alla conclusione dei lavori. In questo modo, si manderà in archivio la stagione dei ristori, mettendo in sicurezza, fino al loro completamento, i 13mila cantieri che si trovano ancora a rischio di blocco.
L’adeguamento agirà «anche in deroga alle clausole contrattuali o agli indici di aggiornamento inflattivo previsti dalla normativa applicabile al contratto». E sarà applicato direttamente agli stati di avanzamento dei lavori sulla base dei prezzari aggiornati ogni anno.
Ci saranno due livelli di adeguamento:
- nella misura del 90% per i contratti con termine finale di presentazione delle offerte entro il 31 dicembre 2021;
- e nella misura dell’80% per i contratti con termine finale di presentazione delle offerte compreso tra il 1° gennaio 2022 e il 30 giugno 2023.
Le risorse degli enti
L’altra novità rilevantissima è che queste somme non dovranno essere reperite attraverso stanziamenti straordinari, ma con le risorse nella disponibilità dei vari enti.
Questi ultimo faranno, così, ricorso ai fondi interni ai progetti o, in seconda battuta, alla riprogrammazione delle risorse dell’ente, per esempio trasferendo somme da un’opera nuova oppure utilizzando somme accantonate per imprevisti. Ci saranno, cioè, rimodulazioni: in qualche caso potrebbe essere necessario non avviare nuove opere, in attesa di riuscire a completare quelle in corso.
FONTI Giuseppe Latour “Enti Locali & Edilizia”
