Nella rivisitazione degli obiettivi illustrata dal ministro Fitto in Parlamento anche traguardi più prudenti sulla riduzione dei tempi di aggiudicazione e di esecuzione delle opere
La nuova rimodulazione del Pnrr prevede un cambio di priorità degli interventi per un totale di 15,9 miliardi. Tra questi 1,287 miliardi erano destinati al dissesto idrogeologico. È il calcolo elaborato dal Consiglio nazionale degli ingegneri, sulla base delle proposte di rimodulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza illustrato oggi in Parlamento dal ministro Raffaele Fitto. Tra le novità della revisione complessiva degli investimenti e delle riforme inclusi nel Pnrr spicca anche la scelta di rinviare alcuni dei traguardi legati al mercato degli appalti, in particolare quelli relativi alla digitalizzazione.
Tempi più lunghi per la digitalizzazione degli appalti
Il punto, secondo quanto si legge nella proposta di rimodulazione degli obiettivi previsti dal governo, riguarda la rimodulazione dell’obiettivo che prevede la digitalizzazione degli appalti pubblici (M1C1-75, T4 2023). Per il governo il problema è che «il nuovo Codice pone degli obiettivi molto più ambiziosi di quanto inizialmente prefigurato e comporta un cambio di paradigma nell’architettura del sistema ai fini della digitalizzazione». «La complessità della nuova architettura per l’interoperabilità e l’ampliamento dei soggetti coinvolti richiede una rimodulazione dell’obiettivo a dicembre 2023 che rifletta puntualmente il processo di progressiva attuazione delle disposizioni del nuovo Codice, al fine di garantire la piena interoperabilità di tutti i sistemi e la fluidità dei processi nel nuovo ecosistema del procurement pubblico».
Finora era stato previsto che dal primo gennaio 2024 tutto il ciclo di vita dei contratti pubblici, dalla programmazione dell’opera alla sua esecuzione finale, dovesse acquisire una veste digitale, mettendo fuori gioco le stazioni appaltanti non in grado di tenere il passo previsto da Pnrr e nuovo codice. È questo l’obiettivo che ora viene messo in forse dalla proposta di revisione del Pnrr effettuata dal governo.
Tempi di aggiudicazione e realizzazione delle opere
Anche sui tempi di aggiudicazione degli appalti, le difficoltà incontrate nella gestione delle gare, soprattutto con l’incognita legata al salto tra vecchio e nuovo codice, hanno suggerito prudenza al governo. In particolare, il governo spiega che per quanto riguarda l’obiettivo di riduzione del tempo medio per l’aggiudicazione dell’appalto (obiettivi M1C1-84 T4 2023; M1C1-96 T4 2024), il traguardo «iniziale di un tempo medio di 100 giorni (da 193, ndr) è stato rettificato in quanto nettamente più ambizioso rispetto alle best practices a livello europeo». Per il governo «l’aumento delle procedure da avviare in concomitanza con il Pnrr costituisce una circostanza oggettiva che ostacola una ulteriore significativa compressione dei tempi». Anche sulla trasformazione dei progetti in cantieri (obiettivo cui guardano soprattutto le imprese) e poi in opere funzionali (e dunque utili ai cittadini) i tempi vengono diluiti. Si questo aspetto il governo spiega che «per quanto riguarda le milestone relative ai tempi tra l’aggiudicazione dell’appalto e la realizzazione delle infrastrutture (M1C1-85, T4-2023; M1C1-97, T4-2024), sono proposte modifiche volte a rimodulare l’obiettivo di riduzione dei tempi in misura pari all’8 per cento per l’anno 2023 e al 10 per cento per il 2024, in ragione di circostanze oggettive tra cui le criticità connesse all’approvvigionamento delle materie prime e alla scarsa disponibilità di manodopera, già impegnata in altri cantieri, che influenzano i tempi di realizzazione dei lavori».
Il caso dei fondi per il dissesto idrogeologico
Ha generato polemiche la scelta di intervenire sui fondi contro il dissesto idrogeologico che secondo i calcoli effettuati dal Consiglio nazionale degli ingegneri porta a un cambio di priorità per quasi 1,3 miliardi di risorse destinate alla difesa del suolo. «È necessario individuare nuovi finanziamenti con celerità – dice Angelo Domenico Perrini, Presidente del Cni –, per garantire l’esecuzione delle opere finalizzate alla protezione del territorio, ma trattandosi di opere sia in fase di programmazione e progettazione che in fase di realizzazione, l’eliminazione, porterà criticità nella gestione contabilità ed amministrativa dei Comuni e degli enti che avevano già impegnato le somme».
Sul punto intervenendo alla Camera Fitto ha tentato di rassicurare i sindaci. «Voglio dire ai sindaci con cui abbiamo parlato e a chi ha immaginato scenari catastrofici» che «non c’è nessuna interruzione» degli interventi del Pnrr. «Le nuove misure individuate» non saranno oggetto di definanziamento e «gli interventi andranno avanti regolarmente», ha rimarcato Fitto definendo «inaccettabile» la «narrativa» sul definanziamento degli interventi del Pnrr.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
