Dall’Upb la stima delle uscite per usare tutti i fondi. Fitto: «Ci stiamo lavorando»
La spesa effettiva «rimane un problema, ma ci stiamo lavorando e nei prossimi mesi si avranno risultati».
Nelle sue comunicazioni di ieri alla Camera, che replicano l’appuntamento tenuto mercoledì al Senato, il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto è tornato sul tema critico sollevato dai tassi, fin qui inferiori alle previsioni, della realizzazione finanziaria del Piano.
A dare la misura numerica del problema, poche ore dopo, è stato l’Ufficio parlamentare di bilancio, che nella sua audizione in commissione Bilancio a Montecitorio sul decreto attuativo della rimodulazione del Pnrr ha aggiornato i calcoli sulla uscite effettiva da realizzare per riuscire a utilizzare in tempo tutte le risorse di Next Generation Eu. Quest’anno il contatore si attesta ora a 42,4 miliardi, sostanzialmente il doppio rispetto ai 21,8 miliardi spesi nel 2023 (se ne attendevano invece 33,8); nel 2025 l’obiettivo salirà ulteriormente a 57,9 miliardi nel 2025, per attestarsi a 49,6 nel 2026, anno finale del Piano.
Sono numeri sfidanti, a voler essere eufemistici, anche se Fitto tiene a ribadire qualche elemento di analisi più ottimista. Nell’ottica del Governo i 21,8 miliardi totalizzati l’anno scorso sono un dato parziale perché «molti interventi devono ancora essere caricati» sul Regis, la piattaforma informatica del ministero dell’Economia che per il titolare del Pnrr deve ancora essere «implementata» in pieno; per un’ampia serie di investimenti infrastrutturali, rimarca poi Fitto, «terminati progetti e gare siamo nella fase di avvio dei cantieri, quindi è immaginabile che quel dato della spesa crescerà nei prossimi mesi».
Le controprove si avranno presto, a partire dalla prossima relazione semestrale che offrirà I dati aggiornati prima della pausa estiva e dell’autunno dedicato alla formazione del nuovo Esecutivo comunitario. La futura edizione della relazione, insieme al Def che la precederà ad aprile, dovrà specificare il profilo annuale e la composizione per voce economica del complesso delle misure del Pnrr e del Piano nazionale complementare. Questo è almeno quanto si aspetta l’Autorità parlamentare dei conti, che a Montecitorio ha sottolineato le «informazioni non esaustive» portate dal decreto Pnrr-quater «sulla destinazione delle nuove risorse e sui definanziamenti operati nell’ambito del Pnrr, che plausibilmente diverranno disponibili in un futuro decreto ministeriale».
Nell’attesa, ci ha pensato lo stesso Ufficio di bilancio a ricostruire minuziosamente la geografia dei ritocchi al Piano, basati su 23,7 miliardi di incrementi di spesa fra Repower Eu e nuove misure Pnrr e 20,8 miliardi di riduzioni fra interventi cancellati e definanziati per trovare coperture alternative nel bilancio nazionale. Il saldo è dato dai 2,9 miliardi di contributi aggiuntivi assicurati da Bruxelles con il Repower.
Nella girandola di finanziamenti che vanno e vengono l’Upb calcola circa 4 miliardi di interventi stralciati e non rifinanziati, fra cui i 900 milioni per l’Alta Velocità ferroviaria Verona-Brennero, 500 milioni per il fotovoltaico e l’industria eolica, 300 milioni per bus elettrici e 700 per la promozione di impianti innovativi per l’energia. Per ricostruire il quadro l’Upb si addentra nella piattaforma Regis, nei fatti anticipando quel lavoro di ricostruzione puntuale che chiede al Governo di dettagliare nei prossimi documenti ufficiali di finanza pubblica.
Fra gli interventi definanziati, si incontrano anche i filoni sanitari cari alle Regioni, su cui gli amministratori territoriali sono tornati a battere ieri nella loro audizione. Il finanziamento alternativo individuato dal Governo nel fondo ordinario dell’edilizia sanitaria, rimarcano, è destinato a interventi già programmati dalle Regioni per i prossimi anni, per cui il trasloco dei fondi agli investimenti ex Pnrr finirebbe per sottrarre risorse ad altri filoni di investimento regionale (la stessa cosa accade ai Comuni con il taglio da quasi due miliardi del fondone per gli investimenti ordinari sul 2027-2029). «Il Governo ci ascolti», ha chiesto in audizione il coordinatore della commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni Marco Alparone.
A preoccupare le Province sono invece i circa 150 milioni di extracosti prodotti dall’inflazione sugli oltre 1.750 interventi nell’edilizia scolastica.
FONTI Gianni Trovati “Enti Locali & Edilizia”
