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Ponte Messina, lavori nel 2024? Scetticismo anche nella maggioranza di governo

 

Il capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio Tommaso Foti parla dei fondi da inserire in Manovra e mette in dubbio che la posa della prima pietra possa avvenire nel 2024 come annunciato dal ministro Salvini

 

Non ci sono solo i detrattori del governo o dell’opera a dubitare che questa volta il Ponte sullo Stretto si faccia davvero, secondo le strette tempistiche annunciate dal ministero delle Infrastrutture Matteo Salvini, che (con il decreto legge n.35/2023) ha riportato in vita il progetto messo l’ultima volta nel cassetto ai tempi del governo Monti nel 2012. Non più tardi di ieri Salvini ha incontrato i vertici della rediviva società dello Stretto di Messina per fare il punto sul progetto, annunciando di aver concordato «un cronoprogramma che prevede impegni e scadenze fitte per i prossimi mesi». Impossibile saperne di più, visto che al Mit rispondono picche a chi chiede di conoscere i dettagli delle scadenze definite. Fatto sta che il ministro non ha certo lesinato annunci sui tempi di messa a terra del progetto. Nel decreto c’è scritto che il progetto esecutivo deve essere approvato entro il 31 luglio 2024 e subito dopo secondo il ministro dovrebbero partire i lavori. «L’obiettivo, dopo 52 anni di parole- ha spiegato oggi Salvini partecipando al Congresso nazionale degli ingegneri a Catania – , è aprire i cantieri nell’estate 2024. Per l’ingegneria e l’industria italiana sarà un’immagine nel mondo con pochi precedenti nella storia repubblicana».

Chiusura cantieri? «Nel 2032», ha ribadito il ministro che però rischia di doversi confrontare con lo scetticismo dei suoi stessi compagni di maggioranza. Un po’ a sorpresa, sono arrivate oggi le parole di capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti che, rispondendo ai giornalisti fuori da Montecitorio, non è sembrato del tutto convinto dalle scadenze indicate da Salvini. «Il Ponte sullo Stretto in manovra? Il ponte in manovra è una spesa d’investimento e quindi penso possa essere una posta di bilancio che riguarda un programma pluriennale. Nel 2024 bisogna vedere, io dubito che» il prossimo anno «saremo già agli appalti». In realtà per il Ponte non dovrebbero servire ulteriori appalti, visto che la scelta del governo inserita nel Dl 35/2023 è stata quella di riesumare i contratti già firmati con il team di Webuild (allora Impregilo) a valle della gara d’appalto vinta nel 2005.

«In genere i soldi servono per la progettazione e per gli appalti, ma servono più per gli appalti, non per la progettazione», sottolinea comunque Foti. E a chi lo interpella sulla previsione di Matteo Salvini della prima pietra nel 2024, risponde: «Allo stato mi pare che non abbiamo un progetto esecutivo, poi io non mi occupo della progettazione. Prudenzialmente posso pensare che nel 2024 ci possa essere il progetto esecutivo».

Sul tema anche l’altro vicepremier Antonio Tajani sembra frenare. «La prima pietra nel 2024? Sono pragmatico – spiega il leader di Forza Italia -. Bisogna essere sempre seri. Ai cittadini bisogna sempre dire la verità, non prenderli in giro, non fare né promesse apocalittiche né analisi distruttive. Stiamo lavorando per realizzare il Ponte, vedremo quali saranno i tempi e gli investimenti che si possono fare in questa manovra». L’opera, aggiunge però il titolare della Farnesina, «si deve fare e si farà perché è un impegno di FI, era una scelta fatta da Silvio Berlusconi e intendiamo realizzarla».

L’aggiornamento del progetto esecutivo, da portare a termine entro il prossimo 31 luglio, servirà anche a quantificare i costi aggiornati dell’opera. Al momento le stime del governo, messe nero su bianco nell’ultimo Allegato Infrastrutture, valutano in 13,5 miliardi il costo del Ponte, cui devono essere aggiunti altri 1,1 miliardi per i collegamenti ferroviari e un’altra cifra (non ancora stimata ma minore) per quelli stradali.

 

 

 

FONTI         Mauro Salerno    “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News