Si può già prevedere che dall’esame dei due documenti – il diniego della Corte e la delibera del Cipess – emergeranno i principali profili problematici
Quello della Corte dei conti non è probabilmente l’unico bastone tra le ruote che rallenterà la realizzazione del Ponte di Messina. In breve la vicenda. Due giorni fa la Corte dei conti ha negato il visto di legittimità alla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipess) del 6 agosto scorso che ha approvato il progetto definitivo di un’infrastruttura ritenuta strategica dal Governo, peraltro già prevista da una norma del 1971. L’effetto immediato è dunque che la delibera non è efficace e non potranno essere compiuti i passi successivi previsti dal Dl 35/2023 che ha riavviato e ridefinito le procedure per la realizzazione dell’opera.
In particolare la società Stretto di Messina Spa, concessionaria incaricata della costruzione ponte a un’unica campata più lungo del mondo, non può avviare gli espropri, predisporre e approvare il progetto esecutivo. Non possono essere neppure cantierizzate le opere preliminari.
Il Consiglio dei ministri può superare lo stallo della mancata registrazione adottando una delibera che la Corte dei conti potrà avallare oppure, qualora non ritenga superate le ragioni del diniego di visto, registrare con riserva, dandone comunicazione al Parlamento. A quel punto la delibera è esecutiva (e costituisce atto impugnabile) e il Parlamento potrebbe tutt’al più censurare il Governo sotto il profilo politico.
Non sono ancora noti i motivi del diniego del visto della Corte dei conti, ma sembra che i rilievi riguardino sia aspetti prettamente procedurali, relativi cioè alla catena di atti da acquisire nel corso dell’istruttoria indicati nel Dl 35/2023, sia aspetti di sostanza riferiti anche al rispetto della normativa europea. Tuttavia, si può già prevedere che dall’esame dei due documenti – il diniego della Corte e la delibera del Cipess – emergeranno i principali profili problematici che, qualora intervenga la registrazione con riserva, potranno essere utilizzati nei prevedibili ricorsi al giudice amministrativo esperibili nei confronti della delibera del Cipess.
È probabile infatti che associazioni ambientaliste, eventuali enti locali contrari all’opera, proprietari espropriati siano già in allerta per difendere i propri interessi in tutte le sedi. Ove emergessero elementi di danno non sono da escludere esposti alla Corte dei conti che, tramite la propria procura, potrebbe quanto meno aprire un’istruttoria. Tutto questo non deve stupire perché, non solo in Italia, non c’è grande opera pubblica che non venga contestata. Ma questo è il bello (o il brutto) della democrazia, come dimostra il confronto tra i venti anni che sono stati necessari per la costruzione del Terminal 5 di Heathrow e i cinque anni impiegati per la costruzione dell’aeroporto di Pechino Daxing.
FONTI Marcello Clarich “Enti Locali & Edilizia”
